Mondiali 2018, mio caro Perù …

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui
WELLINGTON, NEW ZEALAND - NOVEMBER 11: Peru pose for a team photo ahead of the 2018 FIFA World Cup Qualifier match between the New Zealand All Whites and Peru at Westpac Stadium on November 11, 2017 in Wellington, New Zealand. (Photo by Hannah Peters/Getty Images)

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Ho 41 anni e sono giornalista da 16. Ho visto (purtroppo solo in televisione) nove edizioni dei Mondiali e mi appresto a seguire la decima, purtroppo, per la prima volta in vita mia, senza Italia. Sarà un mondiale diverso (in chiaro, dopo molti anni ) proprio per questa assenza: ad aumentare il dispiacere, il fatto che sia l’unica squadra vincitrice di un Mondiale a mancare all’appuntamento. L’ultima volta fu per l’edizione 1958, che si disputò, guarda caso, sempre in Europa e per la precisione in Svezia. Stessa cosa accadde nel 1992 e sempre in terra scandinava. Proprio un segno del destino. Il Mondiale 2018 però, registra un gradito ritorno: quello del Perù.

La squadra sudamericana mancava dall’edizione 1982 e personalmente vi sono affezionato perché proprio Italia-Perù fu la prima partita che vidi ad un mondiale. Era il 18 giugno e le due nazionali erano reduci da due pareggi a reti bianche con Polonia (gli azzurri) e Camerun (i peruviani). Ingenuamente, da bimbo di cinque anni chiesi a mio padre se per segnare bisognasse buttare la palla dentro la propria porta: mi venne risposto logicamente di no, che sarebbe stato autogol. Da lì’ nacque la mia passione per il calcio, che dura ancora oggi, nonostante vacilli più di una volta. La simpatia la ebbi anche per il Perù, squadra che alla competizione aveva la media di età più alta di tutte le partecipanti.  A guidarli, Elba de Padua Lima, meglio conosciuto come Tim, che morì due anni dopo quel Mondiale. La maglia piaceva immediatamente, quella banda diagonale rossa su maglia bianca che oggi ricorda il River Plate e che è stata ” copiata ” anche nella nostra serie A, dalla Roma e dal Torino. Nelle fila peruviane, oltre al portiere Quiroga (tristemente noto nel mondiale argentino del 1978 per aver favorito i padroni di casa), due giocatori che approderanno in seguito nel campionato italiano: Geronimo Barbadillo e Julio Cesar Uribe. La squadra non farà la bella figura del Camerun, visto che perderà per 5-1 l’ultima partita contro la Polonia, ma rimarrà nella storia.

potrebbe interessarti ancheOlimpiadi. Sono in arrivo? Quanto sono importanti per noi? Ma ci interessa davvero tanto l’Olimpiade? Ecco uno spaccato sui mondiali tra nuoto e corse

Quella fu l’ultima partita del Mondiale per il Perù, che si ripresenta all’appuntamento ben 36 anni dopo. E dire che prima di Spagna 1982 le apparizioni della nazionale sudamericana non furono sporadiche: quarti di finale raggiunti nel mondiale messicano del 1970 (ma non c’erano gli ottavi di finale), perdendo peraltro per 4-2 contro i futuri campioni del mondo del Brasile. A seguire, l’ottavo di finale raggiunto in Argentina e appunto, l’eliminazione al primo turno nel mondiale spagnolo. Un cammino quindi in peggioramento, ma non senza combattere. Pochi sanno che il Perù giocò addirittura il primo mondiale, quello del 1930, con sole 13 squadre. Per la cronaca, ci furono due sconfitte in altrettante gare, ma la seconda fu solo per 1-0 e anche qui contro i futuri campioni del mondo dell’Uruguay.

Caro Perù, non sai con quanto piacere ho accolto la notizia della tua qualificazione, dopo anni in cui regolarmente finivi in coda al tabellone del girone sudamericano ! Certo, c’è voluto lo spareggio ma l’importante è che ora tu sia qui, a cercare di fare il meglio possibile. Ad allenare il Perù c’è un argentino: Ricardo Gareca, detto ” el Tigre”, argentino di Tapiales, sobborgo di Buenos Aires. L’allenatore è inoltre amico di Maradona, che conobbe nel lontano 1978. Doveva anche andare in Messico nel 1986 ma Bilardo lo escluse dai 22 a causa (pare) di un’intervista.
Gareca allena i biancorossi dal 2015, ha ottenuto un buon terzo posto in Coppa America (il Perù vinse il trofeo nel 1939 e nel 1975)ed ora si appresta a debuttare in un mondiale, con un buon ruolino di marcia, visto che in 39 incontri ha perso solo 11 volte. Perno del centrocampo è Tapia, giocatore del Feyenoord mentre la tre-quarti è affidata a Farfan. Il Modulo è il 4-2-3-1. Il debutto è per sabato 18 giugno (stessa data, appunto,della sfida del 1982 con l’Italia)con la Danimarca: non proprio una sfida facile. Poi sarà la volta della Francia per chiudere con l’Australia. Un girone da “mission impossible “, ma, caro Perù, perché non provarci?

potrebbe interessarti ancheMondiale 2018: la vittoria della Francia multietnica

 

notizie sul temaMondiali, condannati al carcere gli invasori di campo della finaleMondiali 2018, Piccinini: “Lascio Mediaset”. Il web protesta per la telecronaca della finaleMario Mandzukic da record, suo il primo autogol nella storia della finale dei Mondiali
  •   
  •  
  •  
  •