Il neo ad nerazzurro Marotta: “Questa Inter più avanti della Juve del 2010”. Nedved replica: “Marotta mai stato vero juventino”

Pubblicato il autore: Stefano Trentalange Segui
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Foto Getty Images© selezionata da SuperNews

Fa sorprendere come, a volte, risulti fin troppo facile dimenticarsi di coloro che hanno condiviso per anni con te gioie e dolori di vario genere, tanto che voltare pagina non sembra essere un compito così arduo come si può pensare dall’esterno.
Il mondo del calcio, in questo senso, è fluido e caratterizzato da tutto un susseguirsi di vicende e situazioni che corrono veloci e che provocano ribaltamenti impensabili fino a qualche giorno prima.
L’ultimo episodio che ha sorpreso moltissimi appassionati del calcio nostrano riguarda il cambio di casacca di Beppe Marotta, passato dal vestire i panni di amministratore delegato della Juventus alla decisione di ricoprire il medesimo ruolo con addosso la maglia dell’Inter. Ha avuto del clamoroso lo spostamento da Torino a Milano del dirigente che ha contribuito ampiamente a riportare la Juventus sul tetto d’Italia e ad un passo dalla terza Champions League da esporre nella già ricca bacheca della Vecchia Signora.

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Risale a questi ultimi giorni l’ufficialità di Beppe Marotta come nuova figura-simbolo dell’Inter di Steven Zhang e del gruppo cinese Suning. Sta a lui ripetere nella Milano nerazzurra imprese simili a quelle portate a termine nei suoi otto anni in bianconero alla corte di Andrea Agnelli. Non è mai facile, per i tifosi di una squadra, assistere al passaggio di uno degli uomini più in vista del proprio club verso una società rivale, anche se, nel caso di Juve e Inter, parlare di semplici scaramucce sul campo sembra quasi un eufemismo.
Nel pre-partita di Inter-Udinese giocata nel pomeriggio di ieri a San Siro, un Beppe Marotta apparentemente già a suo agio nella nuova dimensione interista ha parlato delle sue prime impressioni nel club che ha scelto di risollevare dopo la sua lunga epopea juventina: “Partiamo da una situazione diversa rispetto a quando arrivai alla Juventus nel 2010, siamo più avanti. Il gap con i bianconeri è ancora forte, ci vorranno mesi oppure un anno o due per colmarlo ma niente alibi”. Diplomatico, poi, sul tecnico Luciano Spalletti: “Ama la dialettica, va supportato per farlo rendere al meglio e lui deve valorizzare al meglio la rosa”.
Senza dimenticare il suo recente passato fianco a fianco con il presidente Andrea Agnelli, il vicepresidente Nedved ed il ds Paratici, Marotta non manca di fare un accenno alla partita subito seguente a quella giocata dalla sua Inter contro l’Udinese: “Guarderò la partita (Torino-Juventus, Ndr) perché fa parte del mio ruolo, poi certo che non posso dimenticare il ciclo che ho vissuto in bianconero”.

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Dal canto suo, la voce della Juventus si è fatta subito sentire verso colui che ha largamente contribuito a riportare i bianconeri nelle posizioni che competono a un club così blasonato. È stato Nedved ad esprimere il suo pensiero su Marotta e sul suo desiderio di nuovi stimoli, anche se ciò ha comportato la firma dell’accordo con gli antagonisti storicamente più “odiati” dalle parti dello Juventus Stadium: “Se mi ha fatto strano vedere Marotta da un’altra parte? Sì, ora è ufficiale. È un professionista, ma forse non è mai stato juventino…”.
Non proprio morbide le parole del vicepresidente della Juventus alle quali non è ancora seguita nessuna replica sulla sponda interista. Restano forse ancora alcune frizioni tra i due sull’affare che ha portato Cristiano Ronaldo a Torino, acquisto salutato con orgoglio da Nedved e Paratici, ma non molto positivo sul piano del bilancio secondo Marotta.
Quel che è certo, è che nel calcio d’oggi non esistono più le bandiere di un tempo né sul campo né tanto meno tra le figure dirigenziali e, per questo, i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo.

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