Anna Frank, in Germania la vergogna continua

Pubblicato il autore: Emmanuele Sorrentino Segui

Anna Frank: in Germania la vergogna continua…

In Italia non si è parlato d’altro: gli adesivi di Anna Frank con la maglia della Roma, con i quali alcuni pseudo-tifosi della Lazio hanno tappezzato la Curva di loro competenza. L’argomento in questione è stato accompagnato da critiche e prese di posizione a destra e a manca, tra minacce di condanne esemplari e gesti forzati o forzosi che ne scaturiscono, vedasi la “sceneggiata” di Lotito, o almeno qualificata tale dallo stesso.
Anna Frank è ancora al centro di sfottò tremendamente offensivi ed oltraggiosi della storia e della cultura di quel popolo per anni deriso ed emarginato.
L’ultima notizia shock proviene dalla Germania perbenista, in una città, Dusseldorf che è stata tappezzata di adesivi da parte di chi ha deciso di prendere scioccamente ad esempio l’iniziativa della piccolissima frangia degli innominabili “colleghi” biancocelesti. Il tutto a mo’ di sfottò, anche se è forzato chiamarlo tale, nei confronti di una squadra avversaria. Ebbene sì, stavolta la sfortunata e torturata Anna Frank veste la maglietta dello Schalke 04, continuando questa orribile tradizione che non è per niente ironica.
A quanto pare, come riportato da un blog tedesco, alcuni pseudo tifosi del Borussia Dortmund, di estrema frangia neonazi, ha deciso di dare un seguito a questa terrificante “tradizione”, addirittura promossa e diffusa via social da uno di questi, con tanto di indicazioni circa il luogo e le modalità per reperire l’angusto articolo e, all’uopo, per diffonderlo, perché no, nei luoghi difficilmente raggiungibili.
E tutto questo si consuma in netta violazione con la normativa attualmente in vigore: infatti, l’ordinamento giuridico tedesco, apparso allo stato decisamente più al passo coi tempi rispetto agli altri, detta norme che prevedono taluni obblighi specifici nei confronti del reo in simili circostanze. Disposizioni che prevedono in primis l’obbligo di cancellare qualsiasi testo social contenente messaggi discriminatori nonché incitanti all’odio, nella specie, razziale. E il tutto in un apparato giurisdizionale che punisce severamente e con il massimo della pena tutte le fattispecie criminose aventi ad oggetti l’antisemitismo tout court, disponendo, laddove possibile, persino l’obbligo di rimuovere le frasi, gli emblemi o i simboli che inneggiano alla Shoah.
Ciononostante, si verificano ancora oggi questi episodi poco edificanti e offensivi nei confronti della storia in generale. A nulla sono valsi i proclami, le promesse e la minacciata adozione di provvedimenti sanzionatori di natura penale e/o sportiva. Resta purtroppo questa devastante piaga sociale che attraversa trasversalmente uomini di diverse età e condizioni sociali, aventi nazionalità, cultura e tradizioni diametralmente opposte. Accomunati dal terrificante desiderio di dare uno schiaffo, deciso, alla storia e ad un popolo che, inerme, subisce.

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