Addio Davide, gentiluomo in un mondo difficile

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

Non è mai facile scrivere il ricordo di chi non c’è più a botta calda. Si rischia di cadere inevitabilmente nella retorica, come ripercorrere la sua carriera e altre solite informazioni. Quello che purtroppo conta, è che Davide Astori, 31 anni compiuti a gennaio, non sia più fra noi. Una domenica surreale, quella del 4 marzo, reduce dal maltempo e dal freddo che ha attanagliato il nostro Paese, quella delle elezioni, quella del 27° turno che, per una forma di rispetto verso la tragedia avvenuta ad Udine, non si disputerà, almeno non oggi. La squadra ha fatto rientro a Firenze: nessuno ha voglia di parlare, si sprecano i messaggi di condoglianze dei giocatori delle altre squadre, degli ex viola, delle società e delle istituzioni. Vengono i brividi, viene la pelle d’oca e gli occhi si inumidiscono al solo pensiero. Il pensiero di una persona elegante nei modi, mai eccessivo, mai fuori dalle righe, per nulla esibizionista ed umile. Certo, forse parrebbe facile decantare le lodi di chi non c’è più ma Davide Astori era tutto questo e l’idea che in casa sua, come in spogliatoio, così come nei cuori dei tifosi ci sia uno spazio vuoto, riempie il cuore di un grande, immenso dolore. Le tragedie nel calcio, mondo sempre più difficile, complesso e a volte, cinico, purtroppo sono esistite ed esistono tutt’ora: non ci sarebbe spazio né modo per recriminare, né tanto meno per capire cosa sia successo. Si scopriranno le cause e forse, sarà un monito per aumentare i controlli sugli atleti e no, pur sapendo che questo non servirà a restituirci Davide Astori, passato (per chi ci crede) a giocare sui campi celesti, forse assieme a Morosini, che morì invece sul campo, oramai quasi sei anni fa.
La serie A si ferma, nei modi e nei tempi in cui nessuno avrebbe voluto. I campi rimarranno vuoti oggi, i tifosi stanno prendendo, mestamente, la via del ritorno. L’auspicio sarebbe quello di interrompere od annullare tutti i programmi sportivi e, al diavolo chi dice ” lo spettacolo deve continuare “, come accadde quando morì Marc Vivien Foè, in quel maledetto pomeriggio di giugno 2003 o come quando morirono 39 persone all’Heysel nel 1985. E’ giusto fermarsi e dedicare anche solo un minuto a Davide Astori, che ci ha lasciato prematuramente. Se potesse sentirci e vederci (e chi dice che non sia così?) sicuramente scrollerebbe il capo, guarderebbe in basso e direbbe: ” ma dai, ma io? Non sono questo granché di cui parlate, io sono un giocatore e basta “. Sicuramente diranno ” addio capitano “, ma ora non conta. Staremmo qui a piangerlo anche se fosse stato una riserva. Questo non conta. La maglia 13 per quest’anno andrà in soffitta, verrà archiviata nel modo in cui nessuno avrebbe voluto. Ma ora sono discorsi vuoti, privi di senso, visto che non è trascorso nemmeno un giorno dal suo saluto al mondo terreno. Fosse di consolazione, ci piacerebbe immaginarlo in un campo del cielo, con un prato di un verde meraviglioso, a marcare chissà quale avversario difficile. Ora però non c’è troppo spazio per questo pensiero, ma solo le lacrime e il ricordo di una persona onesta e leale. Arrivederci Davide e buon viaggio.

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