La Spal, il Paolo Mazza, i modelli virtuosi e il cuore atalantino

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

Foto Simone Meloni

La pioggia comincia a cadere fitta e fastidiosa appena il treno regionale lascia la provincia di Bologna. Fa caldo e l’umidità supera abbondantemente la soglia del 70%. È un clima tipicamente ferrarese, per questo non fa molto effetto vedere decine di persone inforcare comunque la bicicletta e mettersi in marcia alla volta del campo sportivo.

Per il popolo spallino oggi non è una giornata qualunque, ma una di quelle destinate ad entrare nella storia ormai ultracentenaria del calcio cittadino. Un vecchio “compagno di giochi” si è rifatto il look, dopo aver visto scorrere al suo interno le gloriose gesta della Società Polisportiva Ars et Labor (al secolo la S.P.A.L.): i lavori allo stadio comunale “Paolo Mazza” sono finiti ed oggi la città entrerà di nuovo in possesso del suo stadio. A 90 anni esatti dalla sua prima inaugurazione (avvenuta il 20 settembre 1928 in occasione di un’amichevole tra Spal e Modena). E che stadio!

Tre mesi intensi. Passati a lavorare, lavorare e…lavorare. Nottate insonni, che hanno procurato più di qualche lamentela da parte dei residenti. Ma il patron Mattioli lo aveva detto sin dall’ultima partita della passata stagione, quando battendo la Sampdoria gli estensi avevano conquistato la salvezza: “Lo stadio sarà pronto per settembre”. E così è stato. Forse non si poteva credere il contrario in questo periodo storico in cui Ferrara è sicuramente uno dei pochi esempi virtuosi dal punto di vista calcistico.

La pioggia continua a battere sottile e i pochi metri che dividono la stazione dallo stadio si fanno sempre più colorati di biancazzurro. “La storia ci dice che siamo, tra le grandi del calcio italiano, con Mazza c’è stata la gloria, con noi tornerà la vittoria!”, così recita un coro degli ultras della Curva Ovest. Parole scandite in tempi non sospetti, quando un’intera tifoseria aveva dovuto mandar giù il fallimento e la ripartenza dai dilettanti (2011). E allora in campi come Budrio o Forcoli erano in pochi a credere in questa rinascita.

No, i miracoli nel calcio non esistono. Diciamocelo chiaramente. Esistono la programmazione – supportata da una dote saggia, vale a dire la pazienza – e gli investimenti mirati. Oltre alle persone giuste da piazzare nell’organigramma. E in questo il 2013 è senz’altro l’anno decisivo, con l’avvento al timone societario della famiglia Colombarini, proprietaria della Vetroresina, forte azienda operante nell’area ferrarese.

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Il resto è storia degli ultimi anni, con la ciliegina sulla torta rappresentata, manco a dirlo, dallo stadio.

Doveva essere l’estate del 2008 quando venni per la prima volta a Ferrara, non potendo rinunciare a un giro al “Mazza”. Ricordo come fosse oggi l’assenza dell’attuale Curva Est (smantellata nel 2005 e rimessa provvisoriamente in piedi, in acciaio, lo scorso anno, in occasione del ritorno in A). Al suo posto un parcheggio. Esattamente dieci anni dopo non solo è “risorto” il settore, ma è stato edificato un vero e proprio gioiellino in stile britannico.
Stesso discorso per i Distinti, che solo due anni fa – nelle ultime partite di B – dovevano essere aperti previa deroga a causa della loro vecchiaia.

La capienza attuale tocca i 16.000. Ma qual è la differenza, a mio avviso, tra questo e uno Juventus Stadium qualsiasi? Innanzitutto la Spal ha voluto dimostrare come sia ancora possibile avere lo stadio nel centro cittadino. Buttando giù, con un sol colpo di spugna, le tante eresie e i tanti luoghi comuni che spesso vengono propinati per foraggiare veri e propri ecomostri distanti dai centri abitati (l’Euganeo di Padova vi dice qualcosa?). In secondo luogo il “Mazza” è rimasto uno stadio per i tifosi, i suoi ammodernamenti non hanno voluto spezzare il sapore popolare che storicamente ammanta i suoi interni e i suoi dintorni. Anzi, il contrario.
A entrarci oggi si capisce bene quanto la Spal sia Ferrara e viceversa e le sue tettoie, le sue gradinate e i suoi sostegni ricordano in tutto e per tutti impianti leggendari del football come Goodison Park di Liverpool o Craven Cottage, casa del Fulham a Londra.

Il “Mazza” forse, a differenza degli impianti in stile Juventus Stadium, ti pompa nelle vene l’adrenalina del tifo e dell’attaccamento alla squadra e non la voglia di mettersi a sedere per assistere allo spettacolo come si fa normalmente al cinema o al teatro. È una differenza abissale e non posso biasimare tutti quei tifosi biancazzurri che ho sentito entusiasti e orgogliosi.

È uno stadio in cui i tifosi ospiti non sono stati discriminati e magari messi in un angoletto in altro con poche centinaia di posti a disposizione. Tutt’altro. Il settore loro dedicato ha una capienza per circa 1.500 ed è attaccato al campo esattamente come tutto il resto dell’impianto. Scontato? Neanche per niente se si pensa al discutibile settore ospiti di Torino sponda bianconera o al terzo anello di San Siro!

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Paradossalmente voglio parlare dei 90′ iniziando proprio dal pubblico bergamasco. Malgrado il lunedì e il periodo none saltante della squadra di Gasperini sono infatti oltre 700 i biglietti venduti. Chi pensava che gli atalantini venissero in terra emiliana a fare da semplici spettatori si sbagliava di grosso e sicuramente anche in questo la particolare giornata ha giocato un ruolo chiave.
Gli ultras orobici, come spesso gli capita, hanno dato spettacolo non smettendo mai un momento di cantare e rumoreggiare. Provocando spesso i dirimpettai e ottenendo le chiassose risposte di tutto lo stadio. Per una serata è sembrato di fare un tuffo indietro di almeno quindici anni, quando anche gli stadi di Serie A erano in grado di offrire uno spettacolo ambientale invidiato da tutto il mondo.

E se di spettacolo dobbiamo continuare a parlare, tanto vale omaggiare le due belle scenografie realizzate dalla Curva Ovest: la prima per i 90 anni dello stadio e la seconda – a inizio partita – per i cinque anni di ritrovata unità del gruppo. A seguire un tifo degno di nota, con tutto lo stadio che spesso si è unito ai cori del tifo organizzato producendo un vero e proprio effetto bolgia.

In campo la Spal non tradisce il proprio pubblico ma lo esalta ancor più. È l’ex di turno, Andrea Petagna, a punire i suoi ex compagni con una doppietta. Tre punti che proiettano gli estensi al secondo posto mandando in visibilio il “Mazza”, che ironicamente invoca la Champions League per andare a Monaco e Madrid.

È una serata storica che rimarrà nella mente di tutti i presenti. Ma è anche una serata in cui non può mancare il classico coro in ricordo di Federico Aldrovandi, partito peraltro proprio dal settore dei tifosi atalantini e applaudito da tutti i presenti.
Ecco, Ferrara è così: una città composta, educata, ospitale ed operaia. Ma non dimentica la sua storia. Nel bene o nel male.

Sicuramente stasera Paolo Mazza avrà guardato i suoi “figli” ed avrà sorriso allegramente. Lui è uno che il calcio di provincia l’ha forgiato. A lui, a G.B. Fabbri e a tutti quelli che hanno reso l’Italia una Penisola pazza per il calcio non solo nelle metropoli deve andare il nostro ringraziamento per il bagaglio culturale che ci portiamo quotidianamente dietro quando un pallone rotola sul manto verde.

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