Presidente FIGC: Tommasi-Sibilia-Gravina, ognuno per sé e Dio per tutti

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
Presidente Figc

Presidente Figc, tutto ancora in alto mare

Presidente FIGC, tante chiacchiere e poca sostanza. “Cambiare tutto perché niente cambi”, questa citazione resa celebre da Alain Delon ne Il Gattopardo di Luchino Visconti è la sintesi degli ultimi due mesi del calcio italiano. Già sono passati 60 giorni dall’Apocalisse svedese, da quella maledetta sera in cui i nostri prodi azzurri non sono riusciti a fare un gol alla Svezia. L’unico che, fino ad ora, ci ha rimesso le penne è Giampiero Ventura. L’ex c.t. è stato esonerato, percependo lo stesso l’ingaggio che aveva fino alla fine del contratto. E gli altri? Sono tutti lì. Anzi molti mancano all’appello. La Lega di serie A non ancora un presidente. Una guida che possa esprimere la preferenza per il candidato alla presidenza FIGC. E’ stato formato un collegio di “saggi” che valuterà il da farsi in vista delle elezioni federali. Non c’è un candidato unico alla carica più alta del calcio italiano. Ce ne saranno addirittura tre.

Damiano Tommasi è stato il primo a scendere in campo. Da presidente dell’Associazione calciatore l’ex calciatore di Verona e Roma rappresenta l’elite del calcio italiano. Poi c’è Gabriele Gravina, presidente della Lega di serie C che rappresenta i club di terza serie. Infine c’è Cosimo Sibilia, presidente delle Lega Nazionale Dilettanti. In più ci potrebbe essere Claudio Lotito, che avrebbe l’appoggio di 11 club su 20 di serie A. A chiosare il tutto Nicchi, il capo degli arbitri ha detto:“Con tre candidati non si va da nessuno parte, con due potremmo pensare di dare un appoggio. Io non mi candido”. Almeno lui, no.

Presidente FIGC, il politichese sportivo ha già vinto

Presidente FIGC, l’apocalisse svedese non ha insegnato nulla. Era il 14 novembre 2017, il giorno dopo Italia-Svezia. Tutti uniti nell’essere concordi che c’era e c’è bisogno di un cambiamento. C’è bisogno di far tornare il calcio in primo piano, servono persone di un certo livello e amenità di questo tipo. Una volta passata la burrasca si è tornati alle vecchie abitudini. Ci sono tre candidati, forse ce ne saranno addirittura quattro, con programmi completamente diversi e che rappresentano entità molto eterogenee. Difficilmente si arriverà ad un candidato unico entro il 29 gennaio, anzi impossibile.

Quando c’è una carica vacante così prestigiosa scatta subito la corsa ad arraffare voti. Questo in Italia succede in qualsiasi ambito, non solo in quello calcistico. In tutto questo il campo viene messo in secondo, forse anche in terzo piano. Vero è che l’Italia ha solo amichevoli da disputare fino a fine stagione. A questo punto sembra difficile ipotizzare avere un nuovo c.t. per fine marzo, quando gli azzurri giocheranno un’amichevole a Wembley contro l’Inghilterra. Probabilmente sarà Gigi Di Biagio, c.t. dell’Under 21 ad assumersi l’onere di condurre gli azzurri in tale occasioni. 60 giorni dopo Italia-Svezia il calcio italiano è ancora in alto mare. Senza guida, senza leader, senza idee chiare. Qualcuno si era illuso che dopo tale apocalisse si potesse accelerare in modo deciso verso un cambiamento. Cambiare tutto perché non cambi niente. In fondo siamo ancora il paese de Il Gattopardo di Luchino Visconti.

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