Leonardo Bonucci, fascia di capitano al braccio 16 mesi dopo il tradimento alla “Juve”

Pubblicato il autore: Stefano Trentalange Segui

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

Senza peccare di ipocrisia, nel mondo del calcio è difficile utilizzare lo strumento del perdono, di cristiana memoria. Il discorso vale, ancora di più, per i tifosi, per i quali risulta complicato accettare l’addio di un loro idolo, soprattutto se il giocatore in questione decide di passare ai rivali di sempre.

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Stiamo parlando di Leonardo Bonucci, capitano del Milan per tutta la durata dello scorso campionato, salvo poi fare un rapido dietrofront una volta compreso che la sua decisione di abbandonare la Juventus, dove è diventato uomo e difensore di livello mondiale, è stata una scelta dettata più dall’istinto e dalla rabbia del momento che non da ragionamenti fatti a tavolino con un’attenta valutazione dei pro e dei contro. Il desiderio di lasciare il popolo bianconero, che lo ha amato e sostenuto per anni nonostante alcune sue défaillance difensive, è nato dal momento in cui Bonucci si è ritrovato in tribuna dopo aver discusso con il tecnico Max Allegri prima della gara di Champions contro il Porto.
Ben presto, però, Leo Bonucci si è reso conto del caos societario che ha regnato sovrano per tutta la stagione dei Diavoli Rossoneri, dovuto alle azzardate e insensate manovre finanziarie di Yonghong Li, che ha messo a disposizione dei responsabili del mercato rossonero un budget irrealistico per i suoi limiti di spesa. La premiata ditta Mirabelli-Fassone ha scippato Bonucci alla Juve, proponendo al difensore di Viterbo un contratto da circa 10 milioni di Euro annui più la possibilità di essere il leader della retroguardia rossonera, testimoniata dalla fascia costantemente indossata dal difensore durante l’arco dell’intera stagione.
La fuga dall’Inferno societario in cui si è ritrovato, ha riportato Bonucci tra le braccia della squadra che gli ha permesso di diventare grande. Anche se, nel frattempo, il club rossonero è passato nelle mani del più rassicurante fondo americano Elliott, Leo Bonucci ha impiegato poco per organizzare una cena di riavvicinamento all’universo juventino con Chiellini, nel tentativo di riallacciare i rapporti con i vecchi compagni di mille battaglie. In effetti, spostando il discorso sul versante tattico, nell’unico anno vestito di rossonero, Bonucci ha sentito la mancanza di un compagno di reparto “tappabuchi” come lo sono stati per l’appunto Chiellini o il medesimo Barzagli. Da sempre, Bonucci è stato riconosciuto più come un difensore di impostazione della manovra e dotato di grande tecnica individuale, che non per le sue capacità nei contrasti o nella marcatura a uomo. Leo ha dimostrato più di una volta il suo punto debole in una difesa meno organizzata come quella del Milan, in costante balia degli avversari per buona parte dello scorso campionato.

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A quanto pare, l’establishment juventino, soprattutto nelle figure di Nedved e Paratici, ha perdonato il cavallo di ritorno Bonucci, concedendogli la via del Purgatorio. E arriviamo a ieri sera quando, nel pareggio contro il Genoa, Leo si è visto assegnare la fascia di capitano da Allegri quasi un anno e mezzo dopo l’ultima volta.
I tifosi presenti allo Stadium hanno reagito con un mix di sgomento e sorpresa, tanto che una parte di loro, nei panni del Grande Fratello, si è focalizzata più sulla prestazione di Leo che non sullo scontro anche mediatico tra Cristiano Ronaldo e l’attuale bomber della Serie A Krzysztof Piątek. C’è da aggiungere che la scelta di conferire i gradi di capitano a Bonucci è stata quasi obbligata, vista l’assenza dai titolari di Chiellini, ma non per questo era scontata. Tra l’altro, Bonucci si è reso protagonista, suo malgrado, della distrazione che ha portato al pareggio di Bessa, obbligando la Juventus al primo stop dopo ben otto vittorie in altrettante partite dall’inizio del campionato.
Ora la palla passa agli ambienti oltranzisti bianconeri, ai quali tocca decidere se dare l’assoluzione o meno al figliol prodigo.

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