Italiane in Champions League: Roma esaltante, Juventus in controllo, male il Napoli.

Pubblicato il autore: Giovanni Smaldone Segui


I gironi di Champions League sono andati in archivio ed è momento di bilanci per le squadre italiane impegnate nella massima competizione europea. Purtroppo siamo riusciti a portare agli ottavi di finale soltanto 2 squadre ma una delle due è sicuramente una sorpresa rispetto alle attese. Cerchiamo di analizzare il percorso in Champions di Roma, Napoli e Juventus per capire quali ripercussioni potrà avere sul prosieguo della stagione.

Partiamo dalla Roma. Se si volesse sintetizzare il percorso in Champions dei giallorossi con un solo aggettivo, questo non potrebbe essere che Incredibile. Nessuno, compreso il sottoscritto, avrebbe pensato ad una qualificazione agli ottavi della Roma dopo il sorteggio dei gironi di Champions. Figuriamoci il primo posto; probabilmente nemmeno il tifoso più sfegatato si sarebbe augurato tanto. E invece messe in fila il Chelsea di Conte e l’Atletico Madrid (2 finali di Champions negli ultimi 4 anni). Senza alcun dubbio i meriti più grandi sono di Eusebio Di Francesco. Partito in sordina, conoscendo l’ambiente romano visto il suo passato da calciatore giallorosso, non si è lasciato condizionare ma è andato avanti per la sua strada. E’ riuscito a gestire perfettamente la sua rosa coinvolgendo tutti i giocatori in un turnover studiato alla perfezione e applicato senza fare sconti a nessuno.

Gonalons, Gerson, Under sono solo 3 degli esempi di giocatori utilizzati con continuità ed in grado di fornire il giusto apporto all’orchestra giallorossa quando chiamati in causa. A parte i dettami tattici di Di Francesco (4-3-3 come marchio di fabbrica) quello che ha stupito è stata la capacità di gestire il gruppo. Considerando che  arrivava da una realtà di provincia come il Sassuolo ,in cui non c’erano superstar che potessero offendersi per qualche panchina, riuscire a gestire campioni facendogli accettare di buon grado una sostituzione per il bene della squadra, ha dell’incredibile. Fino ad ora il tecnico di Pescara si era fatto notare per il modo in cui le sue squadre giocavano, non per la gestione dello spogliatoio. E invece ha stupito tutti riuscendo ad amalgamare un ambiente non sempre sereno (basti pensare alle ultime stagioni in cui dopo inizi interessanti qualcosa si rompeva) facendolo remare compatto verso la stessa direzione.

Non sappiamo se l’assenza nello spogliatoio di una figura ingombrante come quella di Francesco Totti, abbia aiutato Di Francesco a gestire meglio ogni situazione. Probabilmente è lo stesso spogliatoio romanista che si è “tolto” dalle spalle questo peso di vedere un mito giallorosso lottare per qualche minuto in campo (ormai è storia che Spalletti lo scorso anno si sia inimicato parte dello spogliatoio proprio per la gestione sbagliata di Totti). Fatto sta che Di Francesco, come se fosse un navigato frequentatore dei palcoscenici europei, è andato a fare la partita a Londra in casa del Chelsea, si è ben difeso dall’Atletico Madrid e ha vinto senza problemi le partite con il Qarabag. Anche in campionato i risultati del lavoro del tecnico di Pescara si stanno vedendo visto che la Roma è potenzialmente seconda e mostra una solidità mai vista nelle ultime stagioni. La qualificazione come prima del suo girone non potrà che portare benefici alla Roma anche per le successive partite di campionato, in attesa di scoprire l’avversario europeo e di affrontare con la stessa consapevolezza l’ottavo di Champions. Magari chissà con qualche accoppiamento favorevole, le semifinali europee non sono proprio lontanissime.

La Juventus non ha tradito le attese. Qualificata agli ottavi di Champions. Ottava qualificazione per Allegri tra Milan e Juventus. Missione compiuta insomma, ma esame europeo non brillantemente superato. Troppa la differenza con il Barcellona mostrata sia nella partita in casa che soprattutto fuori casa. Sembra passato un secolo dal quarto di finale dello scorso anno in cui la Juventus costrinse Messi e compagni allo 0 nella casella goal fatti. E’ pur vero che la Juventus sta tentennando anche in campionato e quindi bisogna aspettare inevitabilmente Marzo per giudicare i bianconeri. Il rischio è di trovare sul cammino qualche corazzata e  rischiare di uscire come successe due anni fa (sfida contro il Bayern Monaco). In realtà considerando quelle che non può affrontare perché dello stesso girone (Barcellona) o perché anch’esse seconde (Real Madrid e Bayern Monaco) tutte le papabili avversarie sono alla portata della vera Juve, quella dello scorso anno per capirci.

Sta a Massimiliano Allegri estrarre l’ennesimo coniglio dal cilindro per far rendere al meglio questa nuova Juventus. Più che la qualificazione agli ottavi sembra la vittoria di Napoli la partita che potrebbe aver svegliato i bianconeri dal torpore. Già sabato nella super sfida all’Inter scopriremo se la Juventus ha trovato la sua direzione oppure deve ancora trovare il giusto binario. Mancano 3 mesi a Marzo, Allegri ha tempo, ma per il campionato converrebbe non sprecarne dell’altro.

Il Napoli purtroppo è la nota dolente della spedizione italiana di Champions. L’urna di Montecarlo aveva consegnato alla squadra di Sarri un girone decisamente abbordabile. E invece quella maledetta serata ucraina ha scombussolato i piani degli azzurri. Perdere 4 partite su 6 non era preventivabile all’inizio ed è particolarmente ingiustificabile adesso. Lo Shakhtar è sicuramente una buona squadra ma nulla a che vedere con in Napoli.

La fase a gironi andava gestita sicuramente meglio. Bisognava limitare i danni a Kharkiv con la certezza di batterli al ritorno al San Paolo. Sicuramente la rosa non è all’altezza delle super potenze europee ma Sarri era chiamato a gestire meglio gli uomini a disposizione. L’esempio lampante è Dries Mertens. Nella partita più importante dell’inizio di stagione (quella di Kharkiv appunto) è stato deciso di farlo rifiatare perché , parole dell’allenatore : “Mertens è uno scattista. Certo, è difficile rinunciarvi ma non può giocare tutte le partite in una stagione e anche noi dobbiamo provare a preservarlo, a maggior ragione perché veniva da un incontro dispendioso a Bologna. Sapevamo che anche dalla panchina poteva dare una scossa.”
Parole che sembrano quasi una presa in giro se riascoltate oggi quando (è pur vero principalmente per l’infortunio di Milik) Mertens sta giocando senza sosta da quasi 4 mesi e proprio perché non è lucido non è più in grado di fare la differenza come prima (0 goal nelle ultime 5 partite). Era davvero impensabile far giocare Mertens in quella fatidica sera e rinunciarvi ad esempio a Ferrara contro la Spal?
E dopo l’infortunio di Milik non era proprio possibile far girare gli uomini d’attacco coinvolgendo nelle rotazioni anche Ounas o Giaccherini?

Il Napoli (non solo Mertens) è sulle gambe perché giocano sempre gli stessi. I cambi che vengono fatti sono dettati dalla necessità e non da un vero piano di turnazione di uomini finalizzato a coinvolgere tutti. Come può allenarsi con intensità un giocatore sapendo con certezza che non giocherà la domenica se non a causa dell’infortunio di un compagno?
Sarri deve necessariamente trovare una soluzione a questa involuzione del suo Napoli se non vuole trovarsi con la squadra senza forze nel momento clou della stagione. Il match con la Fiorentina arriva proprio al momento giusto per testare la tenuta mentale dei partenopei. La Fiorentina è una squadra che concede e soprattutto fuori casa sembra vulnerabile. Anche un Napoli acciaccato potrebbe riuscire a portare a casa i 3 punti che sarebbero manna dal cielo per ripartire. L’Europa League non deve assolutamente essere snobbata ma deve essere utilizzata come trampolino di lancio per giocarsi al meglio il finale di stagione (da Marzo a Maggio). Tutta Napoli confida nel suo maestro, sta a Sarri non deluderli.

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