La Coppa Italia ha bisogno di una riforma sul modello della Fa Cup

Pubblicato il autore: Lorenzo Solombrino Segui


Ogni anno lo stesso scenario. Stadi vuoti, squadre imbottite di riserve e partite ad orari improponibili. Questa è la desolante realtà della Coppa Italia. Competizione snobbata e trascurata da ormai quasi tutti i club di Serie A , mentre rimane un grande stimolo per le realtà delle leghe minori.
E’ notizia di pochi giorni fa, la sorprendente vittoria del Pordenone, compagine di Lega Pro, nei confronti del più blasonato Cagliari. Un risultato epocale anche per i pochi tifosi al seguito dei friulani che per seguire i propri colori si sono dovuti sobbarcare una trasferta in Sardegna. Un’importante manifestazione di affetto che incarna appieno lo spirito di questo sport. Il lato negativo che emerge è quello che, purtroppo, solo un numero esiguo di supporters è riuscito a godere di questo storico evento. Ciò è dovuto al fatto che la formula della Coppa Italia oramai risulta obsoleta messa in correlazione al calcio commerciale di oggi.
Come sappiamo, infatti, il regolamento prevede la partecipazione solo di squadre che fanno parte delle due categorie più importanti, con quelle della serie cadetta che sono costrette partire da turni preliminari a metà agosto. Il fatto che, tuttavia, impedisce un’ottima godibilità e fruibilità delle partite è che ogni volta le squadre devono giocare in casa di avversari maggiormente quotati. Decisione che non giova sicuramente allo spettacolo, dato che regala cornici di pubblico desolanti, non degni di una competizione nazionale.
Ecco perché un modello da seguire sarebbe quello della Fa Cup. La competizione più antica del mondo fondata nel lontano 1872, viene considerata un esempio perfetto di competizione e tradizione. Un connubio che viene saldato da una formula che la contraddistingue e che la rende unica nel panorama europeo. Essa, infatti, consente a tutti i club britannici, di qualunque serie e categoria di partecipare alla coppa. Il criterio prevede l’assenza di teste di serie e gli accoppiamenti sono casuali. In aggiunta, per assegnare lo stadio di casa si passa attraverso un sorteggio. Nella stagione 2008-2009, poi, si è assistito al trionfo di questo spirito. Il numero di squadre partecipanti, infatti, raggiunse il suo apice, con ben 762 club sparsi per tutta l’Inghilterra pronti a darsi battaglia.
Questi ingredienti sono stati capaci di creare negli anni una competizione dal gusto unico e che viene trascinata dalla passione dei tifosi. Non a caso, non è raro assistere a impianti stracolmi di appassionati pronti a caricare i propri beniamini che si trovano a sfidare calciatori di primo piano. Molte compagini di livello internazionale, infatti, spesso sono “costrette” a giocare contro avversari che militano in serie nettamente inferiori, dando forma a scene di questo tipo.


Questa foto ritrae Jurgen Klopp, l’allenatore del blasonato Liverpool che dopo il match contro l’Exeter City, club militante in quarta serie inglese, finisce per rilasciare un’intervista in una sala curiosa che ricorda quella del thè delle cinque. La magia della Fa Cup è talmente forte che può anche capitare che, un club che nella stessa stagione riesca contemporaneamente a retrocedere e ad aggiudicarsi il trofeo. E’ il caso del Wigan che nel 2013 superò il  Manchester City degli sceicchi e allenato da Roberto Mancini, grazie ad un gol al’91. Dall’anno della fondazione si sono avvicendati numerosi altri outsider, come il Coventry City nel 1987 o il Wimbledon la stagione successiva, mentre più recentemente il Porthsmouth, che ormai dieci anni fa ebbe la meglio sul Cardiff City.
Quindi, ogni volta che un tifoso italiano si troverà di fronte al derby veronese fra Chievo Verona ed Hellas Verona giocato in un Bentegodi spettrale alle ore 18 di un 29 novembre, con il cuore si sentirà partecipe di scene di sport come queste.

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