Italia, chi ci perde davvero siamo solo noi appassionati di calcio

Pubblicato il autore: Andrea Gravina Segui


Partiamo da un presupposto tanto fondamentale quanto abbastanza scontato: nella vita di tutti i giorni, specie nel nostro beneamato Paese, ci sono problemi ben più gravi che ci affliggono in diversi settori e in fin dei conti qui non è morto nessuno.
Fa male però e tanto non vedere l’Italia calcistica sul palcoscenico più importante che ci sia come il Mondiale, in primis proprio a chi sta scrivendo quest’articolo che mai lontanamente si sarebbe sognato di farlo.

Chi ha perso davvero siamo noi tutti appassionati ed amanti del calcio, dai ragazzi del nuovo millennio ai più avanti con l’età.
In una nazione, la nostra, dove il pallone rotola ad ogni angolo delle strade, dove se ne parla in qualsiasi bar che va dalla più remota provincia italiana alla più grande ed importante metropoli, dove quotidianamente tanti giovani organizzano con grande scrupolosità partite amatoriali, competizioni, tornei e chi più ne ha più ne metta per il puro spirito di divertirsi e stare insieme.
Si, perché il calcio, quello vero fatto dalla gente comune e per bene da noi unisce più di ogni altra cosa, soprattutto quando c’è la Nazionale e lo ha fatto sempre sia nei momenti più gloriosi sia nei momenti più bui; commovente e da brividi ieri sera l’abbraccio di un San Siro gremito che ha incoraggiato gli azzurri dal primo all’ultimo minuto.

Ecco la vera sconfitta dove risiede, negli amici che non potranno riunirsi quest’estate davanti al televisore per gioire o piangere insieme delle gesta dei nostri calciatori, per chi magari aveva sognato di andarli a vedere dal vivo questi Mondiali per la prima volta e non potrà farlo, per i nostri connazionali sparsi nel Mondo che fieri rivendicano la loro appartenenza al Belpaese.
Aldilà di tutti i tatticismi che si possono discutere e delle scelte di Ventura e Tavecchio, della mancanza attuale di talenti nel nostro movimento sportivo o la presenza massiccia di stranieri nella nostra serie A, di cui si è detto tanto e non sempre in maniera corretta ed oggettiva.
Questa è la vera Apocalisse, l’anno zero per tutti noi calciofili.
Nessuna sfilata di auto festose di tricolori e festeggiamenti in piazza, nessuna bandiera appesa ai nostri balconi e niente maxischermi, nessuna attesa e quel sano pathos che prima di ogni partita assaliva il tifoso della Nazionale nelle torride estati italiane.
Ma siamo l‘Italia 4 volte campione del Mondo, abbiamo il dovere di rialzarci e ricostruire per bene il nostro calcio, perchè siamo italiani e gli italiani non sono mai domi.

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