Champions League, la “Scuola calcio” Ajax ricorda tanto il Milan di Sacchi

Pubblicato il autore: Pietro D'Alessandro Segui

UEFA Champions League


Certe partite ti riconciliano con il gioco del calcio.
Pur rispettando l’amarezza dei tifosi bianconeri e apprezzando la disanima della partita del presidente della Juventus Andrea Agnelli, chi ama il calcio non può dispiacersi per la vittoria dell’Ajax di ieri sera.
Andrea Agnelli, sicuramente con il cuore colmo di rimpianti ed anche di rabbia, ancora a caldo, ai microfoni di Sky Calcio ha saputo ben celare i turbamenti interiori e ha fatto il presidente saggio. Ha detto che la Champions sarà ancora un obiettivo della Juventus dell’anno prossimo, che la squadra è giovane, a parte Ronaldo, e che Allegri non è in discussione. Parole di circostanza? Può essere. Resta il fatto che non drammatizzare una uscita così traumatica dalla più importante delle coppe europee è in ogni caso meritevole, serve a rincuorare e tranquillizzare, se mai ce ne fosse bisogno, i tifosi e, insieme al riconoscimento della superiorità degli olandesi, è un segno di grande sportività e rispetto verso gli avversari.

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Le motivazioni della sconfitta della Juventus

Ma perché la Juventus ieri è stata sconfitta?
Troppo semplice e limitativo dire che l’Ajax ha giocato meglio. L’Ajax è stato troppo superiore agli uomini di Allegri nel gioco, nella forza fisica e psicologica.
Ricordiamoci che l’età media dei giocatori di Erik ten Hag, allenatore olandese, è di pochissimo superiore ai 21 anni. Eppure questi giovanissimi nei due incontri contro la Juve hanno saputo, all’andata, pareggiare lo svantaggio iniziale, al ritorno, addirittura, ribaltare l’1 a 0 con il quale Cristiano Ronaldo aveva sbloccato il risultato. Tutto ciò è segno di una consapevolezza nei propri mezzi e di una saldezza di nervi da veterani del calcio.
Pressing ossessivo in ogni punto del campo, linearità ed eleganza di manovra a campo aperto ed ancora di più nello stretto, capacità di invertire i ruoli con conseguente messa in confusione degli avversari costantemente senza punti di riferimento, sono questi gli elementi che avvicinano il gioco dell’Ajax a quello del Milan dei trionfi, non a caso olandese, con Cruyff, Rijkaard e Van Basten e con Arrigo Sacchi in panchina.
Quel Milan aveva in più rispetto all’Ajax la capacità di saper concludere a rete. Se ieri sera avesse avuto tra le sue fila un attaccante alla Marco Van Basten, l’Ajax avrebbe seppellito di reti l’incolpevole Szczesny.
Dobbiamo aspettarci un ciclo dell’Ajax? Se la squadra non verrà smantellata, sicuramente sì e sarà un piacere, al di là delle simpatie che ognuno può avere, vederlo giocare.

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