Non più Special One, la caduta di Mourinho post Triplete

Pubblicato il autore: Francesco Fiori Segui

Realizzare la storia o essere vittima del proprio ego. José Mourinho è, e resta, uno dei più grandi allenatori della storia del calcio, ma il suo carattere gli ha giocato troppi brutti scherzi dopo quel 22 maggio 2010, quando vincendo tutto con l’Inter il portoghese era convinto di dominare con chiunque, salvo poi abbandonare oggi il Manchester United, avventura nata male e finita peggio.

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José Mourinho- Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Malissimo nei modi di lasciare l’Inter, con accordo siglato a marzo con il Real Madrid e fuga clandestina dopo il 2-0 al Bayern Monaco. Poteva attendere un paio di giorni, un paio di feste, ma Mou è così, prendere o lasciare.
Mourinho e Cristiano Ronaldo.
Il Real sulla carta aveva il binomio più devastante del calcio mondiale. Invece due galli si scontrano nello stesso pollaio, nessuno dei blancos va in guerra per Mou come un Materazzi, uno Stankovic, un Eto’o.
Al Real José è uno dei tanti, scontrandosi con una storia del club che non ammette che un singolo giocatore sia più eccentrico del club stesso.
Nella Liga arriva un secondo posto a quota 92 punti, meno 4 dall’odiato Barcellona, venendo eliminato dal Bayern Monaco nella semifinale Champions, unico obiettivo a Madrid.
La seconda stagione di Mou, quella vincente per antonomasia, vede il Real che vince il campionato alla quota record di 100 punti con 121 reti realizzate ma si inabissa contro la furia di Robert Lewandowski che nel Borussia Dortmund spazza via i sogni del portoghese ancora in semifinale, con 4 gol nella sola gara di andata.
E’ l’addio alla conferma, con il nuovo ritorno al Chelsea per rinverdire i primi fasti della carriera mourinhana.
Il 19 aprile 2014 Mou viene sconfitto in casa per 2-1 da parte del Sunderland e questa sconfitta ferma un record storico: 77 gare consecutive senza subire sconfitte in casa nella massima serie del campionato inglese, osservando il trionfo del City in campionato e venendo eliminato dall’Atletico de Madrid in semifinale Champions.
La terza Premier vinta non rallegra il portoghese che saluta la Champions già agli ottavi contro il Psg, dando vita alle prime crepe con l’ambiente di Londra.
Il 17 dicembre 2015, ironia del destino quasi come oggi, Mourinho e il Chelsea rescindono il contratto dopo un’inizio disastroso in Premier e una sconfitta col Leicester futuro campione.
Si da il via così al sogno di José, guidare il Manchester United ed imitare nei successi Alex Ferguson.
Niente di più sbagliato. Lo United oggi scivola a -19 dal Liverpool di Jurgen Klopp, con un ambiete deflagrato e che sbaglia anche il possibile passaggio del turno come primo del girone, scivolando col Valencia.
La sola vittoria di un’Europa League chiude il ciclo vincente di Mourinho, stessa competizione vinta dal portoghese col Porto, quando si rivelò al mondo.
Una vita fa.

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