Cristiano Ronaldo nella bufera: il prezzo da pagare sarà la rinuncia al sesto Pallone d’Oro?

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui

La pausa per le nazionali consentirebbe divagazioni extracalcistiche tanto agognate da mogli e fidanzate candidamente disinteressate ai temi della carovana calcistica itinerante ma siffate amabili e squisite creature mi perdoneranno se gli incresciosi sviluppi della querelle inerente niente po’ po’ di meno che Cristiano Ronaldo in persona, avendo raggiunto picchi di audience inopinatamente trending topic, costituiscono di tutto puntino viatico di una ponderata e neanche tanto poderosa riflessione sui prossimi scenari di politica del pallone che prontamente mi appresto a elucubrare.

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Le premesse di questa malriuscita liaison ormai sulla bocca di chi non solo mastica calcio e gossip ma concede l’occhio sornione pure alla cronaca che proprio rosa non è, non mi dilungo a riassumere ma semmai a sintetizzarvi. Siamo in presenza di un campione balzato agli onori delle cronache,  a quanto si dice nel rincorrersi schizofrenico confermato da più parti di un atleta di indiscusse doti balistiche e indefesse qualità morali, con (già) alle spalle una lunga carriera professionale condita di numerosi successi sul campo e conquiste fuori, accompagnata con scientifica funzionalità ad una immagine da sempre curata e protesa cinicamente alla massimizzazione dei profitti senza pudore e (fino ad oggi) senza macchia. Un calciatore professionista, i cui trionfi e le copertine dei magazines hanno fatto assurgere ad icona dello star system mondiale, non solo uno sportivo, ma una figura manageriale delle più agguerrite, attento a monetizzare i successi della carriera sportiva e a capitalizzarli in credibilità e garanzie, ossia denaro sonante in un campo che in questo caso non è il rettangolo di gioco ma semmai una sorta di ring economico. Normale che un prospetto simile goda dalla notte dei tempi, non solo dell’ammirazione sconfinata di un foltissimo esercito di fedelissimi supporters football-dipendenti ma anche di una fanatica e sterminata schiera di brulicanti e farneticanti followers del gentilsesso, tutte più o meno istruite e catechizzate a dovere, ad ogni latitudine, per catturare le pulsioni dell’asso portoghese.

Dicevamo, a palesarsi presunta sventurata protagonista, una graziosa fanciulla ormai non più a onor del vero in età da pubescente, di accecante e prorompente bellezza, che all’incirca una decina di anni fa si sarebbe intrattenuta con il divo portoghese nei privè di un rinomato locale spagnolo, all’epoca in cui il fenomeno vestiva la camiseta dei blancos, per poi darsi appuntamento, regolarmente atteso, in una suite di prestigio pari al tanto decantato lignaggio del suo ospitale cavaliere. Che all’appuntamento non ci si apprestasse a disimpegnare le giovini e avide menti in fantasiosi e cervellotici giochi in scatola o a disquisire sul fine ultimo terreno dell’essere umano, sembra fosse monopolio ad appannaggio del solo protagonista maschile di questa vicenda a tinte oscure. E forse a più di uno come il sottoscritto intento a scrivere e di voi impegnati nella lettura…Cosa sia effettivamente successo lo si è poi appreso da testate più o meno autorevoli, nonostante un generoso accordo extragiudiziale avesse a suo tempo obliato l’ accaduto e soddisfatto la sete di vendetta della presunta vittima. Quello che si evince procedendo con le mani inguantate nel calderone magmatico delle news più disparate lanciate da ogni media a piè sospinto, riferisce di una presunta violenza carnale perpetrata da Cr7 nei confronti di questa avvenente pulzella, all’epoca dei fatti poco più che ventenne, la quale, sempre da quanto si dice, tutto si sarebbe aspettata tranne che la serata trovasse epilogo in un intenso e amoroso amplesso. Lungi da me riflettere su prove dibattimentali che non paiono trovare terreno fertile sulle colonne di questo articolo: la cornice semmai più congeniale sembra essere quella più seriosa e veridica delle aule di giustizia o al più di pomposi studi di impomatati penalisti di grido.

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Per rimanere alla res narrante e alla sfera più prettamente calcistica, a me pare evidente e più che sotteso l’intento: la mano del regista appare in tutta la sua cifra a rivelare l’ambizioso e neanche tanto arcano disegno precostituito, ossia quello di far perdere all’ex pupillo di Florentino Perez, catapultato di recente nella nostra ex bistrattata serie A, il suo sesto pallone d’oro di una carriera già gravida di ogni glorioso trionfo. Sospetta è altresì la tempestività con la quale si è riesumata la vicenda, con capriccio e raccapriccio, a meno di due mesi scarsi dall’attesa assegnazione del trofeo più desiderato a livello individuale da ogni singolo calciatore. Un improvviso sex gate, il cui turbinio e polverone incontrollabile anche al più abile diplomatico del suo entourage, creerebbe non poco scompiglio anche a chi in faccende più serie fosse affaccendato.
Prosit.

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