Esclusiva SN, l’altra faccia del Calcio Italiano. Intervista a Francesco Messori, Capitano della Nazionale Italiana Calcio Amputati

Pubblicato il autore: Adriana Zuccarini Segui

La Nazionale Italiana Calcio Amputati è stata costituita nel 2012 dal CSI (primo ente di promozione sportiva ad esser stato riconosciuto dal Comitato Italiano Paralimpico). Oggi la Nazionale è ufficialmente parte della WAFF – World Amputee Football Federation.

La prima amichevole internazionale è stata disputata in Francia, nell’Aprile 2013, da allora la Nazionale ha partecipato ad una serie di incontri amichevoli, tornei internazionali, tra i quali l’appuntamento annuale fisso dell’“Amp Futbol Cup” a Varsavia e soprattutto ai Mondiali in Messico nel 2014, dove le stampelle azzurre si sono classificate al nono posto.

E’ stato il 2017 l’anno della prima edizione del Campionato Europeo di Calcio per Amputati maschili organizzato dalla European Amputee Football Federation, nel quale l’Italia si è classificata al quinto posto. Nessun rimpianto in casa azzurra, ma una grande consapevolezza per una formazione, ben preparata dai tecnici Vergnani e Zarzana.
Il piazzamento azzurro tra le prime otto nella rassegna continentale garantisce all’Italia il pass azzurro per i Mondiali in Messico del 2018.

La Nazionale Italiana Calcio Amputati nasce dalla volontà di Francesco Messori allora 14enne, nato senza una gamba, l’attuale capitano azzurro si era attivato tramite i social network per reperire altri che come lui, nonostante questo tipo di disabilità, non volevano rinunciare al gioco del calcio.
Così reclutò, con il sostegno del CSI, un gruppo di circa 20 giocatori che, per un incidente o problemi congeniti, erano privi di un arto inferiore.

Conosciamo e addentriamoci ora ancora meglio nell’altra faccia del Calcio Italiano, ecco le parole del Capitano Azzurro Francesco Messori in esclusiva per voi.

 

Ciao Francesco, in questi giorni si parla tanto di Mondiali e ormai la Nazione intera è delusa del risultato ottenuto, c’è un’Italia però che vince, appassiona e può sognare, ed è la vostra, la Nazionale Amputati del Csi che si è qualificata al Mondiale organizzato in Messico, che emozione si prova ad essere il capitano in un Mondiale? Cosa vi aspettate come squadra?
– “Essere capitano della nazionale italiana è una grande responsabilità perchè devi dare tu l’esempio che i tuoi compagni devono seguire, inoltre non vuoi fare brutta figura calcisticamente parlando perchè hai molta gente che ti segue;”

 

Ad Ottobre siete stati impegnati in Turchia per il primo Campionato Europeo. Com’è andata?
– “Il nostro obiettivo principale era quello di qualificarci per il mondiale dell’anno prossimo. Le prime 8 squadre delle 12 avrebbero avuto l’acceso diretto ad esso. Noi ci siamo superati perché, oltre ad esserci qualificati per il mondiale, abbiamo raggiunto la quinta posizione dell’europeo, cosa che ci ha reso molto orgogliosi;”

Sappiamo che la squadra non è riconosciuta dalla Federcalcio ma dalla Uefa sì, in Italia non esiste ancora un Campionato di Calcio Amputati?
– “No, in Italia, per ora, siamo solo noi ragazzi che componiamo la nazionale, infatti un nostro sogno
sarebbe proprio quello di reclutare nuovi ragazzi per dare vita ad un campionato interno;”

In Italia siete l’unica squadra?
– “Si;”

Avete mai incontrato limiti strumentali o organizzativi negli impianti sportivi in cui avete giocato? Quanto è pronta l’Italia per permettere di praticare questa “variante” di calcio?
-“Sinceramente è sempre stato organizzato tutto bene. Noi ovviamente ci troviamo meglio a giocare su campi sintetici, perchè ci fa scivolare meno rispetto a quelli in erba normale, soprattutto se è piovuto da poco. Il movimento sta crescendo sia nel mondo che in Italia, quindi speriamo che il nosto paese sia pronto per portare avanti questa realtà;”

Come immagini l’evoluzione di questo progetto, speri che questa disciplina possa convergere negli Sport Paralimpici?
– “C’è stato in questo periodo il passaggio ufficiale al CIP (Comitato Italiano Paralimpico). Sappiamo che Luca Pancalli potrà dare tanto a questa squadra, così come ha fatto il CSI fino a questo punto. Si pensa che nel 2020 alle paralimpiadi di Tokyo ci potrebbe essere una partita dimostrativa del nostro sport, mentre nel 2024 si spera che venga ufficialmente integrato;”

Che differenze ci sono rispetto ad una partita di Calcio così come lo conosciamo?
– “Le regole cambiano un po’. I giocatori in campo devono essere amputati ad un arto inferiore e devono esclusivamente utilizzare le stampelle. I portieri, invece, devono essere amputati ad un arto superiore, ma possono avere le gambe. Si gioca a 7 in un campo ovviamente ristretto, comprese le porte. La palla non può essere toccata con le stampelle, perché è considerato fallo. I portieri non possono uscire dalla loro area perché, avendo due gambe, sarebbero avvantaggiati. Se dovessero uscire verrebbero espulsi (in certo casi) e fischiato calcio di rigore. Infine non c’è il fuorigioco.”

In cosa consiste la vostra preparazione atletica quotidiana?
– “Noi ci ritroviamo una volta al mese in diversi posti d’Italia per allenarci, dove veniamo invitati per esempio. Ognuno di noi però, nel suo paese, deve tenersi in forma allenandosi in una squadra di normodotati del posto per arrivare in forma al raduno mensile;”

L’esperienza più bella e più brutta finora affrontata dalla squadra?
– “L’esperienza più bella fin’ora è stata di sicuro la partita inaugurale contro il Messico nei mondiali del 2014, in Messico appunto. La partita è finita 2-0 per noi, ma la cosa assurda è che alla fine del match, perfino i tifosi avversari ci acclamavano. Per quanto riguarda il momento più brutto, è ovvio che ci sono dei periodi più grigi, ma la forza e l’unione di una squadra è in grado di superarli;”

Quanto fa la differenza la forza di volontà nello sport e nella vita?
– “E’ quella cosa fa la differenza perchè senza volontà non si va da nessuna parte, sia nello sport che nella vita;”

Che approccio mentale allo sport ti senti di consigliare a ragazzi nella tua stessa condizione fisica?
– “Dico solo che per me lo sport è stato il canale principale attraverso il quale sono riuscito ad eliminare tutti i pregiudizi negativi da parte delle altre persone, quindi consiglio a questi ragazzi, nel caso abbiano una passione, di coltivarla e non abbandonarla mai;”

Il tuo motto?
– “It’s Only One Leg Less (è solo una gamba in meno).”

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