Caos arbitri dopo Lazio – Torino. Se la VAR diventa un’arma a doppio taglio.

Pubblicato il autore: Giovanni Smaldone Segui


Minuto 44 del primo tempo di Lazio – Torino. Ciro Immobile mette al centro un pallone dal limite destro dell’area di rigore. A velocità normale durante la diretta a me, come a molti telespettatori, è venuto automatico esclamare “Rigore”. L’azione va avanti, essendoci la VAR si aspetterà semplicemente che l’azione finisca per un rapido silent check e la conseguente assegnazione del penalty per i bianco celesti. L’azione si conclude con lo stesso Immobile che a tu per tu con Sirigu spara sul palo.  Nel tornare indietro il laziale ha un  battibecco con Burdisso a cui segue un gesto inconsulto di Immobile che spinge via il difensore torinese mimando una testata ma toccando l’avversario con la guancia. Niente di particolarmente grave, sembrerebbe, visto che lo stesso Burdisso si rialza senza fare sceneggiate. Ed ecco che l’arbitro interrompe il gioco, parla con la VAR, va a controllare l’episodio incriminato e accompagnato dagli “oooooo” del pubblico… ESPELLE CIRO IMMOBILE!!!

Polemiche infinite sia in campo che fuori dal campo con la Lazio che si sente parte lesa per l’ennesima volta dopo gli episodi controversi contro Fiorentina, Roma e a Genova contro la Samp.
Se negli episodi precedenti della saga, a farla da padrona era l’interpretazione dell’arbitro e quindi in qualche modo sia una decisione che quella opposta potevano essere accettate, in quest’ultimo episodio si fa davvero fatica a capire perché Giacomelli in campo o Di Bello alla VAR abbiano optato per questa condotta.

Partiamo da una considerazione; se non ci fosse stata la VAR Giacomelli non avrebbe dato il calcio di rigore perché ha interpretato involontario il tocco di mano di Iago Falque, ma probabilmente non avrebbe nemmeno espulso Immobile perché il contatto c’è stato ma molto lieve e soprattutto Burdisso non protesta vigorosamente chiedendo l’espulsione dell’avversario. Nonostante la tecnologia e milioni di telecamere, non solo Giacomelli (e anche Di Bello) hanno sbagliato non concedendo il rigore, ma hanno interpretato come violenta la condotta del laziale che in realtà di violento non aveva nulla. Come si può capire da un’immagine rallentata se una condotta è violenta oppure no?
E’ chiaro che se vista in slow motion qualsiasi azione sembra essere accompagnata da una violenza inaudita. La VAR sta facendo perdere la concezione reale delle cose che succedono in campo.

Gli arbitri non decidono più d’impulso (cosa che la maggior parte delle volte porta a decisioni giuste) ma, sicuri del supporto delle immagini, lasciano correre per poi rivedere e decidere con calma. La VAR va benissimo per eliminare ogni dubbio su decisioni OGGETTIVE e non per chiarire delle situazioni SOGGETTIVE. Lì deve essere bravo l’arbitro ad interpretare le dinamiche, gli atteggiamenti dei giocatori. Non si può aspettare sempre un replay per decidere se un pugno è più o meno vigoroso, o una testata è più o meno volontaria.
Ieri sera potrebbe essersi consumato il funerale della VAR. Non dimentichiamoci che tutto il mondo ci guarda per decidere se il supporto tecnologico, pensato in questo modo, possa essere applicato a tutti o debba essere accantonato e rielaborato.

Innanzitutto l’AIA deve provvedere a sospendere Giacomelli e sopratutto Di Bello che hanno clamorosamente sbagliato su due episodi molto chiari nonostante avessero a disposizione le immagini per interpretare bene le situazioni. Meglio che si riposino e vadano a ripassare alcune regole basilari. E’ un segnale che l’associazione degli arbitri deve dare per dimostrare che anche lei vuole promuovere il cambiamento attraverso l’applicazione della tecnologia.

E’ chiaro che la VAR sta evitando molti errori ma allo stesso tempo sta rendendo gli arbitri italiani meno decisi e convinti delle proprie scelte. Non è forse una prerogativa indispensabile per un buon arbitro quella di avere una forte personalità? Collina ha mai avuto bisogno di rivedere le azioni per scegliere al meglio?
E soprattutto una domanda mi inquieta. Se con il passare dei mesi gli arbitri italiani si stanno sempre più adagiando sulla VAR per decidere, come faranno in Europa dove non ci sono immagini a supporto?
Va necessariamente semplificato il regolamento per evitare che gli arbitri possano interpretare le situazioni e rendere ogni scelta il più oggettiva possibile.
Nel frattempo, gli arbitri italiani sono sospinti da un unico motto : “Io speriamo che me la cavo…”

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