Crisi Chelsea, lascia a sorpresa il direttore tecnico. Il retroscena sui rapporti di forza in casa Blues e il ruolo di Conte

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Crisi Chelsea
Segna ancora aria di tempesta il barometro in casa Chelsea, che sta attraversando attualmente un periodo di crisi se vogliamo essere catastrofisti, di nervosismo pronto a deflagrare da un momento all’altro qualora volessimo rimanere più cauti. Se la classifica di Premier League, dopo undici giornate, segna un arretramento rispetto all’anno precedente con 9 punti di distacco dalla capolista (un anno fa il Chelsea si trovava al secondo posto a 25 punti, uno in meno del Liverpool in testa) e la minore quantità di reti segnate tra le prime sei (tra cui le due di Manchester, il Tottenham, il Liverpool e l’Arsenal), la squadra di Antonio Conte soffre ulteriormente in Champions: nonostante il secondo posto nel suo gruppo nella fase a gironi, la recente batosta contro la Roma con il 3-0 incassato ha contribuito a rendere più tesa l’atmosfera tra i Blues.
Se la recente vittoria in Premier contro il Manchester City di Mourinho ha allungato la vita di Conte al Chelsea (ma non gli ha risparmiato le critiche per aver estromesso David Luiz, giocatore prediletto da Abramovich), arriva oggi un’altra tegola che mina quella pace armata che la squadra del magnate russo era riuscita a conquistare sul campo domenica a Stamford Bridge.

Crisi Chelsea: l’uscita di Emenalo ridefinisce i rapporti nel club

Michael Emenalo ha infatti deciso di dimettersi dal ruolo di direttore tecnico, incarico che ricopriva dal 2007. Pedina importante per Abramovich all’interno di quel Chelsea che negli ultimi anni è riuscito anche a conquistare la sua prima Champions League, il nigeriano in un comunicato ufficiale non ha nascosto il fatto che seppure non facile, questa decisione “era la cosa giusta da fare per me, la mia famiglia e il team“. Non è chiaro se Emenalo sarà ancora parte integrante del Chelsea, magari in un altro ruolo, considerando le parole sibilline dell’amministratrice delegata Marina Granovskaia (“Stiamo rivedendo la nostra struttura manageriale, e Michael farà parte di questo processo“): sta di fatto che l’ex dt era la cinghia di trasmissione tra Conte e un management sentito dal tecnico leccese sempre più distante e incapace di assecondare i propri desiderata. Ma pare i rapporti si stessero ulteriormente deteriorando.

Emenalo, con un passato da calciatore e nazionale del suo Paese (si è visto anche al Mondiale 1994) si occupava di scouting e supervisionava l’acclamata academy del club: assieme alla potente Granovskaia, la zarina dei contratti e delle negoziazioni al Chelsea (nonchè deus ex machina dell’affare monstre siglato con la Nike), ha esercitato un forte ascendente sulle scelte tecniche del club, collaborando sul campo da gioco con Antonio Conte e coadiuvandolo con la scelta degli obiettivi di mercato, come nel caso di N’Golo Kante, uno degli acquisti più felici dell’ex tecnico bianconero nella sua avventura inglese.
Emenalo però ha dovuto fronteggiare una serie di critiche piovute soprattutto da una tifoseria con cui non c’è mai stato un ottimo feeling: paga l’aver sostituito una colonna dei Blues come Ray Wilkins nel ruolo di vice dell’allora allenatore Carlo Ancelotti ed essere parte integrante del ricorso disinvolto e spesso eccessivo ai prestiti attuato dal club, ma non solo.
I recenti obiettivi falliti che rispondono ai nomi di Romelu Lukaku, poi passato al Manchester United, Alex Oxlade-Chamberlain (andato al Liverpool), Ross Barkley (rimasto all’Everton dopo un fulmineo ripensamento), Alex Sandro che non si smosse da Torino e lo smacco di Fernando Llorente (al Tottenham, nonostante la volontà di Conte di allenare di nuovo l’attaccante spagnolo) hanno segnato un arretramento nella capacità del Chelsea di essere incisivo nel mercato.
Per il club di Abramovich il tempo delle vacche grasse sembra finito, ed ora la priorità è bilanciare le entrate con le uscite, facendo leva anche sui consueti prestiti. Il duo Granovskaia-Emenalo, perciò, voleva cambiare i connotati alla politica del calciomercato in casa Blues, puntando alla sostenibilità finanziaria e privilegiando negli obiettivi i giocatori giovani da far crescere, mentre Conte punta normalmente a chi ha più esperienza: tanto è vero che questa estate il tecnico desiderava portare in squadra degli over 30 come Bonucci, Candreva o Mertens.
Molti giovani come Nathan Ake e Nathaniel Chalobah, tra l’altro, non hanno trovato spazio nel Chelsea concepito da Conte, e di conseguenza hanno espresso la volontà di cercare altri lidi dove potersi esprimere (il primo al Bournemouth, il secondo al Watford).
La crisi del Chelsea, che sia sotterranea o che esploda da un momento all’altro, risiede anche (soprattutto?) in questo punto: il mercato e il modo di concepirlo. Dopo una sessione estiva non esaltante e un nuovo corso più prudente di un club che in passato aveva il portafoglio a fisarmonica (come quello attualmente in possesso al PSG), forse era inevitabile che la linea di comando Granovskaia-Emenalo-Conte si rompesse, a spese di un membro di questo tridente d’attacco. Blindata la posizione della influente ad, restavano in questo mexican standoff il dt e il tecnico, che vive praticamente alla giornata. Conte per ora è salvo ma fino a quando, considerando il fatto che il suo contratto è stato sì rafforzato dal punto di vista economico, ma non allungato?

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