Dimissioni Ventura, i motivi dell’improvviso addio del tecnico al Chievo

Pubblicato il autore: Stefano Trentalange Segui

Gianpiero Ventura – Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Non c’è ancora nulla di deciso né è stato diffuso un comunicato ufficiale da parte della società Chievo. Fatto sta che Gian Piero Ventura si è dimesso, di suo pugno, dalla panchina dei “Mussi Volanti”. Una scelta che ha colto impreparata la dirigenza clivense e tutto l’ambiente intorno alla squadra gialloblu. Il passo indietro di Ventura è arrivato subito dopo il pareggio ottenuto ieri contro il Bologna, primo punto messo in tasca dal Chievo dall’inizio del nuovo ciclo inaugurato dall’ex ct della Nazionale.
Secondo indiscrezioni, il tecnico genovese avrebbe comunicato la sua decisione di dimettersi davanti a tutti i membri dello spogliatoio a fine partita, dopo che Ventura si era già confidato con il suo vice Salvatore Sullo durante il secondo tempo di Chievo-Bologna.

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Alla base di un gesto che avrebbe del clamoroso ci sarebbe una sensazione di malessere provata dall’ormai settantenne allenatore, il quale sente una pressione costante mista a diffidenza da parte non dell’universo Chievo, bensì proveniente dall’opinione pubblica all’esterno. Proprio in questi giorni, tra l’altro, ricorre l’anniversario della mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale di Russia per mano della maledetta Svezia, evento che avrebbe contribuito al crollo psicologico definitivo di un Ventura messo costantemente al centro di un continuo gioco al discredito operato dalla stampa nazionale nei suoi confronti. Una mossa come quella delle dimissioni spontanee è frutto certamente anche dei risultati negativi registrati da quando Ventura si è seduto sulla panchina clivense, visto lo score che recita 3 sconfitte e un pareggio con un Chievo incapace di andare oltre quota 0 punti i in classifica. La sensazione di sfiducia intorno al suo nome, accostato costantemente al fallimento Mondiale, ha fatto il resto, costringendo il navigato allenatore ad abbandonare il progetto Chievo, nonostante la proposta di un biennale da parte del presidente Campedelli. I massimi organi dirigenziali dei Mussi Volanti avevano in mente di costruire un progetto intorno alla figura di Ventura, anche in caso di inesorabile retrocessione in B.

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Dal canto suo, il direttore sportivo del Chievo Romairone fa capire che le dimissioni dell’ex tecnico della Nazionale sono ancora congelate: “Non ce lo aspettavamo, è stato un fulmine a ciel sereno. Dopo il fischio finale Ventura mi ha detto che sarebbe andato negli spogliatoi e che avrebbe comunicato alla squadra che si sarebbe dimesso. Una scelta fatta a caldo, ma che andrebbe pensata e verificata. Come società ci sentiamo di dire che Ventura è ancora il nostro allenatore, ma ogni comunicazione la darà il presidente”.
Queste le uniche parole provenienti dal Cda gialloblu che, evidentemente, nutre ancora speranze di convincere Ventura a restare e portare avanti un’impresa ancora possibile, visti i 9 punti che separano il Chievo dalla quartultima che, alla dodicesima giornata, non possono già considerarsi incolmabili.
Se, dopo qualche giorno di riflessione a freddo, Ventura dovesse confermare la sua decisione di lasciare la squadra, quella di ieri rischierebbe di essere l’ultima partita nei professionisti di un allenatore ingiustamente visto come unico capro espiatorio della storica figuraccia contro la Svezia. Sembra ieri quando Ventura, alla presentazione in veste di nuovo tecnico del Chievo, aveva dimostrato ancora tante motivazioni e la voglia di far ricredere tutti coloro ancora avvelenati per non aver visto l’Italia al Mondiale. Con una violenza verbale in alcuni casi inaudita, ieri sui social sono stati in molti a scagliarsi contro il tecnico ligure, rimproverandogli le sue mancate dimissioni con l’Italia così come ha fatto invece nel caso del Chievo.
Anche se nella mente di tutti rimarrà indelebile la delusione per un’eliminazione accaduta solo un’altra volta nella storia della Nazionale italiana, l’auspicio è che la dignità della persona Ventura non venga ulteriormente toccata e distrutta dall’impeto di coloro che usano i canali social solo perché si sentono giudici supremi per meriti auto-acquisiti.

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