Italia, i troppi stranieri nel campionato sono davvero i responsabili?

Pubblicato il autore: Yuri Lo Stuto Segui


Archiviata la delusione dell’eliminazione dai prossimi mondiali è tempo di porre le dovute considerazioni sul come si è arrivati al punto più basso del calcio italiano. Mentre si sta discutendo proprio in questo momento su chi potrà essere il successore di Gian Piero Ventura sulla panchina azzurra (in pole ci sono Ancelotti, Conte e Allegri), sui social impazza il dibattito riguardo un tema comune in Italia: i troppi stranieri che affollano il calcio, dalle primavere, passando per i campionati dilettantistici fino ai vertici della Serie A. Molto spesso si è discusso riguardo l’importazione di calciatori provenienti dall’estero che hanno oscurato molte promesse italiane, che poi sono state cedute in squadre minori per poi perdersi, senza avere al proprio fianco dei compagni esperti che sapessero guidarli.

Tuttavia non è pienamente sposabile la teoria del tracollo italiano imputabile all’ingresso di calciatori stranieri: infatti in Premier League i giocatori inglesi sono davvero una quantità esigua, se paragonata al numero di calciatori stranieri che affollano il massimo campionato d’oltremanica. Però il girone di qualificazione l’Inghilterra lo ha passato agevolmente. Quindi se si segue il percorso tracciato dall’Inghilterra la teoria dei troppi stranieri in Italia non regge, il problema va ricercato nelle profondità della questione: da quando è stato eletto Tavecchio in Lega, sono state effettuate delle riforme per quanto riguarda i campionati minori, dalla Lega Pro (ora Serie C) alla Serie B, con un nuovo sistema di playoff e playout, senza però apportare alcunché in Serie A. L’unica riforma effettuata nel massimo campionato italiano è quella riguardante il numero di calciatori italiani, quattro, provenienti dal vivaio da inserire nell’elenco delle rose, che le società hanno risolto aggiungendo solamente due portieri giovani, riuscendo così a creare una sorta di “scappatoia” per tutelare i propri interessi. Eppure un cambiamento in Serie A era la prima mossa da effettuare prima di apportare modifiche nei campionati inferiori, per risollevare le sorti di un calcio in Italia allo sbando totale.

E’ proprio tutto il sistema che non funziona più, è necessario cambiare tutto, non inserendo riforme poco per volta. Questo è l’anno zero, dal quale si deve ripartire per rifondare il calcio italiano partendo dalle macerie. Innanzitutto bisogna iniziare a garantire un futuro alle giovani promesse del calcio primaverile, inserendoli gradualmente in contesti più importanti opportunamente affiancati da calciatori esperti e costantemente monitorati da allenatori competenti in modo che possano sbocciare definitivamente, come accade già da tempo in Germania.
Nel 2006 dopo la sconfitta in semifinale contro l’Italia stessa, la nazionale tedesca sembrava in declino, ma poi si è ripresa andando a ricostruirsi passo dopo passo. Il contrario si è verificato in Italia, dove dal 2006 si ha assistito ad un costante declino causato dalla mancanza di coraggio del voler cambiare.

Inoltre negli altri Paesi se una giovane promessa viene considerata forte ed in grado di competere con le scelte dell’allenatore, viene inserita a 20 anni in campo in palcoscenici di tutto valore, mentre in Italia verrebbe ceduta in una squadra di livello inferiore per poi scomparire dai radar. Raramente un giovane calciatore in Italia viene inserito in prima squadra e ciò non accade, mediamente, prima dei 24 anni, età in cui un giocatore dovrebbe essere considerato maturo. I giocatori hanno bisogno di crescere ed essere assistiti in modo adeguato e gli allenatori devono essere più autorevoli e devono seguire in misura minore le critiche mosse dai social, come nel caso di Vincenzo Montella che veniva criticato aspramente perché schierava il giovane Patrick Cutrone al posto di André Silva e Kalinic, sfruttando la verve del ragazzo ed il suo brillante stato di forma, particolarità che se abbinate alle sue doti tecniche formano un perfetto connubio.
Serve una svolta decisiva verso il nuovo che avanza, così non si può proseguire se si vuole davvero riportare il calcio italiano ai vertici, la strada è lunga ma bisogna pur intraprenderla prima o poi se non si vuole continuare la corsa su un binario morto.

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