Cuneo-Pro Piacenza, insulti per i gol di Kanis:”Ho fatto solo il mio dovere”

Pubblicato il autore: Roberto Liggi Segui

Cuneo- Pro Piacenza doveva essere una normale partita del girone centro-settentrionale della serie C.
Una gara tra la squadra piemontese, che naviga in zone semi tranquille di classifica, e la Pro Piacenza, sorella minore del glorioso Piacenza, in situazione di totale dissesto economico e impantanata all’ultimo posto della classifica.

E invece a Cuneo è stata scritta una pagina sportivamente triste del calcio professionistico italiano con la squadra piacentina costretta a disputare con appena sette uomini, minimo indispensabile per poter regolarmente scendere in campo, la partita allo stadio Comunale Paschiero.
Una formazione allestita di fretta e furia, composta perlopiù da ragazzini incluso il massaggiatore della squadra, e scesa in campo all’unico scopo di evitare la quarta partita persa a tavolino che avrebbe comportato l’automatica radiazione del Pro Piacenza dal campionato.

L’esito del match, manco a dirlo, è a senso unico, col Cuneo avanti di cinque reti già dopo appena quindici minuti e capace di chiudere il primo tempo sul risultato clamoroso di 16-0 di fronte a una arrendevole Pro Piacenza incapace di limitare i danni.
Le polemiche non si sono fatte attendere ed è stata la stessa Lega Pro per voce del presidente Ghirelli a prendere posizione quest’oggi giudicando quanto accaduto a Cuneo una inaccettabile violazione dei basilari principi di correttezza e lealtà sportiva, e rimettendo al parere del Giudice Sportivo una eventuale decisione sanzionatoria nei confronti del Cuneo.
Cuneo che a sua volta non naviga in acque societarie del tutto invidiabili, già fortemente penalizzato in classifica.

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Ma tantissime sono state anche le semplici critiche giunte alla società, ai giocatori e in particolare a Hicham Kanis, giovane attaccante del Cuneo di nazionalità marocchina, autore di ben sei reti nell’arco dei primi trentasei minuti di gara.
Moltissime le accuse di scarsa sportività, di aver infierito su una situazione che sconfinava nell’estremo, tanti gli insulti e anche delle vere e proprie minacce rivolte al calciatore e alla sua famiglia.

Una situazione fuori controllo che ha portato il 21enne, nato a Vimercate, giovane e ambiziosa promessa del calcio professionistico, a prendere posizione attraverso il suo profilo Instagram.
Uno sfogo nel quale Kanis ribadisce di come il suo sia stato solo un dovere sportivo, ovvero onorare la prestazione del Cuneo e cercare di rendere al meglio possibile divertendosi.
Certo, contro una sciagurata compagine avversaria, che non aveva la colpa di tale paradossale situazione, colpa addebitata al sistema calcio italiano, che ha permesso si potesse arrivare fino a questo punto.

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E poi un laconico commento finale: Il calcio italiano è morto, il tutto corredato da un’immagine simbolo di un pallone sgonfio.

Certo è che, è inutile prendersela col Cuneo o con il povero Kanis: la situazione del calcio professionistico italiano è ad un punto morto, reduce da un’estate bollente di ricorsi e contro ricorsi che ha fatto sì che alcune squadre cominciassero il campionato soltanto a ottobre inoltrato in un marasma di decisioni in contrasto fra di loro, e urge una sistemazione prima che la situazione diventi ancora più ingestibile.

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