Liga, Barcellona in flessione? Blaugrana obbligati a vincere e dominare

Pubblicato il autore: giuseortu Segui


Il dibattito interno al mondo Barcelona sta animando le opinioni sul momento che sta vivendo la squadra blaugrana. Prima in Liga a più sette dal secondo posto in classifica occupato dall’Atletico Madrid; imbattuta in campionato; finalista in Copa del Rey. Come se non bastasse, la squadra ha pareggiato uno a uno il match di andata di Champions a Stamford Bridge contro un agguerrito e sempre pericoloso Chelsea, sopratutto a domicilio.

A vederlo così, da fuori, sembrerebbe una stagione trionfale; non vi pare? Eppure così non è, o almeno sembra. Il barcelonismo, infatti, non è del tutto concorde su questo fatto. Più che il mondo blaugrana, in realtà, sono i media che non sono del tutto concordi con questa idea.
E’ come vedere la favola di Cenerentola fino al momento del ballo, o dalla mezzanotte in poi. C’è una bella differenza; non trovate? C’è chi vede la ragazza che si trasforma in principessa e danza con il suo amato dagli occhi del cielo, e chi vede la carrozza trasformarsi in zucca e i cavalli in piccoli e sporchi topolini. Questione di punti di vista direte voi.

In Spagna funziona così quando si parla di FC Barcelona. Il mondo del barcelonismo è sempre stato famoso per cercare di farsi male da solo. Beghe interne, correnti di potere che vorrebbero detronizzare la Junta per sostituirsi ad essa alle successive elezioni presidenziali, sono state una costante della storia del club. A tutto ciò si aggiunge anche una parte della stampa, che esalta tutto ciò che è vestito di blancos e sparge cenere come un aereo disinfestatore su di una coltura malata su tutto ciò che proviene dalla sponda blaugrana di Barcelona.

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Intorno alla formazione di Valverde si parla di flessione, di mini crisi, di stanchezza fisica e mentale. Sembra quasi che la squadra stia collezionando sconfitte su sconfitte. Se diamo una occhiata ai risultati la squadra ha subito 3 reti nelle ultime sette partite contando la Liga, le semifinali di Copa del Rey contro il Valencia e l’andata degli ottavi di Champions a Londra. Di contro, nelle stesse sette partite, sono state realizzate nove reti che hanno fruttato 5 vittorie e due pareggi. Non sembra il cammino di una squadra in piena crisi. Come diceva Luis Enrique, non si può sempre vincere otto a zero. E per dirla con Valverde, qualche volta il risultato è talmente importante che si può anche passare sopra il bel gioco. Affermazione forte che ha fatto storcere il naso a più di qualcuno.

Il Barça è una di quelle squadre che sono obbligate a vincere giocando bene. I soli tre punti non bastano; essi devono arrivare attraverso la via dello spettacolo. Tuttavia, a volte, le vittorie brutte possono essere più importanti di quelle che arrivano dopo una prestazione scintillante. Un momento di appannamento lo si supera più facilmente se vinci; e se arrivano i tre punti quando non sei al top, tutto fa pensare che recuperato lo smalto le cose non potranno che migliorare. I giocatori, anche se sono dei crack, sono pur sempre umani e nel corso di una stagione da 90 partite tirate, è più che naturale accusare una flessione nel gioco. Ultimamente Messi & Co. hanno manifestato una leggera mancanza di brillantezza nel gioco. Non sufficiente, tuttavia, per iniziare a parlare di crisi a fronte dei risultati ottenuti fin qui in stagione.

L’Atletico ha recuperato quattro punti al Barcelona nelle ultime giornate, ma rimane pur sempre sette punti indietro, eliminato dalla Champions e dalla Copa del Rey. Non saranno tre pareggi, due in campionato e uno contro il Chelsea a Stamford Bridge, a far saltare una stagione. Chi pensava che la squadra di Conte fosse una squadra morta non aveva idea di cosa fosse la Premier League e il Chelsea stesso. Chi pretendeva di vincere 5-0 a Londra ha forse perso la misura delle cose. Un discorso simile aveva fatto Allegri nel dopo Juventus-Tottenham 2-2.
Qui stiamo parlando di un 1-1 in trasferta sul campo del Chelsea, terreno da sempre ostico per i colori blaugrana. L’anno dell’Iniestazo, il 2008-09, l’anno della Champions conquistata a Roma contro lo United di Rooney, la gara terminò esattamente con il medesimo risultato.

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Se da una parte scattano gli allarmi per un pareggio di questo genere, in casa Real Madrid, invece, tutto tace nonostante i blancos siano a meno quattordici dalla vetta, eliminati dalla Copa del Rey e abbiano battuto, con un contropiede e un goal di ginocchio, un Psg che sopratutto nella seconda parte di gara ha dominato al Bernabeu. Nelle stesse ultime sette partite prese a riferimento per il Barça, la squadra di Zidane ha subito ben 11 reti, ma la critica si incentra sopratutto sulle tre subite dagli uomini di Valverde e dalla mancata vittoria a Stamford Bridge.

Qualcuno dice che Mourinho non ha lasciato traccia a Madrid. Non è esatto. La capacità di mascherare i propri difetti spostando il focus altrove, e vedendo fantasmi là dove non ci sono, è l’eredità più pesante e concreta che ha lasciato il portoghese a Chamartin. Mourinho come Esopo e le sue due bisacce.

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