Vigilia di Bologna-Milan, Gattuso: «L’Olympiakos resta una cicatrice. Higuain deve essere più leader»

Pubblicato il autore: Stefano Trentalange Segui


Quando un uomo di sport è da sempre riconosciuto per la sua determinazione, la sua grinta e la voglia di stringere i denti, non esiste alcun pericolo che questi aspetti caratteriali vengano persi nel passaggio dal campo alla panchina per vestire i panni di allenatore. Lo dimostra puntualmente il tecnico del Milan Gennaro Gattuso, che non perde mai occasione di esibire il suo “ringhio” come d’altronde ha sempre fatto anche da giocatore rossonero.
Nella consueta conferenza stampa alla vigilia del posticipo di Serie A di domani sera tra Bologna e Milan, Rino non ha mancato di trascinare, almeno a parole, i suoi uomini dopo la cocente e quasi inaspettata eliminazione dall’Europa League subita ad Atene al cospetto dell’Olympiakos: «La differenza tra Serie A ed Europa è leggere bene la partita, non dare coraggio agli avversari. A livello caratteriale, di esperienza, di malizia a volte perdiamo certi aspetti. Quando analizzo le partite europeo, vedo che ci lasciamo intimidire, non stiamo per 95 minuti sul pezzo. Al Pireo mi fanno rabbia le disattenzioni, avevamo la partita in mano ma la qualificazione ce la siamo giocata anche nelle prime cinque partite. Palloni in campo e situazione ambientale? Se segnavamo nei primi minuti cambiava tutto, anche quell’aspetto. Ho visto gente piangere, sono segnali che questo gruppo ha valori del calcio di 10-15 anni fa. Mi ha colpito, quindi non mi sbaglio quando dico che a livello umano ha valori. Questa è una cicatrice, la abbiamo addosso e ci deve ricordare cosa è successo».

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Dopo aver glissato sulla Supercoppa italiana che, tra un mese, vedrà il Milan di fronte a quella che sembra l’invincibile armata chiamata Juventus, Gattuso non si tira indietro quando si tratta di parlare del mercato dei rossoneri e dei possibili partenti: «Non ho mai parlato di Ibrahimovic, lo giuro sui miei figli: ci sono altre figure in società che si occupano di mercato. Sapevo c’era la possibilità e che sarebbe stato difficile ma non sono deluso se non arriverà. Alleno chi ho a disposizione. Non ho ancora ben chiara la situazione economica, del Fair Play Finanziario… sono altri a dire che certi giocatori andranno via. Nessuno è venuto a dirmi ‘lo riscattiamo’ o ‘non lo riscattiamo’. A me non risulta che dobbiamo cedere Calhanoglu, Suso o Higuain, sono altri a dirlo».
Sugli alti e bassi del Pipita, Gattuso utilizza un tono quasi paterno nei confronti del suo bomber argentino, pur dichiarando che «deve dare di più a livello di leadership, di esperienza».
Sempre incentrando il discorso sui singoli, Bakayoko sta dimostrando al tecnico del Diavolo e ai tifosi che «può fare tutto: vertice basso, mezzala…In questo momento lui e Kessie si trovano bene, per come sta Bakayoko ora può fare a tutto, giocare a due o a tre». Diversa la situazione del turco Calhanoglu che, a detto del suo allenatore, è attanagliato da una stanchezza più mentale che fisica. Ciò porta il centrocampista ex Bayer Leverkusen ad essere troppo severo con sé stesso quando sbaglia più del dovuto.

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In un momento così delicato per la stagione milanista che appare già compromessa, almeno in parte, con l’uscita di scena dall’Europa League, Gattuso può sorridere solo per i recuperi di Romagnoli, Musacchio e Conti, tre tasselli fondamentali per puntellare una retroguardia in piena emergenza nell’ultimo mese.
Infine, sulla sfida che, domani sera, vedrà scontrarsi l’uno contro l’altro Gennaro Gattuso e Pippo Inzaghi, due grandi compagni di squadra nelle magiche notti europee del Milan di qualche anno fa, il tecnico calabrese vuole essere il parafulmine contro le critiche che piovono sui suoi giocatori: «Amicizia, affetto e stima con Pippo rimarranno sempre intatte ma sappiamo che in questo lavoro queste cose possono capitare. Io in bilico dopo giovedì? Anche questo fa parte di questo ruolo, è anche giusto vista la mia giovane età, sfogatevi su di me e non sui ragazzi». 
Il coraggio e la tenacia di Gattuso sono solo da ammirare, ma adesso la dirigenza americana si aspetta che il Milan mantenga ben saldo il quarto posto che significherebbe il ritorno in Champions League per i rossoneri, il riscatto migliore per una squadra che, a dicembre, ha terminato prematuramente la sua stagione europea.

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