Mourinho, un personaggio da amare indipendentemente dalla fede calcistica (specialmente se bianconera)

Pubblicato il autore: Luciano Nervo Segui

Jose Mourinho – Foto Getty Images© per SuperNews

Uno dei migliori allenatori in attività dal punto di vista della ricchezza del Palmares: 2 Primeira Liga, 3 Premier League, 2 Serie A, 1 Liga, 2 Europa League e altrettante Champions League, e non mettiamoci a contare tutte le rimanenti coppe minori, o premi individuali che altrimenti non rimane spazio per altre riflessioni. Bene ora tenete in mente questi numeri.

L’inizio di stagione non è stato sicuramente da sogno, tanto che il “glorioso” Man United si trova ora alla settima posizione a ben 9 punti dalla vetta al momento colorata dell’azzurro dei rivali cittadini. Dopo le prime 3 partite aveva vinto una volta e perso le restanti due, e per due soli risultati negativi di fila la dirigenza inizia a metterlo in discussione, e non leggermente. Sicuramente dietro c’è qualcos’altro, come per esempio la sua personalità ingombrante, e la sua maniera di risolvere i problemi con decisioni discutibili. Ma forse si dimenticano: 1) il palmares elencato precedentemente; 2) le sue precedenti due stagioni sulla panchina dei red devils. La prima in Premier League è stata indubbiamente un fallimento, ma dopo anni travagliatissimi tra Moyes e Van Gaal, ha portato a casa 3 trofei in una stagione: Community Shield, FA Cup, e soprattutto Europa League. Mentre nella seconda in Champions ha fallito uscendo contro il Siviglia di Montella, ma in Premiere è stata la seconda indiscussa della classe, con davanti un’anomalia calcistica come quella del City di Guardiola.

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Ma probabilmente la dirigenza americana non lo digerisce per altri motivi e decide che ormai è tempo di farlo fuori. Anche il mondo giornalistico lo attacca, sostenendo che sia uno non più in grado. Così, dal nulla dopo due risultati sembra sia l’ultimo degli allenatori. Per molti potrà essere sembrata esagerata la sua uscita dalla conferenza stampa accompagnata da richieste di rispetto con tanto di riferimento al suo palmares confrontato con quello degli altri allenatori in terra inglese. O tutti gli insulti in portoghese davanti alla telecamera all’uscita dall’Old Trafford dopo la rimonta contro il Newcastle. Ma non lo erano. Lui si è ritrovato in questo ciclone di critiche, che ha spazzato dalla mente dei suoi “haters” tutto quello che aveva costruito con la sua carriera.

L’unica voce contro il coro è stata quella più importante, quella dei tifosi. Già dalle prime contestazioni si sono presentati allo stadio con tanto di striscioni e cori densi di messaggi di affetto e supporto verso il loro Special One. Anche nei momenti più bui, come quando in casa contro il Newcastle assistevano ad uno svantaggio di 2-0 (poi rimontato in uno splendido 3-2). Stessa cosa ieri sera: sull’1-0 i canti erano solo per Josè.

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E ultimamente si sono aggiunti alla “lista nera” anche i tifosi juventini, all’andata lo hanno fischiato quasi per tutti i 90′ minuti, e stessa storia al ritorno. Anzi per il ritorno non sono stati proprio 90 minuti, gli insulti sono partiti solamente dopo il gol (wow) di Ronaldo (vigliacchi).

Contro tutto e tutti, odiato da tutto e tutti è riuscito, o meglio sta riuscendo, a riconsolidare la sua posizione e la sua credibilità. Per questo il gesto di ieri non ha assolutamente offeso nessuno, anzi con esso ha semplicemente reclamato ciò che è suo di diritto, senza dover passare da insulti o minacce. Lui dice che non a mente fredda non lo avrebbe fatto, mente. Ma tutto ciò, signori e signore, è Josè Mourinho, lo Special One.

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