Genoa-Milan alle 15, altra sconfitta per il calcio italiano. I tifosi ostaggio dei violenti

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui

Genoa-Milan, decidere di non decidere. Ha vinto Salvini. Continuano a perdere i tifosi veri. La prima conseguenza dei fatti di Inter-Napoli dello scorso 26 dicembre e del vertice tra governo-autorità calcistiche non piace. Neanche un po’. Genoa-Milan, in programma il prossimo 21 gennaio, si giocherà alle ore 15. La partita doveva giocarsi inizialmente alle ore 21, poi la decisione di giocarla in orario diurno. Certo perché prima il confronto tra grifoni e rossoneri non era a rischio, ora lo è diventata. Genoa-Milan è una partita a rischio da tanto tempo. Dalla morte di Vincenzo Spagnolo, tifoso genoano, il 29 gennaio 1995. In quell’occasione la partita si giocava di pomeriggio. Porta tanta amarezza pensare che in 24 anni non sia cambiato praticamente nulla. Nonostante il calcio italiano abbia mietuto altre vittime.

Ormai l’ultima ruota del carro del pallone nostrano sono i tifosi. Si gioca tutti i giorni, a tutti gli orari. Si decide di giocare la Supercoppa Italiana a migliaia di chilometri dal nostro paese. A proposito, per Juventus-Milan del prossimo 16 gennaio (altro giorno feriale e altro orario scomodo: 18.30), in Arabia Saudita, i rossoneri non avranno il supporto del proprio tifo organizzato. Genoa-Milan si giocherà in un giorno lavorativo, in un orario lavorativo. Ma interessa davvero a qualcuno che la gente riempia gli stadi? I vecchi e superati stadi italiani? Probabilmente no, visto che il tifoso sano ha mille ostacoli davanti a sé quando decide di andare a vedere dal vivo la propria squadra del cuore. Come per Genoa-Milan. Una partita ancora da giocare, ma in cui hanno già perso tutti.

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Genoa-Milan alle 15, sarebbe questo il metodo-Salvini?

Viviamo in un paese in perenne emergenza. Il calcio, chiaramente, non fa eccezione. Si adottano soluzioni estemporanee e tappabuchi come la chiusura degli stadi o lo spostamento dell’orario delle partite. Ma poi si riparte. Con lo scarico delle responsabilità, con la mancanza di soluzioni durature ed efficaci. Matteo Salvini ha parlato di partite a rischio, da non giocare di sera. Ma la triste storia del calcio italiano è purtroppo piena di morti “diurni”. Ci vuole un progetto a larga scala, che coinvolga tutte le componenti dello sport italiano. Non si possono militarizzare gli stadi, la repressione non serve più. Serve la prevenzione.

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Salvini dia uno sguardo a quando accade in Inghilterra. La Premier League oggi è il campionato più bello del mondo, ma non è sempre stato così. 30 anni fa il calcio inglese era bagnato di sangue, di stragi e di dolore. Quel dolore è stato però trasformato in opportunità. Colpendo i violenti e salvaguardando i tifosi veri. Non basta spostare un Genoa-Milan per lavarsi la coscienza. Gli inglesi, dopo l’Heysel, restarono per 5 anni fuori dalle Coppe Europee. Dovremo arrivare a tanto per sperare che qualcosa cambi davvero? Ministro Salvini tocca a lei. Ci faccia vedere come si fa. Se ne è capace, ovvio.

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