Mourinho attento ai ritorni. Quante vittime eccellenti nel calcio romantico

Pubblicato il autore: Francesco Fiori Segui

José Mourinho è l’uomo del momento. Le dimissioni/licenziamento dal Manchester United hanno riaperto il cuore dei tifosi di Inter e Real Madrid che sognano il gran ritorno.
Attenzione però a lasciar scegliere il cuore, perché il calcio insegna che i ritorni spesso rovinano i ricordi, con tante vittime eccellenti tra allenatori e giocatori.

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Partendo proprio dall’Inter il ritorno eccellente in tempi recenti è quello di Roberto Mancini che nel 2014 raccoglie i disastri fatti da Mazzarri in nerazzurro e sogna quello scudetto riportato a Milano dopo 18 anni.
Il Mancini-bis è un disastro. L’Inter è in crisi sia come giocatori che come società, col Mancio all’oscuro del passaggio da Thohir a Suning e dopo la vetta della classifica a fine 2015 incappa in una crisi che lo porta alle dimissioni dell’estate 2016.
Non ci dobbiamo allontanare troppo da Milano per i ritorni nostalgici.
Sponda Milan ci prova prima Arrigo Sacchi, inventore del calcio più devastante negli anni 90, riprende i rossoneri dopo che nella prima avventura ha messo nel palmares 1 scudetto, 1 Supercoppa Italiana, 2 Coppe Campioni con altrettante supercoppe europee e 2 Intercontinentali.
Il Mago di Fusignano ritorna a Milanello dopo Tabarez, collezionando un undicesimo posto in Serie A e lasciando definitivamente il Milan ai ricordi del trio olandese e non di Dugarry, Blomqvist e del primo, sciagurato, Davids.
Ancora Milan quando il gran ritorno lo fa Fabio Capello nel 97-98 dopo aver portato il Real Madrid di Suker e Mijatovic alla conquista della Liga contro il Barcellona di Ronaldo.
I dissapori con Sanz lo fanno riavvicinare con Milanello, ma il tecnico che ha vinto 4 Scudetti, 3 Supercoppe Italiane ma sopratutto Champions e Supercoppa Europea, incappa nella crisi rossonera e non va oltre un decimo posto.
Sempre Milano di mezzo, Marcello Lippi vince al ritorno alla Juve dopo la nefasta parentesi con l’Inter, con due titoli nell’era Moggi, poi tenta il grandissimo bis, quello con la Nazionale portata al trionfo nel 2006 e reduce da Euro 2008 con Donadoni.
Non è più l’era dell’oro della generazione di Totti, Toni e Del Piero, il 2010 porta l’Italia ad essere eliminata al primo turno contro Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia.
Ma non solo allenatori hanno fallito il ritorno e macchiato il romanticismo della prima avventura con le loro rispettive squadre e i nomi sono eccellenti, da Maradona al Boca Juniors, passando per Rooney all’Everton, Gullit in un doppio Samp-Milan, Shevchenko, Cannavaro nella Juve-bis mai perdonato per la fuga 2006, Kakà lento e infortunato nel Milan e infine Balotelli ancora in rossonero che chiude con 1 gol in 20 presenze.
Corsi e ricorsi storici fanno presagire che sia meglio vivere di ricordi che macchiare la splendida avventura di Mourinho all’Inter, una squadra completamente diversa nel carattere e nella leadership del binomio 2009/10, con paurose crisi d’identità e rocamboleschi tonfi.
La scelta spetta a Mou, essere l’ombra di Spalletti o l’esser più grande di Solari.

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