Italia, un’avVentura iniziata male e finita peggio. Cronaca di un disastro annunciato

Pubblicato il autore: Yuri Lo Stuto Segui


E’ finita. Male per l’Italia, in trionfo per la Svezia. Non ci sono alibi, perché una nazionale come la nostra, 4 volte campione del mondo non può e soprattutto non deve permettersi di rimanere a casa da Russia 2018. E’ vero che ieri sera l’Italia è stata sfortunata, scontrandosi contro il muro giallo svedese, che l’arbitro non ha assegnato due rigori agli azzurri. Si può recriminare sul palo colpito da Darmian all’andata in Svezia, ma non è ammissibile che in un doppio confronto contro una nazionale modesta come la Svezia, l’Italia non sia in grado di realizzare neanche una rete. Proprio non è concepibile che la nazionale che un tempo era stata di Piola, Meazza, Boninsegna, Rivera, Mazzola, per citarne alcuni, perché la lista sarebbe troppo lunga, sia ridotta in questo stato. Non qualificarsi per i prossimi mondiali è un duro colpo per tutti noi italiani, ed è una, anzi LA, sconfitta di tutti, non solo dell’allenatore Ventura.

Fa male anche pensare al fatto che per la seconda volta al mondiale in Russia non ci saranno gli azzurri che hanno fatto la storia di questa competizione che ogni 4 anni allieta l’estate di un tifoso italiano comune. Fa male pensare che era una partita abbordabile sulla carta e venire eliminati da una nazionale che sicuramente di è meritata il passaggio del turno, ma che era assolutamente battibile. Resta il rammarico nel sentire le parole di Gigi Buffon, che in lacrime si è presentato ai microfoni confermando il suo ritiro dalla nazionale, dopo 20 anni ad aver difeso la porta azzurra ci lascia uno dei più grandi portieri della storia. Avrebbe meritato un addio migliore, come Andrea Barzagli, anche lui campione del mondo 2006, il quale lascia il suo posto di centrale di difesa a nuove generazioni. Inoltre lascia l’amaro in bocca sentire le parole di Del Piero che nel post-partita su Sky rilascia dichiarazioni pesanti sul tecnico Ventura, definito l’artefice della disfatta azzurra, facendo eco a ciò che aveva affermato Pirlo nei giorni scorsi, criticando lo stesso ct che aveva criticato l’arbitraggio di Svezia-Italia, nonostante gli azzurri non abbiano creato importanti occasioni per riuscire a pareggiare i conti, almeno. Oppure le dichiarazioni di Paolo Cannavaro, che senza freni accusa il calcio italiano reo di aver importato dall’estero giocatori stranieri che hanno oscurato giovani talenti promettenti.

Purtroppo ora è troppo semplice addossare le colpe a qualcuno però, questo è il momento buono per porre le dovute considerazioni. Innanzitutto fin dal sorteggio del girone di qualificazione si era capito che l’Italia sarebbe arrivata quantomeno seconda dietro alla Spagna, però a far storcere il naso ai tifosi azzurri è il modo con cui si è arrivati: contro la Macedonia e l’Albania abbiamo sofferto molto rischiando anche di perdere, contro Israele è stato lo stesso, per non parlare dell’amara figura fatta al Bernabeu di Madrid. Si può perdere ma non in quel modo. L’Italia di Conte all’Europeo ha battuto la Spagna 2-0, e la formazione era quasi la stessa, fatta eccezione per alcuni interpreti. Comunque si sapeva fin dall’inizio che accedere ai mondiali sarebbe stato complicato, è innegabile che era molto temuto il playoff anche prima che iniziasse il girone, perché l’addio di Conte avrebbe portato via la forza della coesione, della voglia di stare insieme come in una famiglia. Ed infatti i pronostici sono stati rispettati in pieno, ed ecco che l’Italia viene eliminata dalla Svezia, senza un campione come Ibrahimovic, infortunato.
Poi la scelta sconsiderata di non inserire un giocatore come Insigne è tutta da capire, così come El Shaarawy che ha giocato gli ultimi minuti quando orami la situazione era compromessa, così come Bernardeschi inserito in una posizione discutibile, Belotti che è entrato al posto di Gabbiadini che sicuramente avrebbe meritato più spazio nel corso della qualificazione, Florenzi che non sapeva da che parte muoversi in campo.
Sono tanti gli interrogativi che fanno riflettere, ma ora è troppo tardi.

Inoltre lo sfogo di De Rossi in panchina durante la partita è stata la fotografia perfetta della situazione della nazionale italiana: non c’è stata coesione nel gruppo, è mancata la voglia di sacrificarsi, all’interno dello spogliatoio si vociferava di una spaccatura tra allenatore e giocatori e da quanto si è potuto constatare non è soltanto un’ipotesi. Inoltre dalla sfida spagnola a questa parte si è potuta notare una gran confusione nella mente dei calciatori, dettata dalla poca comprensione su ciò che l’allenatore chiedeva loro. Posizioni in campo discutibili, modulo ingiustificabile e cambi incomprensibili, ecco la causa di un tracollo italiano senza precedenti. Ma non è solo lo sfogo di De Rossi, il quale ha annunciato il ritiro dalla nazionale, dichiarando di aver chiuso la parentesi azzurra, ad accendere i dubbi: già in Svezia era stato colto Insigne che criticava la scelta di Ventura di farlo giocare al posto di Verratti come mezz’ala, segno di scarsa fiducia nel tecnico.

Sono tutti responsabili, a cominciare dal presidente Tavecchio che da quando si è insediato in Lega non ha portato alcun beneficio al calcio italiano e la scelta di Ventura come allenatore dell’Italia è stata sbagliata. Il declino del calcio italiano ha avuto una fine, si spera, e adesso serve una rinascita, un ricambio generazionale che da tempo di aspettava per riportare l’Italia calcistica ai fasti. Abbiamo toccato il fondo, ma solo toccando il fondo possiamo sperare di rivedere la luce. Adesso sì che si deve cambiare qualcosa, ma era proprio necessario essere eliminati per un rinnovamento? Italia, dov’è la vittoria?

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