“Anna Frank è della Roma”, così i tifosi della Lazio hanno perso il derby prima di giocarlo

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui

Anna Frank, un caso ancora aperto. Perdere un derby ancor prima di scendere in campo. E’ successo ieri pomeriggio a Ponte Milvio prima di Lazio-Roma. I tifosi biancocelesti hanno intonato cori antisemiti contro la ragazza olandese, simbolo della speranza contro la shoah nazista. “Anna Frank è della Roma”, così cantavano i tifosi laziali prima del match giocato ieri sera all’Olimpico. Non è goliardia, non è tifo, non è sfottò. E’ solo stupidità. Offendere la memoria dei morti è sempre sbagliato. Deridere chi è morto a 16 anni senza avere nessuna colpa, è un oltraggio all’intelligenza umana. Il caso è cominciato con i famosi adesivi trovati in Curva Sud, che ritraevano Anna Frank con la maglia della Roma. Da lì una serie infinita di polemiche tra le diverse fazioni coinvolte. Anche i tifosi giallorossi non si sono distinti per classe ed eleganza nella diatriba. I fotomontaggi che sono circolati sui social dopo il derby d’andata, vinto dalla Roma per 2-1, ne sono testimonianza.

Altra puntata del caso Anna Frank è andata in onda nei giorni scorsi. Gli ultras laziali ritenuti colpevoli di aver appiccicato i famosi adesivi hanno trovato fantasiose giustificazioni. “Anna Frank? Non sappiamo chi sia. Pensavamo fosse la figlia di Fantozzi”, già questo spiega di quanti pochi neuroni siano forniti questi elementi. O forse è davvero così, forse davvero questi individui non sanno chi è Anna Frank. Forse non sanno cosa ha rappresentato negli anni il suo diario, scritto mentre si consumava una delle più grandi tragedie del genere umano. Sarebbe meglio così, almeno avremmo la certezza che siamo di fronte a gente che non sa distinguere un pallone da un cocomero. Perché i veri tifosi non fanno queste cose. Mai.

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Anna Frank, i tifosi della Lazio ancora nella bufera

Non è certo la prima volta, non sarà certamente l’ultima. La tifoseria biancoceleste periodicamente finisce nell’occhio del ciclone per alcune “bravate”, se così si possono definire. Una lunga storia di brutti episodi che macchiano la reputazione dei tifosi sani, capaci di scenografie meravigliose come quella vista ieri sera prima di Lazio-Roma. Senza andare troppo indietro nel tempo si arriva al 1999, quando la Curva Nord rese “onore” alla Tigre Arkan. All’anagrafe Zeliko Raznatovic, uno dei peggiori criminali della guerra dell’ex Jugoslavia.

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Da lì’ in poi una serie di striscioni e comportamenti discutibili dei tifosi della Lazio, che hanno messo in cattiva luce la tifoseria biancoceleste. Dopo tanto tempo il derby della Capitale è tornato a giocarsi di sera. A parte il deprecabile episodio dei cori su Anna Frank, tutto è andato per il verso giusto. Lazio-Roma torni ad essere solo una partita di calcio, lasciando fuori dall’Olimpico tutto il resto che non riguarda il calcio. Le due squadre si contenderanno fino alla fine un posto in Champions League. I giallorossi saranno impegnati anche in semifinale di Champions League contro il Liverpool. Roma sta tornando ai fasti dell’inizio degli anni 2000, quando la Capitale vinse due scudetti di fila. Il derby merita grandi giocatori, grandi allenatori, grandi scenografie e grandi tifosi. Guai a chi tenti di rovinare l’atmosfera magica del confronto tra biancocelesti e giallorossi. Guai seri.

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