Juve, e adesso fuori il carattere!

Pubblicato il autore: Alessandro La Fauci


Nuova Champions, solito blackout. La Juve vista ieri contro il Barcellona ha molto a che fare con quella andata in scena il tre Giugno a Cardiff.Nonostante gli effettivi in campo e la posta in gioco erano decisamente diversi, ha di fatto giocato un tempo su due.
Primo tempo ok, secondo tempo da dimenticare.

Proprio quando Cardiff sembrava avesse smesso d’influenzare la regolarità del sonno o la lucidità dei discorsi del popolo bianconero e proprio quando il campionato iniziava a restituire quella serenità, che tra Bonucci e sfottò vari, sembrava andata un po’ persa, ecco che torna la Champions, ecco che tornano le spagnole e soprattutto ecco un nuovo blackout. Certo, perdere a Barcellona, nella tana di Leo Messi, ci sta.Non ci sta, semmai, che la Juve certe partite le gioca a metà, o meglio, a tratti non le gioca per niente. Ok, qualche assenza e il fatto di aver schierato quattro nuovi acquisti ha in qualche modo influito sul tre a zero finale.

Eppure è successo di nuovo.La Juve spesso, nella notte che conta, gioca un tempo su due.
È successo in finale a Berlino dove, dopo l’uno a zero, solo un super Buffon riuscì a tenerla a galla, ed è successo ancora l’anno dopo, contro il Bayern, quando rinunciò a giocare il primo tempo in casa, ed è successo ancora a Cardiff dove ilReal, nel secondo tempo, l’ha letteralmente massacrata.

Una grande squadra in certe partite deve saper reagire, deve saper rispondere agli attacchi e soprattutto deve restare in partita, sempre e comunque.La Juve non può pensare di scendere in campo e comandare sempre dall’inizio alla fine.Il grande boxer non è quello che non le prende mai, non prenderle a certi livelli è impossibile, ma è quello che va a terra per ultimo.Certe partite, specie le finali ma anche un più semplice Barça-Juve ai gironi, le vince chi ne ha di più, chi cede per ultimo.

E invece no, invece troppe volte le è bastato un goal, le è bastato andare sotto per uscire dalla partita e questo, se ti chiami Juve, non puoi permettertelo.Lo devi alla tua storia, a quella tradizione e a quel motto che ti dice di non mollare mai #FinoAllaFine perché, si sa, vincere è l’unica cosa che conta.
La Juve di oggi, al contrario, sembra uno squadrone senza anima, una squadra qualitativamente eccelsa ma con seri limiti caratteriali, una squadra abile nel far la voce grossa con le piccole o con chi crede di poter dominare ma che, spesso, si scioglie come neve al sole quando il gioco si fa duro per davvero.
Le colpe? Le colpe in questi casi sono di tutti e di nessuno, tantomeno di Mister Allegri e società considerando l’eccellenza del lavoro svolto in questi anni.
Le cause?Beh, negli anni hanno cambiato molto e questo di certo non aiuta a creare quelle certezze e quall’alchimia che poi ti servono per affrontare certe partite con il giusto approccio.
Basta pensare che Piqué, Iniesta e Messi, a Barcellona, ci giocano da una vita. Stesso discorso vale a Madrid per Ramos, Modric e Ronaldo.

Questa Juve ha però ampi margini di crescita, al contrario delle spagnole che vivono il loro momento migliore. Messi e Ronaldo non sono eterni e Dybala può solo migliorare.Inoltre non vanno dimenticati i trionfi della società bianconera che resta una delle realtà più solide del panorama calcistico a livello mondiale.In fondo ha ragione Allegri quando dice che probabilmente per capire quanto grandi ed eroiche siano state le gesta di questo gruppo bisognerà aspettare una decina d’anni.
Detto questo se la Juve vuole provare a strappare il biglietto per la finalissima di Kiev, questa squadra deve sto, stornare ad essere un gruppo e a metterci il cuore l’anima sempre e comunque perché, come dice Antonio Conte, nel calcio servono tre ingredienti: Testa, Cuore e Gambe, in quest’ordine, tutt’e tre!

 

  •  
  •   
  •  
  •  
  •   
  •  
Tags: