4-2-3-1: le ragioni della non brillantezza dell’Inter

Pubblicato il autore: Christian Vannozzi Segui

Foto Getty Images© per SuperNews

Diversi allenatori si sono ostinati a portare avanti un discorso tattico quando non era il caso di portarlo, è il caso dell’Inter di Spalletti e del famigerato 4-2-3-1, o per meglio dire 4-5-1 offensivo, ovvero un centrocampo possente formato da due mediani in grado di coprire la difesa, spezzare l’azione avversaria e soprattutto impostare il gioco, un trequartista, due ali e un centravanti. Con questo modulo la Roma di Luciano Spalletti ha incantato l’Italia e l’Europa, vincendo solo Coppe Italia e Supercoppe italiane, ma mostrando un bellissimo gioco.

Con lo stesso modulo l’Inter di Mourinho, dopo non essere riuscita a trionfare in Europa con il classico 4-3-1-2, tanto caro al tecnico portoghese, è riuscita a stravincere in Europa dando lezioni di calcio al Barcellona, al Chelsea e al Bayer Monaco.

Detto questo tutti potrebbero pensare che tale modulo sia il migliore possibile, e questo è vero, quando si hanno due ali del calibro di Eto’o e Pandev, un trequartista come Wesley Sneijder, un centravanti duttile, versatile, che sa giocare la palla come Milito, e due mediani dotati di più polmoni come Cambiasso e Zanetti. Se si hanno ingredienti del genere sicuramente il 4-2-3-1 non può che essere la formazione ideale, come lo è stata nella Roma, quando si potevano contare attori come Dzeko, Salah, Florenzi e Nainggolan, calciatori di prima scelta che hanno saputo far ben figurare la seconda Roma di Spalletti.

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Anche nella sua prima Roma Spalletti poteva contare su primizie come Totti in attacco, come falso nove, e dietro Vucinic, Perrotta e Julio Baptista, e poteva contare su un centrocampo con De Rossi e Pizarro, non due qualsiasi.

Tutto questo per dire che per fare un buon piatto occorre avere gli ingredienti giusti, non gli ingredienti che capitano o che passa il convento, e che un allenatore capace deve essere in grado di adattare il modulo al capitale umano che ha, quello che ha saputo fare Mourinho all’Inter, dove il primo anno ha giocato con il suo classico 4-3-1-2, puntando sulle due punte Ibrahimovic e Crespo, e con un centrocampo muscolare che annoverava Zanetti, Cambiasso, Muntari con trequartista Stankovic, mentre l’anno dopo, con l’arrivo di Milito, Eto’o, Pandev e Sneijder si è optato per il 4-2-3-1.

Che dire dell’Inter odierna di Spalletti? Be, partendo dal centrocampo è subito il caso di dire che non ci sono né De Rossi-Pizarro, né De Rossi-Strootman, né Cambiasso Zanetti, bensì Brozovic-Vecino o Brozovic-Gagliardini, il che è tutto dire in quanto non è proprio possibile mettere a paragone le 4 coppie di centrocampisti riportate. Le prime tre ottime per fare questo tipo di gioco, l’ultima totalmente inadeguata. Per questa ragione il buon Luciano aveva chiesto a Suning l’acquisto di Vidal e Modric per il suo gioco. Con i due calciatori menzionati il 4-2-3-1 si poteva fare eccome, ma di certo non con Brozovic e Vecino.

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Passiamo alle ali, Eto’o-Pandev contro Candreva-Perisic, in pratica due punte laterali contro due esterni che non  riescono quasi mai a incidere. Mentre Eto’o realizzava infatti tantissimi gol, Candreva e Perisic stentano, e spesso si estraniano dal gioco, a dimostrazione di come assolutamente non siano adatti per questo tipo di gioco. Ricordiamo che la Roma aveva Salah-Florenzi come ali, e la differenza si vedeva.

Non parlerò del trequartista, in quanto Nainggolan è senza dubbio adattissimo e paragonabile allo stesso Sneijder, ma occorre parlare dell’attacco, in quanto i vari Totti, Milito e anche Dzeko, non sono uguali a Icardi. Il buon Maurito è un centravanti che non partecipa molto alla manovra d’attacco né alla manovra difensiva, a differenza degli altri tre, cosa che è essenziale per questo tipo di gioco.

Perché allora ostinarsi con il 4-2-3-1? Emulazione di Mourinho o della Roma passata? Chissà….sicuramente codesto modulo non valorizza i calciatori della rosa attuale, e sinceramente non mi garba.

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