Juventus, da Marco Motta a Cristiano Ronaldo: come cambia la Juve in 8 anni

Pubblicato il autore: Francesco Bergamaschi Segui

Cristiano Ronaldo – Foto Getty Images© scelta da SuperNews

L’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus può essere considerato, se non il colpo del secolo, qualcosa di molto simile. Il duo Marotta-Paratici ha compiuto un vero e proprio capolavoro portando a Torino, alla corte di Massimiliano Allegri, il calciatore più forte del mondo. Tuttavia non è sempre stato così: 8 anni fa, quando Andrea Agnelli prese in mano una società storica e blasonata ma allo stesso tempo atterrita dopo lo scandalo Calciopoli e gli anni bui, alcuni errori ci sono stati, sul mercato quantomeno. Insomma, non è stato tutto rosa e fiori.

Già, perché oltre ai vari Vidal, Pirlo, Tevez, Pogba, Dybala, Higuain e Douglas Costa, ci sono anche parecchi flop che non sono riusciti a rispettare le aspettative generali molto alte, oppure semplicemente non hanno convinto.  Certo, nessuno è perfetto, tuttavia le minusvalenze messe a bilancio, in certi casi, sono state quasi peggiori del rendimento in campo. Anche il Direttore Generale che ha messo a segno il colpo del secolo, lo spartiacque del calcio italiano, si è permesso di sbagliare.

In un certo senso, però, questi errori sono stati propedeutici, una sorta di preparazione per arrivare a lui, Cristiano Ronaldo, l’operazione di mercato che ogni addetto ai lavori sognerebbe di compiere.

Ecco una lista dei più famosi 5 flop di Marotta alla Juventus.

Marco Motta

Pagato 5 milioni di euro tra prestito e diritto di riscatto -esercitato- Marco Motta è forse l’emblema della Juventus del 2010, che vuole essere grande e prova a puntare sul Made in Italy con giocatori che stanno facendo bene in Serie A, così da poter ripartire dal nostro campionato per poi sognare anche in Europa.

Arrivato nell’estate del 2010 dall’Udinese, che qualche settimana prima lo aveva riscattato in toto alle buste risolvendo la comproprietà a suo favore, il terzino destro era stato considerato come un buon prospetto da poter far ulteriormente crescere e valorizzare in casa. Certo, nessuno si sarebbe aspettato che diventasse il nuovo Zambrotta, tuttavia gli addetti ai lavori, da lui, si sarebbero aspettati quantomeno qualcosa in più. E invece niente.

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Il primo anno sono arrivate 32 presenze, complici i tantissimi infortuni nella sua zona di competenza in quell’annata, ma nella stagione successiva, nei primi 6 mesi, il campo non lo vede mai a tal punto da essere ceduto al Catania nel mercato di riparazione. Nemmeno i due successivi prestiti a Genoa e Bologna riescono a farlo brillare, tuttavia il Watford dei Pozzo, colonia italiana a quei tempi, crede in lui e gli concede una chance. Ma poi più niente. Ora, dopo essersi svincolato dall’Almeria, ha da poco firmato per l’Omomia, club della massima serie di Cipro.

Nicklas Bendtner

Si presentava come un rapace d’area di prospettiva che, a parte qualche “colpo di testa” extracalcistico, era comunque considerato come un talento grezzo soltanto da valorizzare. Così non è stato, o quantomeno non alla Juventus. Bendtner arriva in prestito con diritto di riscatto dall’Arsenal nel luglio 2012, ma non riesce mai a sfondare: 11 presenze, nessuna rete, ma tanta simpatia per quello che riesce a combinare fuori dal rettangolo di gioco.

Un esempio? Incidente in auto sul confine con la Svizzera, foto in un albergo svizzero (in dolce compagnia, chiaramente) mentre per la società il ragazzo si trovava a casa, infortunato, stretta di mano alle hostess durante la passerella per la celebrazione dello Scudetto.  Già, il tricolore lo ha vinto anche lui. A fine stagione, manco a dirlo, se ne è ritornato tra le fila dei Gunners.

Oggi, dopo un paio di esperienze poco fruttuose sotto il profilo realizzativo tra Wolfsburg e Nottingham Forest, ha trovato la sua dimensione nel Rosenborg.

Eljero Elia

9 milioni di euro per 5 presenze da subentrato. Questa è la storia d’amore, mai sbocciato, tra Eljero Elia e la Juve. L’ala olandese, arrivata in bianconero dopo essere stata nominata nella stagione precedente come il miglior talento olandese dell’anno, non ha praticamente mai visto campo, venendo relegato spesso perfino in tribuna da Antonio Conte, che proprio non riusciva a vedere in lui qualcosa di buono.

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Eppure il ragazzo era considerato l’ideale per il 4-2-4 del tecnico pugliese, ma questo non importa: quando scende in campo, Elia sembra davvero spaesato e fuori posto. Alla fine, dopo un solo anno in Italia, ritorna in Bundesliga, al Werder Brema. Ora milita nell’Istanbul. Anche lui può tuttavia fregiarsi di aver vinto uno Scudetto.

Milos Krasic

Considerato dagli addetti ai lavori come l’erede naturale di Pavel Nedved, Krasic arriva a Torino con un carico di aspettative davvero importante. Il primo anno alla Juventus, infatti, è più che discreto, soprattutto la prima parte di stagione: in totale 41 presenze, 9 reti e tanti chilometri macinati sulla fascia. Poi il nulla.

Antonio Conte l’anno dopo non riesce proprio a vederlo e per lui le presenze in campo saranno soltanto 9. Da ricordare il fantomatico “tuffo” che gli è costato 3 giornate di squalifica per simulazione. Ora gioca nel Leicha Danzica.

Jorge Martinez, El Malaka

Forse il più grande flop dell’era Marotta, in assoluto. Arrivato nell’estate 2010-2011 dopo un paio di annate strepitose al Catania, Jorge Andrés Martìnez Barrios, detto El Malaka, viene pagato a peso d’oro: 12 milioni di euro, fruttando la seconda miglior plusvalenza dell’era Pulvirenti nel club siciliano. In bianconero, però, sembra l’ombra di sé stesso: poche presenze, soltanto 20, tantissimi infortuni e acciacchi vari che non gli permettono, nell’unica vera stagione nella Vecchia Signora, di rendere al meglio. Quando scende in campo, infatti, il flop è assicurato.

Inizia allora una serie di prestiti che lo porteranno a Cesena, Cluj, Novara e Juventud. Piccola curiosità: nel giugno 2014 la Juventus si vede costretta a rinnovargli il contratto fino al 30 giugno 2016, così da poter ammortizzare la minusvalenza su più esercizi. Quando si dice: oltre il danno, la beffa.

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