Ternana-Salernitana: meglio accontentarsi o voler crescere affrontando i rischi? (FOTO TIFO)

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

Foto Simone Meloni

Un pezzetto di E45 corre abbastanza velocemente oltre i finestrini della mia macchina, non tramortendo i discorsi divertiti dei miei compagni di viaggio. Terni è praticamente all’orizzonte e una fredda serata ci sta per accogliere in questo lembo di bassa Umbria. L’Umbria dell’acciaio, degli operai, delle grandi lotte sindacali, dei picchetti. Delle morti bianche, delle terre inquinate con infamia e degli altiforni che da sempre rappresentano il vero e proprio orgoglio cittadino.

Doveva essere un Ternana-Genoa di tanti anni fa. L’annata della promozione dei liguri poi vanificata dalla “valigetta” di Preziosi. Quella fu la prima volta in cui misi piede al Liberati. Altri anni, giornate strappate allo studio e scuola troppo spesso marinata in cambio di qualche partita di Coppa Italia da seguire in ogni angolo d’Italia.

Mi ritrovo ad aver scavallato i 30, a dover affrontare problemi ben più rognosi di un compito in classe e tempo da dedicare obbligatoriamente a lavoro e famiglia. Eppure le passioni che nascono da ragazzo non muoiono se davvero vengono alimentate e davvero ardono nell’anima. Così eccomi ancora qua, a cento chilometri da casa per una partita che – sotto l’aspetto prettamente calcistico – interessa davvero a pochi. Basterebbe leggere i dati dei presenti (4.636) per rendersene conto. Basterebbe fare una piccola analisi al termine dei 90′. Un 2-2 che, sì, risulta sicuramente emozionante nella sequenza dei gol, ma che non è propriamente figlio di una partita spumeggiante.

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Del resto programmare una gara al lunedì sera, con le due squadre che non primeggiano in campionato, non è una grande idea. Ma qui bisognerebbe aprire un capitolo dedicato a chi effettua queste scelte e magari promuovere un qualche tipo di ricerca psicologica.

Ciclicamente ci viene detto che “il calcio è ostaggio degli ultras” oppure che “senza gli ultras restituiremmo il calcio alle famiglie”. Frasi partorite evidentemente da guitti. Pagliaccetti da avanspettacolo, che poco frequentano gli stadi e poco frequentano il mefistofelico mondo della palla che rotola sul manto verde. Immaginate il Ternana-Salernitana di oggi senza il tifo organizzato: il vuoto assoluto. Ma vuoto fisico, oltre a quello dato dal trambusto e dai canti prodotti dalle curve. Praticamente la morte del calcio.

Certo, la Ternana di quest’anno non è un bel vedere e non invoglia la gente a riempire quello che, negli ultimi 15 anni, è stato spesso una vera e propria spada di Damocle, con i suoi gradoni riempiti a fatica e una tifoseria che mai ha realmente digerito la gestione Longarini, ufficialmente terminata proprio questa estate, con l’avvicendamento dell’Unicusano e le promesse di “Serie A in due anni”. Intenzioni che sinora sembrano soltanto proclami, vista la classifica deficitaria delle Fere e le palesi difficoltà riscontrate in campionato sinora.

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Ma se Atene piange Sparta non ride. Se infatti gli ultimi tre lustri di calcio rossoverde sono stati infatti caratterizzati da una relativa anonimia, quelli della Salernitana rischiano quanto meno di essere pedissequi, considerata una società che per ovvie ragioni non può promettere la Serie A ma che, avvalendosi di buoni conoscitori di calcio e di un impianto dirigenziale comunque solido, può garantire la permanenza in Serie B.

Tutto sta in una questione: per un tifoso è meglio accontentarsi di navigare sempre in acque calme senza avere l’ambizione di migliorare, oppure è legittimo avere la voglia di  crescere, magari anche inciampandosi e facendosi male? Ai posteri l’ardua sentenza.

Intanto nella fredda serata del Liberati i supporter granata una risposta l’hanno data a prescindere: loro ci saranno sempre e comunque. Oltre 800 in un giorno lavorativo e a una distanza comunque considerevole, con un gran bel tifo per tutti i 90′, sono dati che confermano ancora una volta – se ce ne fosse bisogno – la voglia di calcio che c’è a Salerno.

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