Gigi Meroni, la tragica storia del calciatore-artista del Torino

Pubblicato il autore: Roby92 Segui

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Gigi Meroni: la tragica storia del calciatore-artista, il 15 ottobre 1967 Gigi Meroni, la farfalla granata spiccava l’ultimo volo in quella fredda sera d’autunno. Una foglia d’albero caduta nel vigor della sua bellezza. Se ne andava per diventare leggenda. Lui, la farfalla imprendibile, il calciatore-artista  geniale e pazzesco. Giocava indossando la maglia numero 7 sulla schiena, i calzettoni abbassati, la maglietta fuori dai pantaloncini ed infine i capelli lunghi e la barba. Viveva in una piccola mansarda dove amava dipingere e disegnare abiti. Si divertiva ad intervistare i passanti chiedendo loro cosa ne pensassero del suo estro geniale e spesso criticato all’epoca; e girava con una gallina al guinzaglio. Orfeo Pianelli lo porta a Torino, sponda granata. Quella maglia Meroni se la cuce sul petto e nel cuore rifiutando il trasferimento alla Juventus del presidente Agnelli.

Gigi Meroni: la tragica storia del calciatore-artista
, La sua rete memorabile avvenne contro l’Inter di Helenio Herrera. Una rete che resta nel memoriale del calcio e che ben evidenzia e sintetizza la sua vita. I nerazzurri non perdevano in casa da mesi, e la notte prima Meroni era stato sveglio fino all’alba, sotto la pioggia, a discutere con Cristiana. Eppure quel giorno aveva previsto che qualcosa sarebbe accaduto. A chiudergli la porta c’era il famoso Facchetti. Gigi barcollò per qualche istante fece due passi indietro e fece partire un pallonetto di destro che superò Facchetti e andò ad infilarsi nell’angolino destro della porta difesa da Sarti.

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Gigi Meroni: la tragica storia del calciatore-artista, la favola della farfalla granata era troppo bella così come la sua relazione con Cristiana, la donna amata. E così il nefasto fato spezzò il suo volo. Quel 15 ottobre 1967 i granata vinsero 4-2 contro la Sampdoria. Meroni lasciò il campo col capo chino, gli occhi tristi quasi come se avesse la sensazione che quella sarebbe stata la sua ultima volta. Combin quel giorno segnò tre reti. “Al derby ne farai altri tre” gli disse Gigi.
Poche ore dopo, un’automobile spezzò per sempre le sue ali e lo consegnò alla leggenda granata.
Sette giorni dopo, in uno stadio impietrito, si giocò il derby. Il Torino vinse 4-0 con la tripletta di Combin e la prima rete di Alberto Carelli, che quella domenica indossava la maglia numero 7. Dopo il gol, col viso bagnato dalle lacrime guardò il cielo, quel cielo dove la farfalla granata libera volava di fior in fiore mostrando il fior della giovinezza troppo presto spezzata.

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