Poco spazio ai festeggiamenti per i 119 anni della Lazio: atmosfera rovinata da scontri tra ultras e forze di polizia

Pubblicato il autore: Stefano Trentalange Segui


Nemmeno quella che doveva essere la festa di un popolo legato quasi morbosamente alla propria fede calcistica ha garantito momenti di pace e serenità nella comunità di riferimento. Ancora una volta, in Italia, il tifo calcistico si dimostra saldamente in mano a una stretta minoranza di ultras che, invece di godersi i festeggiamenti per l’anniversario della nascita della propria squadra di appartenenza, pensa bene di movimentare la situazione con tafferugli contro le forze dell’ordine.
È quel che è accaduto due sere fa lungo le strade di Roma con protagonisti alcune frange del tifo estremo laziale. Il 9 gennaio di ogni anno i supporter dell’Aquila biancoceleste celebrano la nascita della loro società di calcio in zona Piazza della Libertà a Roma.

La notte tra l’8 e il 9 gennaio, 2500 cuori biancocelesti si sono riuniti nei quartieri della Capitale riconosciuti tradizionalmente come salde roccaforti laziali in onore dei 119 anni della società attualmente presieduta da Claudio Lotito. Il clima di ilarità e apparente distensione è stato, però, presto rovinato da circa 300  pseudo-tifosi, ai quali è venuta in mente la brillante idea di staccarsi dal resto della tifoseria in festa per partire all’attacco delle forze dell’ordine che si trovavano a presidio del raduno laziale.
I poliziotti in servizio sono stati vittime di lanci di sassi, bombe carta e bottiglie di vetro, evento che ha costretto gli agenti a rispondere con una “carica di alleggerimento”, oltre all’utilizzo di lacrimogeni ed idranti per disperdere la follia ultras.
Il bollettino medico recita otto agenti feriti, mentre, sul versante dei tifosi resisi protagonisti di un atto ignobile ed evitabile come questo, uno di loro è stato arrestato e altri tre denunciati.

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Secondo l’opinione di un funzionario della Digos, la violenza scatenata da alcune centinaia di aficionados biancocelesti è strettamente correlata alle parole del vicepremier Matteo Salvini, che, negli ultimi giorni, aveva parlato di misure più restrittive per debellare la violenza nei pressi degli stadi di calcio. A “La Voce della Nord”, radio vicina alla Lazio, gli ultras medesimi dell’Aquila avevano già alzato la voce, facendo presagire la possibilità di qualche atto intimidatorio, dicendo: «Bisogna fare quello che il nemico non vuole».
Ci sarebbe anche il continuo aumento del costo dei biglietti alla base di quello che sembra un atto pianificato contro la polizia e, in generale, contro le autorità dello Stato.

Non mancano le parole di sdegno da parte del presidente della Lazio Claudio Lotito contro coloro che si professano tifosi biancocelesti, macchiandosi, invece, di atti che non hanno niente a che fare con il calcio e con il vivere civilmente: «La responsabilità, come ha detto il ministro Salvini, è personale e io rispondo dei comportamenti della società e non dei singoli tifosi. Per me i tifosi sono quelli che partecipano in modo appassionato alla vita della squadra del cuore nel rispetto delle regole, gli altri fanno delle scelte diverse e ne risponderanno. Chi tifa lo deve fare nel rispetto delle regole, e noi cerchiamo di adottare comportamenti che sono all’insegna dei valori fondanti della società civile».
Nonostante le schermaglie dell’altra sera, non manca una chiosa del presidente laziale sui colpi in entrata e in uscita che potrebbero toccare l’organico a disposizione di Simone Inzaghi: «Gli auguri che faccio alla Lazio è che riacquisti quel ruolo importante e trainante. La società non ha interesse ad essere indebolita o rafforzata in questo momento. Quello che sarà possibile fare sul mercato in relazione, sarà fatto. Anche i tifosi devono essere uniti per poter raggiungere quello che noi ci siamo prefissati».

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Ecco, la parola “uniti” forse non è ancora molto chiara ai 300 folli che l’altra sera hanno rovinato il clima di festa attorno a una squadra con una lunga storia alle spalle. Una Lazio che, a detta di Lotito, vuole tornare ai fasti dell’era Cragnotti senza spese spregiudicate e schizofreniche. Un aiuto importante al raggiungimento di questo obiettivo, però, deve provenire da quella parte di tifo laziale che si professa sana e, proprio per questo, ha il compito di screditare atti vandalici e senza senso da parte di alcuni estremisti interessati esclusivamente a mettere in mostra il loro presunto potere invece di supportare la propria squadra del cuore. Inutile dire che, per il bene dello sport italiano, c’è il grande bisogno di un ritorno del calcio nelle mani di chi lo ama e non di chi lo vuole sepolto e defunto.

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