Psg addio Champions, Emery ai saluti: tocca ad un italiano?

Pubblicato il autore: fabricondo Segui


Il Psg parlerà italiano dopo l’ennesima bocciatura in Champions? La strada sembra quella, anche se per ora l’unico elemento certo è l’addio di Unay Emery, al quale lo sceicco AlKhelaifi non perdonerà il secondo flop di seguito in Europa. Tranchant il giudizio dopo la sconfitta di ieri sera con il Real Madrid: “Non abbiamo fatto niente di quello che andava fatto”. La caccia al successore del tecnico basco è ufficialmente iniziata, fra i pretendenti un poker servito in salsa tricolore: Conte, Mancini, Ancelotti e Allegri.

Per arrivare all’agognata Coppa dalle grandi orecchie, insomma, bisogna cambiare manico, se è vero che non è bastato neppure portare sotto la Torre Eiffel Neymar, alfiere di una campagna acquisti faraonica da oltre 400 milioni di euro, andati in fumo agli ottavi. Esattamente come lo scorso anno, quando i francesi subirono l’incredibile rimonta del Barcellona. Sorteggi sfortunati, non c’è dubbio, il brasiliano infortunato, ma Emery aveva ugualmente a disposizione una corazzata, andata regolarmente ad infrangersi contro l’Invicibile Armada spagnola. L’iberico Emery affondato, nessuno è profeta in patria.

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Si cambia registrato, quindi. È ora che qualcuno trasformi questa straordinaria collezione di figurine in una squadra, che le dia un ordine tattico e una strategia di gioco precisa. E chi meglio di un italiano esperto e carismatico, ha pensato Al-Khelaifi? Così, sul taccuino della dirigenza francese sono finiti i nostri migliori tecnici. A partire da Max Allegri, saldamente in sella alla sua Juve, ma che potrebbe non essere insensibile alle sirene parigine. La Champions non l’ha ancora vinta, ma ha giocato due finali in tre anni: un lasciapassare di tutto rispetto. Chi invece la Coppa l’ha alzata per ben tre volte è Carlo Ancelotti, disoccupato di lusso e giubilato con troppa fretta proprio dal Psg qualche anno fa. Grande esperienza e una capacità unica di gestire uno spogliatoio di prime donne sono credenziali di primo livello: Emery paga anche il rapporto non proprio idilliaco con Neymar e i bisticci tra il brasiliano e Cavani.

Hanno un pedigree internazionale meno marcato invece Antonio Conte e Roberto Mancini, che anzi in Europa hanno spesso faticato. Ma il tecnico del Chelsea sembra al capolinea con Abramovich e resta un motivatore eccezionale, doti che servono come il pane ad una squadra che deve fare l’ultimo step per decollare definitivamente. Anche il profilo di Roberto Mancini non dispiace affatto: esperienza e capacità di gestire i grandi giocatori sono le carte del tecnico di Jesi, ora allo Zenit. Senza dimenticare che, per gli ultimi due, resta all’orizzonte l’ipotesi Nazionale.

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Più defilati, invece, Mauricio Pochettino, il condottiero del Tottenham, e Luis Enrique, fermo ai box dopo il ciclo vincente col Barca. Lo sceicco sfoglia la margherita e riflette. La Primavera incombe, non ci vorrà molto per sciogliere l’enigma. D’altronde Parigi val bene un’attesa. Purché poi arrivi la Coppa.

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