Milan, il dopo Bologna fa nascere tanti dubbi

Pubblicato il autore: Pietro D'Alessandro Segui


Sappiamo benissimo come è finita ieri sera al Dall’Ara: un pareggio senza reti che ha premiato gli uomini di Pippo Inzaghi, bravi ad imbrigliare la manovra dei rossoneri ed a conquistare un punto prezioso che li porta a ridosso dalla quartultima posizione in classifica.
Dalla parte milanista, invece, si discute dell’ennesima occasione mancata per ridurre il distacco dall’Inter e dal terzo posto.
C’è da dire in ogni caso che il punto conquistato dal Milan pesa sul groppone della Lazio sconfitta a Bergamo e mantiene i rossoneri in piena corsa per un posto in Champions.
E allora quali sono i dubbi del dopo Bologna? Tanti, a cominciare dal nervosismo tangibile che serpeggia in quei giocatori che dovrebbero fare del sangue freddo un’arma vitale per la squadra. Di Higuain, ormai a secco da sette partite (cinque di campionato e due di Europa League), si era già vista, ma non apprezzata, la furia nefasta nella partita contro la Juve. Allora rimediò un rosso e due giornate di squalifica. Ieri, malgrado i buoni propositi della vigilia, “devo stare più calmo e tranquillo”, è ritornato a protestare platealmente con l’arbitro.
Ma ha fatto peggio Bakayoko, che si è fatto espellere al 31°della ripresa per un doppio giallo rimediato per due falli ingenui quanto inutili.
Anche Cutrone, autore di una prestazione per niente esaltante, ha avuto uno scatto d’ira al momento della sua sostituzione decisa da Gattuso al 16° del secondo tempo.
L’altro dubbio, non meno pesante, riguarda il modulo. Ieri Inzaghi ha schierato il Bologna con il 3-5-2 con lo scopo chiaro di creare superiorità numerica a centrocampo e imbrigliare e soffocare la manovra del Milan. La risposta di Gattuso, che ha schierato la squadra con il consueto 4-4-2, ha fatto storcere il naso a tanti, nella convinzione, puntualmente verificatasi in campo che i soli Kessie e Bakayoko avrebbero avuto difficoltà ad impostare il gioco in verticale, ricorrendo più del consueto alle aperture in orizzontale.
In questa situazione sarebbe stato determinante l’apporto di Suso e di Calhanoglu, che però ieri sono apparsi sottotono, specialmente il turco.
Rimedi? Velocizzare il gioco, infoltire all’occorrenza il centrocampo e rasserenare lo spogliatoio.
E allora dovrà “Ringhio” far tesoro di questo pareggio bolognese lavorando oltre che al gioco, ieri lento, prevedibile ed improduttivo, anche sulla testa dei suoi giocatori. La tensione, se governata nelle giuste dosi, porta benefici e influisce sulla voglia di vincere ed arrivare prima degli avversari sul pallone. Se è esagerata, unita alla voglia di strafare ed alla mancanza di pazienza, produce danni per sé e per la squadra.

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