Champions League: batosta di Barcellona, è una Juventus ancora senza identità

Pubblicato il autore: Giacomo Garbisa

Massimiliano Allegri in conferenza stampa prima di Barcellona- Juventus. Uefa Champions League

La dolce illusione dei primi 45′ si è scontrata contro la cruda realtà dei secondi 45′. Perché dopo la prima metà della sfida del “Camp Nou” un dolce pensiero era stato fatto. Invece la rete allo scadere del primo tempo di Lionel Messi ha fatto crollare il castello di illusioni del popolo juventino. Non tanto per l’immediato svantaggio, perché un gol con tutto il secondo tempo davanti è recuperabile, quanto perché quella rete ha disintegrato le certezze della Juventus nell’esordio della Champions League 2017-2018.

Barcellona come Cardiff, tante le analogie fra il triste commiato della finale col Real Madrid (4-1) e l’ancor più brusco risveglio al Camp Nou (3-0). Contro un Barcellona che, onestamente, non è più un “schiacciasassi” ma ha un fenomeno di assoluta grandezza che risponde al nome di Messi che, da solo, ha schiantato la (imbarazzante) difesa bianconera.

Una sconfitta contro il Barcellona in trasferta, all’esordio in Champions, a inizio stagione e con una lista lunga di assenze (Chiellini, Khedira, Mandzukic, Marchisio, Howedes, Cuadrado) ci può stare, ma il crollo verticale del secondo tempo e la mancanza di identità emersa nella ripresa sono meno comprensibili. E richiederanno un’analisi interna. Forse aver preso una scoppola proprio all’esordio di Champions League può essere salutare, ma alcuni segnali dalla nottataccia catalana non sono incoraggianti.

Il tweet di Massimiliano Allegri, nella sua semplicità, è assai esaustivo. Ma la domanda è: “perché si sono sbagliate le cose semplici?“. E soprattutto, perché negli appuntamenti che contano i big (Higuain e Dybala su tutti) non lasciano il segno? Anzi, la reazione del centravanti argentino a fine partita (l’uscita con il presunto gestaccio al pubblico blaugrana) e le parole dello stesso Allegri (“Ha iniziato bene, ma deve stare più sereno quando gioca queste partite. Abbassa la testa, ma deve restare in equilibrio e sfruttare la forza mentale“) lasciano pensare che, al di là degli evidenti limiti tecnici di questa Juventus, il problema sia anche di testa.

Tecnicamente, presentarsi a casa del Barcellona con la coppia di terzini De Sciglio titolare e Sturaro subentrante è alquanto discutibile, come la prestazione di Benatia ormai lontano parente di quello che aveva stregato il Bayern Monaco ai tempi della Roma (se anche Giuseppe Marotta alla vigilia del Chievo arriva a dire… “Non sta vivendo forse il suo miglior periodo, ma è senza dubbio un calciatore affidabile” qualche problemino dev’esserci…). Niente da ridire invece sulla scelta Bentancur: l’uruguaiano è giovane, deve crescere e deve farlo anche attraverso partite complicate come quella di Barcellona. Di sicuro l’ha steccata, complice anche il giallo al 30′ che ne ha condizionato lo spirito aggressivo, ma Allegri crede nell’ex Boca ed è giusto l’abbia schierato. Bentancur merita fiducia.

Chi invece ha “tradito” è il trio d’attacco: Paulo Dybala ha dimostrato (una volta di più) che il paragone con Messi per il momento è azzardato e rischioso perché il novello numero 10 bianconero fa la differenza in Italia, mentre in Europa (a parte qualche lampo come l’anno scorso proprio col Barcellona) non ha costanza; per Higuain vale lo stesso discorso del connazionale con l’aggravante che, a quasi 30 anni, la maturità internazionale dovrebbe consentirgli di sopperire a certi limiti anche caratteriali come ha detto fra le righe Allegri; e poi Douglas Costa arrivato in estate per far fare il salto di qualità ma, dopo cinque gare ufficiali, ancora un punto di domanda. Per questi motivi la Juventus è ancora alla ricerca di identità, ma deve fare in fretta a trovarla

  •  
  •   
  •  
  •  
  •   
  •