Milan, quelle di Yonghong Li non erano mani sicure. Il silenzio colpevole di Berlusconi

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

Milan, altro cambio al vertice. Sono passati quasi 15 mesi dal passaggio di consegne da Fininvest ai cinesi. Un periodo in cui i tifosi milanisti hanno vissuto su una continua altalena. L’attesa per il closing, l’entusiasmo per i colpi di mercato e infine l’incertezza dovuta ad un società rimasta avvolta nel mistero. “Lascerò il Milan in mani sicure”, così’ Silvio Berlusconi dai primi momenti in cui si è cominciato a parlare di cessione del club. La fretta è sempre cattiva consigliera. Infatti anche in Fininvest è prevalsa la volontà di liberarsi del Milan, a fronte di un ottimo incasso. Poco male se chi ha comprato il club di via Aldo Rossi ha giocato alla roulette russa sulla pelle della squadra italiana più titolata in Europa. Una squadra che a oggi è esclusa dalla Uefa dalle coppe europee. Notte di Marsiglia a parte, primo caso di squalifica nella storia ultracentenaria del Milan.

Ma quello che da più fastidio ai tifosi rossoneri è l’assoluto silenzio della vecchia proprietà. Silvio Berlusconi, dopo le elezioni, non ha più proferito verbo sulla cose rossonere. Il figlio Pier Silvio si è trincerato dietro un:”Non so niente del Milan, ma quest’anno non farò l’abbonamento”. Com’è possibile che un uomo d’affari come Berlusconi non sappia riconoscere un serio imprenditore da un temerario avventuriero? Come ha fatto a lasciare un club glorioso come il Milan in mano a gente che forse non è in grado di gestire un supermercato? Ma sopratutto dopo aver ricevuto tanto amore, milioni di voti e riconoscenza non sarebbe il caso di spendere una parola per la situazione che vive “l’ex affare di cuore” della famiglia Berlusconi? Evidentemente no.

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Milan, altra rivoluzione in vista?

24-48 ore e il Milan diventerà proprietà del fondo d’investimento Elliott. Gli americani devono tutelare il loro investimento da 415 milioni di euro. Questa è la somma che il fondo statunitense ha prestato a Yonghong Li. Quindi ora ci sono due strade: o arriva un’offerta ed Elliott vende oppure Paul Singer e soci terranno per un po’ il club. Quest’ultima ipotesi sta diventando sempre più percorribile. Elliott starebbe pensando di cambiare l’attuale management, rilanciare il Milan e rivenderlo al miglior offerente. In quest’ottica traballano le posizione di Fassone e Mirabelli.

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Tanto che nelle ultime ore aumentano le voci su un possibile ritorno in rossonero di Umberto Gandini e Paolo Maldini. Nomi legate all’epopea berlusconiana.  Come direttore sportivo si parla di Cristiano Giuntoli, attualmente al Napoli. Magari Elliott non avrà il tempo di effettuare questi cambiamenti, ma gli americani potrebbero prenderci gusto e lanciarsi nel calcio. Loro i mezzi economici li hanno, eccome. Intanto dopo un solo anno finisce l’avventura come club manager del Milan di Christian Abbiati. L’ex portiere lascerà a breve il suo incarico. Evidentemente questo Milan non rispecchia l’idea di squadra che ha l’eroe di Perugia 1999. La bussola a Milanello continua a non indicare una rotta precisa da seguire. L’unico ad avere le idee chiare sembra essere Rino Gattuso. Per lui conta solo correre e sudare in questo momento. E ha ragione, come sempre.

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