Roma sale la tensione, nuovo stadio in bilico?

Pubblicato il autore: Davide Visioli Segui

Roma sale la tensione, nuovo stadio in bilico?

A Roma si vive una fase di profonda inquietudine sulle sorti del nuovo gioiello progettato dall’archistar americana, Dan Meis.
Sono ormai trascorsi 6 anni da quel 31 dicembre 2012, principio di accordo siglato dal costruttore (ora in grossi guai con la giustizia) Luca Parnasi e l’imprenditore americano, nonchè presidente della Roma, James Pallotta.
Da quel giorno il progetto, presentato in pompa magna, come eccellenza e mirabile visione, collocandosi come punto di riferimento costante per la nascita degli stadi del futuro, non ha ancora concluso il proprio percorso burocratico.
Tra varie delibere dell’assemblea del comune romano, uno dei nodi irrisolti è ancora oggi, la mancanza del via libera alla variante del piano regolatore, termine fisso e determinante per apporre il sigillo della prima pietra.

La Roma in questi anni è passata attraverso tre diverse amministrazioni comunali, tutte contraddistinte da una serie di problemi e strascichi che hanno posto alla frusta la qualità del lavoro di ciascuna, in relazione alle virtù romane.
Testando la bontà di ciascuna, l’iter ha preso il via con il centrodestra di Gianni Alemanno su cui si edificarono i propositi e le intese, giungendo alla valutazione con il centrosinistra di Ignazio Marino, per arrivare al primo brusco stop con il prefetto Francesco Paolo Tronca, commissario straordinario in ordine allo scandalo di Mafia Capitale dal 1 novembre 2015 al 22 giugno 2016, fino alla revisione pentastellata vissuta con l’avvento del Movimento 5 Stelle e della sindaca Virginia Raggi.
Il sogno di uno stadio nuovo per i giallorossi, ormai da troppo tempo in attesa di compiere il salto di qualità, ha vacillato pesantemente, riuscendo però sempre a superare le durissime prove poste da una politica insipiente, da scandali, disastri naturali e dalle debolezze strutturali della città eterna.

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Dagli ultimi tre mandati elettorali, con l’ampio ventaglio di risultati, peculiarità, soluzioni e problematiche sollevate, allo scandalo di Mafia Capitale (fino a quello più recente scoppiato proprio in seno all’area di Tor di Valle su cui dovrebbe sorgere lo stadio), fino al rischio idrogeologico del fiume Tevere, per arrivare ad un problema ancor più annoso, quello della distribuzione della viabilità, col rischio di tilt e la necessità e l’urgenza di ridisegnare un nuovo piano urbanistico comunale.
Senza dimenticare che l’area di Tor di Valle, prescelta dopo lungo studio e selezione, ha subito ogni sorta di contestazione trasversale: da comuni cittadini, ai residenti, dagli ambientalisti che intendono tutelare le bellezze naturalistiche dell’area (cercando in proposito un altro tipo di riqualificazione che non preveda uno stadio), fino agli assessori che si sono succeduti in Campidoglio (emblematiche le prese di posizione adottate dall’ex assessore all’urbanistica, il pentastellato Paolo Berdini).

Il progetto ha resistito alle intemperie emerse dallo scandalo che travolse la giunta Marino con “Mafia Capitale”, vicenda legata indissolubilmente a punte di diamante del sistema, criminali condannati recentemente in appello, come l’ex terrorista nero Massimo Carminati e il Ras delle cooperative Salvatore Buzzi, fino all’escalation prodotta dal recente scandalo denominato “Stadio Capitale”, riferimento emerso dall’inchiesta “Rinascimento” condotta dai magistrati della Procura di Roma, Barbara Zuin e Paolo Ielo, che hanno smascherato tra gli altri, il costruttore Luca Parnasi e Luca Lanzalone ormai ex presidente di Acea, arrestati per associazione a delinquere e corruzione.
La procura di Roma tutt’ora espande sempre più a macchia d’olio il raggio delle proprie indagini individuando nel sistema Parnasi, un giro di affari che raccoglie diffuse responsabilità anche da parte di altri personaggi politici e funzionari di spicco della politica romana.
Sulla base di queste continue sollecitazioni, la Roma si è trovata parte lesa, chiedendo con gran forza che l’iter per lo stadio ripartisse: “È un nostro diritto”.
Ma dal 13 giugno, origine dello scandalo più recente della tormentata storia capitolina, la burocrazia romana non ha più ingranato.

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Tutta questa serie di vicende, stanno forzando la mano del presidente giallorosso James Pallotta che ha già preannunciato senza mezzi termini: “Se bloccano lo stadio, me ne vado”.
Ma pur essendo tentato dall’opzione di uscita, l‘imprenditore americano non demorde e pensa ad una soluzione condivisa in “famiglia”. Lui e i suoi soci pur di smuovere la situazione da questo iniquo torpore, sembrerebbero disposti ad accollarsi la parte ormai compromessa di Parnasi, nel progetto del nuovo stadio, diventandone di fatto gli unici e legittimi titolari.
Il tempo però stringe e l’ennesimo time limit fissato dal Comune di Roma è il 31 dicembre.

Nel frattempo, su questa linea di precario equilibrio, la tensione più che per la stagione calcistica appena avviata, nell’ambiente giallorosso tradisce preoccupazione per la vicenda stadio, determinante per il futuro roseo dei giallorossi.

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