Lo sport più brutto del mondo

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui

Sara Mainella, ovviamente al centro

Il pallone è mio e me lo gestisco io
Gli arbitri sono tutti cornuti e, se donne, anche mazziati: lo scorso 15 ottobre, al minuto 85 della gara Itri – Arpino (Promozione Lazio), l’arbitro in gonnella, Sara Mainella (23 anni), sull’1 – 1 espelle un calciatore della squadra di casa. Il cartellino rosso diventa drappo e scatena l’isteria del compagno (di squadra…) Gregorio Altobelli che, secondo le cronache dei quotidiani locali, carica elegantemente la ragazza con insulti sessisti non riportabili. Dopo l’ennesimo invito di restare a casa a lavare i piatti e smaltarsi le unghie, la signora Mainella delle sezione di Roma 1 espelle anche Altobelli il quale, anziché approfittare di farsi finalmente una doccia, rincorre la malcapitata per il campo, costringendola prima ad indietreggiare e poi a rifugiarsi negli spogliatoi. La gara viene così sospesa. A difendere l’onore di Sara, ci ha pensato Ernesto Milia, Giudice Sportivo del Comitato Regionale Lazio, che pochi giorni addietro, ha sentenziato: (l’arbitro) è stata offesa, minacciata, traumatizzata, in stato di shock e temeva per la propria incolumità, ma tutto questo non costituiva un valido motivo per sospendere la partita perché non ha subito violenza fisica”. Dunque, secondo Ernesto, che notoriamente è quello destro, la signora Mainella, traumatizzata e in stato di shock, era perfettamente nelle capacità psico – fisiche di portare a termine l’incontro, garantendone imparzialità e regolarità, soltanto perché il gentiluomo (appiedato per sei giornate) non ha usato la clava, né è stata molestata da Weinstein. Itri – Arpino, dunque, è da ripetere e per non farla troppo sporca possibilmente con un arbitro donna che indossi il burqa e previo certificato che attesti l’integrità delle sue virtù.

Breve e circonciso
Persino il sempre desto Martin Lotito King potrebbe adesso cogliere qualche segnale benevolo che gli invia il Cielo misericordioso. Il KKK della Lazio (Kran Kapo Kalcistico), quello che in un illuminato discorso breve e circonciso davanti alla Sinagoga di Roma ha ribadito di essere “contro qualsiasi forma di omofobia, antirazzismo e antisemitismo“, per l’ultimo turno di campionato tra Lazio e Udinese, aveva brillantemente pensato di aprire la curva sud (storico fortino giallorosso) ai tifosi della curva nord, squalificata per due turni dal Giudice Sportivo per insulti razzisti. L’escamotage, già messo in atto per l’ultimo Lazio – Cagliari (con seggiolini tappezzati da adesivi antisemiti), aveva fatto parecchio imminchiare la Procura Federale che sta indagando per l’eventuale violazione del principio di lealtà sportiva. Non contento, il latinista alla vaccinara, era dunque pronto ad accogliere nuovamente i tifosi cento metri più in là. Apriti cielo, o Cielo. Un nubifragio biblico ha inabissato la Capitale, costringendo al rinvio di Lazio – Udinese. A Lotito, non restava altro che cercare un’altra bestia con cui accoppiarsi e salire sull’arca, nella speranza che lo schianti sull’Ararat. Per sempre.

Mamma li turchi
Succede durante l’ultimo match tra Fenerbahce e Galatasary, valevole per il torneo turco tra under 17. Gurkan Baskanin, promessa del Fenerbahce per la lotta greco – romana, entra violentemente a gamba tesa su un avversario, direttamente sul ginocchio, attentandone non soltanto la carriera ma anche la normale deambulazione per gli anni a venire. L’arbitro, un mirabile mix tra Ceccarini, Moreno e Lo Bello figlio (di…) estrae perentoriamente il giallo contro il giovine Gurkan, salvandolo da una squalifica di 23 anni ma precludendogli al contempo una brillante carriera da serial killer.

Il nuovo Messi
Altro campionato, altro tontolone. In Francia si gioca il derby Saint – Etienne e Lione, quando il franco – algerino Nabil Fekir mette a referto il 5 – 0. Il furbissimo Nabil, dalla fronte inutilmente spaziosa, in preda al climax gioioso si sfila la maglia e la mostra alla curva avversaria, esultando alla Messi. Peggio che sventolare la bandiera dell’Isis urlando “Allah u akbar” nel centro di Parigi. Centinaia di tifosi si riversano in campo dove parte la caccia all’uomo, costringendo Fakir e la sua squadra a rintuzzare negli spogliatoi dove intanto, intuendo la gravità della situazione, se la ridono allegramente. Dozzine tra poliziotti e stewart riescono a riportare la calma e dopo mezzora la gara può riprendere, ovviamente senza Fakir che intanto si è coraggiosamente dileguato.

 

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