Arjen Robben, l’ultimo canto dell’uomo di cristallo

Pubblicato il autore: Sebastiano Russo Segui

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

Arjen Robben, l’esterno mancino olandese più famoso di sempre si appresta a vivere, con ogni probabilità, la sua ultima stagione in Bundesliga tra le file dei bavaresi. Ma è davvero così presto per dire addio ad uno come lui?

Era soltanto un docile ragazzino quando venne nominato calciatore dell’ anno al termine della prima stagione nel calcio professionistico. Carnagione chiarissima, quasi pallida, chioma rada e denti leggermente storti. Così si presentava il giovane Arjen allo scoccare del nuovo millennio, guadagnandosi la maglia da titolare nella fredda Groningen.

Movimenti cristallini, agilità palla al piede invidiabile e missile chirurgico sul secondo palo: queste le qualità con le quali Robben si presentò a Londra dopo la consueta accademia in patria al PSV. Scartato da Josè Mourinho che lo definiva “inadatto” al suo 4-3-3 fisico, preferendogli più volte Ballack ed Essien.

Come è arrivato allora così in alto Arjen Robben? Cosa lo ha portato a credere di più in se stesso nonostante i numerosi infortuni? C’è chi lo critica, chi dice che le sue reti sono tutte “ovvie, uguali e banali”, chi lo ha definito come “un modesto calciatore di poco impegno durante gli allenamenti”. Nonostante ciò, Robben ha smesso di pensare agli altri. L’esperienza a Madrid è ciò che gli è servito per crescere e migliorare a livello fisico.

Arrivava tutti i giorni con i polpacci e le caviglie sempre in tensione, quasi come già enormemente sotto sforzo ancora prima di cominciare la seduta di riscaldamento“. Così parlo di lui il preparatore atletico del Real Madrid, nell’inverno 2008, prima della partita di Champions League contro lo Zenit San Pietroburgo (dove tra l’altro Robben siglò un gol di pregevole fattura). “Tuttavia, il suo volersi costantemente migliorare, la sua caparbietà ed il suo coraggio sono doti rare ed invidiabili nel calcio contemporaneo, dove l’equilibrio mentale è fondamentale. Arjen trova in tutto ciò la sua forza”.

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Il 28 Agosto 2009, il Bayern Monaco annuncia ufficialmente l’acquisto di Robben, a cui affida la maglia numero 10 ed enormi aspettative da soddisfare. L’olandese riuscirà a chiudere l’anno con 23 reti, deliziando anche i palati degli amanti del calcio tedesco in Italia, eliminando la Fiorentina agli ottavi di Champions League con un bolide all’ incrocio dei pali da oltre trenta metri di distanza. Robben raggiunge la finale, che però perde per 2-0 (complice anche l’assenza del compagno Ribery) proprio contro l’ “odiato” Josè, colui che lo aveva sbeffeggiato fino a pochi mesi prima.

Immediatamente, l’olandese trova il modo di rifarsi, trascinando una fortissima Olanda in finale di Coppa del Mondo, dove però fallisce la più grande occasione della sua vita, facendosi respingere il gol dell’ 1-0 in finale da Iker Casillas. Alla fine, a spuntarla fu la Spagna di Andrès Iniesta, ed il “Ciclista di Groningen” dovette accontentarsi della medaglia d’argento. Proprio lui, il ragazzino soprannominato così poichè andava agli allenamenti in bicicletta con una disinvoltura da far invidia. Più di venti chilometri al giorno, per inseguire il sogno di poter diventare l’olandese più forte di sempre.

Nel 2013, decide di dare una svolta alla propria carriera. Protagonista insieme a Franck Ribery di uno dei “treble” più famosi della storia del calcio tedesco ed europeo, segna all’ 89° minuto della finale di Champions League contro il Borussia Dortmund, consegnando alla società bavarese il trofeo che aspettava da anni. La gioia è tanta, l’emozione incredibile. L’esultanza, volta a mettere a tacere i tifosi del Bayern Monaco che lo considerano “bello ma gracile”, ancora più rappresentativa. Anche questa volta però l’olandese deve arrendersi, poichè alla fine a strappare il pallone d’oro dalle sue mani (e da quelle di Franck) ci fu il solito Cristiano Ronaldo, pur non senza critiche.

Ma Arjen non sta a guardare e, nonostante tutto, decide di rimettersi in gioco. La stagione 2013/14 è costellata di infortuni, ma non gli impedisce di partecipare al Mondiale brasiliano. In tale competizione, Robben realizza il gol più bello della propria carriera, nella partita d’esordio contro la Spagna. Lanciato in velocità dalla propria metà campo, l’olandese supera in accelerazione Sergio Ramos e Piquè, mette a sedere Casillas con una finta delle sue e rientra sul mancino all’interno dell’ area. Ancora una finta, poi due, tre: fa rientrare Iker e Jordi Alba, ed infine scarica un potentissimo mancino diretto in porta. La rete è così bella che perfino il telecronista dell’emittente italiana Rai è costretto ad applaudire. Robben vincerà ancora una volta solo la medaglia di bronzo, ma verrà inserito nella Top 11 del Mondiale, insieme al compagno di squadra Robin Van Persie.

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Le stagioni successive sono vuote di trofei internazionali per il Bayern e l’ala olandese. Ancelotti non riesce a valorizzarne a pieno le doti tecniche, relegandolo spesso in panchina. Definito “vecchio e logoro” dalla stampa, non riesce a condurre gli Orange nè agli Europei in Francia, nè tantomeno al Mondiale in Russia.

Decide di appendere gli scarpini al chiodo, in nazionale, il 10 Ottobre 2017 in occasione dell’ultimo match di qualificazione contro la Svezia. In tale occasione Robben è autore di entrambe le reti, sfoderando una grande prestazione che però non basta ad evitare l’eliminazione degli olandesi dal torneo. Alla fine della partita, l’addio è memorabile: Arjen fa il giro dello stadio con i propri figli, salutando i tifosi, dichiarando di lasciare la nazionale ai giovani che verranno.

Eppure, una domanda continua a torturare la mente dei grandi intenditori di questo sport. Esisterà mai un giocatore in grado di superare Robben? Esisterà mai un nuovo esterno capace di non spostarsi dal tackle?Semplicemente no. O almeno, passerà molto tempo prima di poter rivedere un esterno con le sue caratteristiche cavalcare quel rettangolo verde di gioco alla velocità di 34 km/h. Passeranno anni, forse secoli, prima di poter rivedere un calciatore capace di resistere al dolore, di giocare al 50% della propria prestazione fisica, pur di resistere al normale ed andare fuori dagli schemi.

E’ ancora tempo dell’uomo di cristallo, del fenomeno dai muscoli di seta. Semplicemente, è ancora tempo di Arjen Robben.

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