Addio a Luigi Necco, volto storico di 90° minuto e cantore del Napoli di Maradona

Pubblicato il autore: fabricondo Segui
NAPLES, ITALY - NOVEMBER 01: Supporters of SSC Napoli cheer their team during the UEFA Champions League group F match between SSC Napoli and Manchester City at Stadio San Paolo on November 1, 2017 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Milano chiama, Napoli risponde. Lo slogan di Luigi Necco, ai tempi di 90° Minuto, era diventato un cult ed è una colonna sonora triste oggi che il popolare giornalista se n’è andato. Gli è stata fatale una grave insufficienza respiratoria, la scorsa notte all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove era ricoverato. A maggio avrebbe compiuto 84 anni. Il calcio, la passione per l’archeologia, ma anche la cronaca raccontata con coraggio, pagata con un agguato della Camorra. Un cronista a tutto tondo, dalla schiena dritta.

Certo, la prima immagine che salta agli occhi è quella di Necco circondato dalle urla festanti dei tifosi durante i collegamenti dallo stadio San Paolo di Napoli o dal Partenio di Avellino. Scene che ci riportano ad un calcio diverso, più genuino, senza filtri, di cui 90° Minuto era il poster indiscusso, la finestra pomeridiana più attesa della domenica pomeriggio, dalla quale godersi i primi highlights – oggi diremmo così – delle partite vissute con intensa emozione alla radio. In particolare, Luigi Necco è stato il cantore dell’epopea di Maradona a Napoli, dell’entusiasmo che per 7 anni ha contagiato un’intera città, delle sfide appassionanti col Milan di Sacchi.

Dalla tenzone con i rossoneri nasce quello slogan, che Necco conia dopo una vittoria per 4-3 del Napoli sulla Lazio. Così come resta indimenticabile il gesto delle dita, per indicare i gol degli azzurri, magari dopo un match contro la Juventus, la nemica per antonomasia nel capoluogo partenopeo. E poi via, linea a Paolo Valenti e poi altro collegamento, con Marcello Giannini a Firenze, Tonino Carino ad Ascoli, Beppe Barletti a Torino, Gianni Vasino a Milano. Di quella catena straordinaria, Necco era uno degli anelli fondamentali: passione, competenza, simpatia.

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Eppure, Luigi Necco è stato anche altro. Ben altro. Il giornalista sportivo veniva dopo quello che si era occupato del sequestro Cirillo. Fu lui, la sera del 27 aprile 1981, a raccontare del rapimento dell’assessore regionale della Dc, da parte delle Brigate Rosse, nell’edizione straordinaria del Tg1. La trattativa fu romanzesca, perché tra i protagonisti ci furono due boss della Camorra, legati a Raffaele Cutolo, e i servizi segreti.

E proprio al Capo della Nuova Camorra Organizzata è legato l’episodio dell’attentato al giornalista, fuori da un ristorante di Mercogliano. A 90° Minuto, infatti, Necco raccontò di un episodio che riguardava Cutolo e il presidente dell’Avellino Sibilia, che fece consegnare al boss una medaglia dall’attaccante brasiliano Juary. La risposta non si fece attendere e il giornalista napoletano venne gambizzato.

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Ed è tutto, Luigi Necco da Napoli restituisce la linea allo studio.

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