Il Genoa e Preziosi al centro dell’inchiesta-shock sull’acquisto di Petar Brlek

Pubblicato il autore: Stefano Trentalange Segui

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Nelle ultime settimane, tira una brutta aria dalle parti di Pegli, sede del centro sportivo del Genoa.
Come molti sapranno, l’ambiente è stato scosso innanzitutto dal clamoroso allontanamento di Davide Ballardini dalla guida tecnica del Grifone in seguito alla sconfitta contro il Parma subito prima della pausa per lasciar spazio alle Nazionali. I tifosi ancora non riescono a spiegarsi il perché di un gesto ritenuto folle o quantomeno azzardato, messo in atto da parte di un presidente come Preziosi che non è nuovo a repentini sbalzi di umore. Il patron si è spiegato semplicemente mostrando tutta la sua amarezza per una squadra che, a suo avviso, può rendere meglio difensivamente parlando. Eppure la classifica sorride al Genoa, visti i soli due punti che la distanziano dalla zona Europa, piazzamento che manca dai tempi del Principe Diego Milito. Ma, si sa, chi è alla testa di un club di calcio può investire i suoi danari quando e come vuole.

Come se non bastasse una decisione impulsiva di questo tipo, a rendere l’ambiente ancora più pesante ci ha pensato un’inchiesta avviata da un magistrato polacco su presunti assegni scoperti del valore di 800 mila Euro, riguardanti l’acquisizione del calciatore slovacco Petar Brlek. Il centrocampista, attualmente in prestito al Lugano dal Genoa, è stato tesserato per la società rossoblu nell’estate del 2017 proveniente dal Wisla Cracovia. Se le accuse nate in Polonia venissero confermate, il club di Preziosi rischierebbe un processo a suo carico per frode sportiva.
Finora, l’unico personaggio coinvolto nella vicenda ad essersi esposto è l’allora amministratore delegato del Genoa, Alessandro Zarbano. L’artefice del trasferimento in questione si è subito messo sulla difensiva, dichiarando la sua estraneità sulle pagine de La Repubblica: «Con il Wisla nessuna pendenza, tutto quello che dovevamo pagare l’abbiamo pagato». 

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Anche se l’establishment genoano si dice tranquillo, il club rossoblu può incorrere in sanzioni sia economiche che in termini di punti già nella stagione in corso.
Preziosi, inoltre, non sarebbe estraneo a episodi scarsamente ispirati ai principi di lealtà sportiva. Basti ricordare le indagini aperte nel 2005 sulla presunta combine nella partita tra Genoa e Venezia. Lo scontro tra prima e ultima della classe si concluse con la vittoria per 3 a 2 in favore dei liguri anche per via di una chiamata di Preziosi all’allora presidente del Venezia, per chiedergli di giocare una partita senza il coltello tra i denti, vista la già matematica retrocessione in C dei lagunari e la parallela promozione a un passo della squadra genovese. Il processo si concluse con la retrocessione forzata del Genoa in terza serie con l’aggiunta di tre punti di penalizzazione da scontare nella stagione seguente, mentre Preziosi venne inibito per 5 anni dalla sua carica.
Si potrebbe ricordare, altresì, il patteggiamento richiesto dal medesimo quando fu condannato per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio dopo il fallimento del Como, di cui ricopriva il ruolo di presidente.
O, ancora, nel 2015, tornano in mente le presunte accuse di doping finanziario rivolte a Preziosi per aver gonfiato il bilancio del Genoa grazie a società svizzere, pur di poter iscrivere la sua squadra al campionato di Serie A alle porte.

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