Napoli-Liverpool, ode alla perseveranza firmata Insigne

Pubblicato il autore: Luca Vincenzo Fortunato Segui

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

 

Napoli-Liverpool è stato quasi come un romanzo, terminato con un bel lieto fine. Sia chiaro, il girone resta sempre un monte Everest da scalare, ma questa tappa intermedia regala fiducia e consapevolezza agli uomini di Carlo Ancelotti e al pubblico partenopeo che volano a 4 punti e guardano momentaneamente dall’alto i Reds e il PSG. Un risultato (1-0) che tra l’altro appare anche molto stretto, sbirciando le statistiche finali di Napoli-Liverpool. Infatti c’è una forte disparità già a partire dai portieri, tra chi, come Alisson, ha subìto 12 tiri (tra cui 4 nello specchio) e chi invece ha ammirato solamente 3 bordate finite in curva, tranne per il salvataggio miracoloso in uscita all’85° minuto. Aggiungendo poi l’immancabile dato sul possesso palla, si comprende la trama organizzata da Carletto, capace di dominare la scena con un 57% totale, con picchi di circa 60 in alcune fasi di gioco. Klopp, invece, non ha saputo iniettare forza e organizzazione ai suoi ragazzi, forse influenzati dal clima caldo del San Paolo o semplicemente volti a quel punticino che avrebbe rimandato tutto all’Anfield.

 

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Un atteggiamento difensivo e poco produttivo per il Liverpool, basato solamente sulle ripartenze del trio podista Manè-Salah e Firmino che però hanno dovuto fare i conti con un filtraggio fisico e di qualità al centro, con Allan e Koulibaly sugli scudi. Proprio quest’ultimo è stato forse il jolly del Napoli, grazie alla sua duttilità nelle due fasi di gioco, sfornando cross al bacio, fermati solo da salvataggi sulla linea, come nel caso di Gomez su Callejon al 75′. Dalla sua stessa fascia sinistra, poi, è arrivato l’assist perfetto di Mario Rui per Mertens, fermato incredibilmente dalla traversa. A questo punto, parecchie squadre si sarebbe arrese all’evidenza della serata sfortunata, ma stando a Napoli difficilmente si fanno i conti parziali. E infatti gli azzurri hanno continuato a tamburellare nella metà campo avversaria, rischiando solo nel lancio in profondità per Salah sul quale si è avventato Ospina, finché non è giunto il più classico e romantico dei minuti, il novantesimo. Proprio allo scadere del tempo regolamentare, Callejon ha saputo trafiggere in velocità Robertson e servire ad Insigne il pallone forse più semplice della gara, da capitolare a porta sguarnita. Ciò che avviene dopo è il tributo epico riservato dalla Curva A, protagonista dal primo all’ultimo minuto e pronta a stringere il Magnifico realmente fra le sue braccia. Quel che abbracciamo noi cronisti, invece, è un testo, un’ode alla perseveranza di scuola ancelottiana che ha reso onore ad un’Italia vicina alla rinascita sportiva in campo internazionale.

 

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