Inter, Chivu: “All’Inter manca una persona come Moratti. A Madrid fumai una sigaretta a fine partita”

Pubblicato il autore: Giuseppe Segui


Cristian Chivu, giocatore rumeno dell’Inter dal 2007 al 2013, è uno degli eroi del triplete 2010. Il terzino sinistro  giocò da titolare la finale di Madrid del 22 maggio 2010 con il famoso casco protettivo, indossato per via della frattura del cranio causata da uno scontro di gioco in Inter-Chievo  il 6 gennaio dello stesso anno. Chivu ha parlato nel corso della trasmissione Tutti convocati su Radio 24 proprio di quella notte da sogno e di tanti altri argomenti:
non è facile trovare la serenità prima delle finali. Ad impaurirti è il fatto di poter perdere e devi levartelo dalla mente. Sai di aver raggiunto un grosso traguardo , ma non ancora l’hai conquistato del tutto. Arrivare in finale per poi perderla… La notte prima è un misto di emozioni, l’allenatore e lo staff provano a darti tutti i dati necessari per andare in campo e vincere, ma siccome il calcio non è un dato di fatto hai anche paura di perderla e quindi nella tua testa girano mille cose. In campo non ho avuto mai la sensazione di non potercela fare, avevamo fatto tutto e più di quello che avevamo preparato.   Prima della partita Mourinho trasmetteva molta serenità ma all’intervallo era un po’ incazzato perché giocavamo troppo bene ed eravamo più offensivi del solito. Prima della partiva parlava sempre un giocatore e lo sceglieva l’allenatore. Quella persona trasmetteva qualcosa , ma non mi ricordo chi parlò prima della finale . Secondo me fu Eto’o . Al fischio finale sono scappato nello spogliatoio per fumare una sigaretta! Per me veniva dopo l’incidente del 6 gennaio 2010 e quattro mesi dopo ero in campo nella finale di Champions. Per questo la prima cosa che mi è venuta in mente è correre nello spogliatoio a fumare. A Barcellona ho preso tanti fischi come mai in vita mia. Mourinho si avvicinò prima della ripresa per darmi gli ultimi dettagli chiedendomi di giocare ala sinistra al posto dell’infortunato Pandev e se ci fossero problemi. Ma io avrei fatto anche il portiere, c’era un grande spirito di sacrificio da parte di tutti. Nel percorso verso Madrid ci sono stati mille fattori che hanno influito sul rendimento della squadra. Tutti parlano del Chelsea come svolta , ma la trasferta di Kiev col coltello in bocca e abbiamo vinto all’ultimo minuto. Perdendo saremmo stati fuori. Ci sono episodi che girano bene in stagione ma non hai mai la certezza di arrivare in finale e vincere. Ma quando sei lì ci provi fino in fondo. Dopo la partita di Barcellona eravamo consapevoli di aver reso felici migliaia di persone, un regalo che i tifosi interisti aspettavano da tanto tempo e che significa tanto anche per noi. Tutt’ora quando vai in giro per Milano c’è gente che ti ringrazia e ti stringe la mano per avergli regalato una gioia che vale la vita. Ronaldo ? Per marcarlo dovevi sperare che non fosse in giornata, era pazzesco e faceva cose con il pallone a quella velocità senza eguali, ancora non l’ho mai visto uno così. Le milanesi in mano ai cinesi? Mancano persone come Moratti, Berlusconi e Sensi a Roma, gente che metteva il cuore e teneva alla squadra. Oggi hanno tutti proprietà straniere. Spalletti? La scelta migliore da fare, dopo questi anni negativi è l’uomo giusto. Nello spogliatoio è molto pignolo, in campo lavora molto, prepara la partita come pochi e ti insegna tanto”

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