Nazionale, alla ricerca dell’identità perduta

Pubblicato il autore: Pio.Maggio Segui

Italia – Foto Getty Images© scelta per SuperNews

Il 13 novembre 2017 il calcio italiano è sprofondato nel momento più buio degli ultimi 60 anni, con la mancata partecipazione dell’Italia alla fase a girone dei Mondiali. All’indomani della doppia sfida con la Svezia, tutte le critiche furono rivolte verso Giampiero Ventura, e ad un movimento non più capace di sfornare talenti. Conseguenza naturale di quello scempio calcistico fu il licenziamento dell’allora commissario tecnico, accontentando la plebe calcistica, invece di pensare di ripartire riformando dalla A alla Z l’intero movimento. Detto francamente la mancata partecipazione ai Mondiali poteva, e deve, essere un’opportunità da cogliere per rialzare la china. Da quel giorno nero l’Italia ha vinto solo una partita contro l’Arabia Saudita, sia Di Biagio (allenatore ad interim), che Roberto Mancini non hanno dato un minimo d’identità alla Nazionale, cambiando di continuo uomini. Proprio questo è diventato il centro delle critiche e delle osservazioni dei più: gli uomini, gli interpreti. Niente di più sbagliato per chi dovrebbe rialzarsi, invece partendo dalle idee e dalla tattica. Diciamocelo chiaramente, non sforniamo più i campioni di una volta, ma è pur vero che non possiamo considerarci inferiori ad una Svezia, Danimarca  o Islanda, e nell’Europeo del 2016 con Antonio Conte commissario tecnico lo abbiamo dimostrato.

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Si parla di una crisi di giocatori, di come il nostro calcio non produca più giovani di talento, ma se questo non fosse vero? Basta dare un’occhiata ai risultati delle nazionali giovanili per capire che forse non è così: Under 17 finalista dell’Europeo 2018, Under 19 finalista dell’Europeo 2016 e nel 2018, Under 20 terzo posto al mondiale 2017. Questi risultati potrebbero significare poco, ma lasciano comunque degli spunti di riflessione: che fine fanno questi talenti? perché non trovano spazio e fiducia nel nostro campionato? Non sarebbe giusto e sensato puntare su di loro? A queste domande è difficile dare risposta senza la ‘mano’ di una Federazione. Il vero problema di questa Nazionale risiede nella scarsità delle idee, nelle tattiche e nella gestione di questi giocatori. Non si arrabbi il Mancio, ma ci sembra abbastanza confuso da quando ha preso in mano il timone dell’Italia. In un momento così nero e di disaffezione verso la Nazionale non è un’ottima idea puntare sugli esperimenti e su un continuo cambio di giocatori. Il rischio, avvenuto sistematicamente, è di mandare alla mercé delle critiche più feroci i giocatori, ed è quello che è successo ai vari Jorginho, Lazzari, Balotelli e Biraghi.

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La nostra Nazionale deve ritornare ad avere un’identità per prima tattica, con un’idea di modulo, di calcio, e sì di interpreti, ma come riferimenti da cui ripartire e non come pedine da cambiare in continuazione cercando magicamente la soluzione. Nessun giocatore italiano può da solo farci rialzare la testa, non può farlo Balotelli, non può farla la corsa di Chiesa, né tanto meno la generosità di Belotti. Se non si capisce da dove ripartire e che gli esperimenti possono avere un’importanza quando esiste una base e non in fase di rinascita, per l’Italia sarà davvero dura risalire la china. Ora più che mai non serve un selezionatore, bensì un maestro che ridia la giusta identità tattica a tutti.

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