Juventus, Domenico Marocchino: “Higuain non è in crisi. Ma il vero indispensabile per la Juve è Mandzukic”

Pubblicato il autore: Davide Martini Segui


La Juventus 2017-2018 non difetta certo di giocatori offensivi. Alla voce esterni, in particolare, Max Allegri ha un’abbondanza tale da creare dei casi involontari ad ogni esclusione. Senza pensare a Gonzalo Higuain e al suo transitorio momento di difficoltà, ci si concentri sulla lunga anticamera cui stanno andando incontro Douglas Costa e Federico Bernardeschi, costretti a fare i conti con l’ottimo stato di forma di Juan Cuadrado e Mario Mandzukic, allo stato attuale veri indispensabili per la Signora.

E allora chi meglio di Domenico Marocchino, dall’alto del proprio affetto per la causa bianconera e della propria preparazione tecnica, può inquadrare il momento della Juventus, giunta quasi al termine del primo lungo ciclo di partite ravvicinate tra campionato e Coppa?

Il derby ha mostrato il lato più bello dei campioni d’Italia, dominanti e autoritari fin dall’inizio come spesso succede in campionato e quasi sempre allo Stadium. Marocchino ne ha parlato durante la seconda puntata di “Calcio Zebrato”, in onda ogni martedì su Rete NeTVision dalle 18.30 alle 19.30:

“Quanto ci ha messo del proprio il Toro nella sconfitta? Nel calcio e non solo non ci sono mai verità assolute. Il Torino ha mostrato un agonismo eccessivo, sono arrivati troppo carichi e nervosi, ma la Juve ha offerto davvero una gran prestazione, senza un paio di interventi di Sirigu il risultato sarebbe stato ancora più largo. Io credo che l’espulsione di Baselli abbia facilitato”.

Le partite ravvicinate attirano l’argomento del turnover. Come detto, davanti c’è abbondanza, anche se un indispensabile sembra già essere stato individuato. Quanto al centrocampo, Marocchino non esclude un cambio di modulo in certe occasioni: “Mandzukic ha tecnica e fisicità, è un giocatore cui si rinuncia molto difficilmente. Rispetto a Higuain può fare più ruoli: l’ideale sarebbe se l’argentino si adattasse anche a fare l’esterno. A centrocampo al momento Pjanic e Matuidi offrono ottime garanzie insieme, ma penso ci sarà spazio per tutti. Contro quelle 5-6 squadre di grande spessore si potrebbe anche passare al centrocampo a tre che darebbe solidità alla squadra”.

Laddove qualcosa non funziona è sulla fascia destra. Tra scelte (Lichtsteiner fuori lista in Champions) e sfortuna (De Sciglio e Howedes out), in Europa è stato necessario riciclare Barzagli: “Io sono un allegriano convinto, in tre anni credo abbia fatto qualcosa di stratosferico – asserisce Marocchino – Ma la scelta di escludere Lichtsteiner dalla lista Champions è stata l’unica che non mi ha convinto. Forse è stato preferito Asamoah perché può fare due ruoli, il centrocampista oltre all’esterno sinistro, ma quando lo svizzero è in campo si sente”.

Chiedere la terza finale di Champions in quattro anni sarebbe ingeneroso a una squadra che in tre anni ha sbagliato in Europa ben poche partite e che all’intervallo a Cardiff sembrava avere in pugno la situazione. Il sogno però è sempre quello, sebbene la storia del club spinga a pensare a una sorta di maledizione per le finali. Marocchino dice la propria dall’alto dell’esperienza di chi ha vissuto la beffa più amara:

“Le finali? La finale più brutta da perdere è stata quella di Atene perché il gap tecnico era enorme, forse ci è mancata la fisicità di Furino, ma nessuno potrà mai dirlo con certezza. La Juve è identificata come la squadra dominante in Italia, nelle finali europee c’è sempre stata anche sfortuna, penso a quella contro il Real persa anche per un gol in fuorigioco: comunque non dimentichiamo che contando tutte le Coppe, Champions incluse, la Juve ha un palmares ricchissimo”.

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