IJF19, Zazzaroni a Sn:”In Italia non vedremo mai il modello inglese, Bonucci ha ragione. I giornalisti non devono pensare a chi compra il giornale”

Pubblicato il autore: Gabriele Ripandelli Segui


Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, ha partecipato al festival del giornalismo di Perugia come interlocutore nel panel “infiltrazioni nella criminalità organizzata, tifoseria e copertura mediatica“. Nella conferenza alla Sala dei Notari di Perugia, hanno partecipato anche Federico Ruffo, Amalia De Simone e, tramite Skype, Sigfrido Ranucci. La partecipazione di Zazzaroni, oltre all’essere motivata dalla grande importanza sul piano del giornalismo sportivo del direttore del Guerin Sportivo, ha un grande valore simbolico: lui è stato,infatti, l’unico giornalista ad aver scritto un messaggio di sostegno a Ruffo, dopo l’indagine di Report sull’infiltrazione mafiosa nella curva della Juventus. Proprio per questo, Zazzaroni era l’uomo più adatto a partecipare nelle vesti di giornalista sportivo ad un panel che partiva da quell’indagine di Report e la teneva al centro della conversazione per tutta la durata. Lo speaker di Radio Deejay (nella trasmissione “Deejay football club” insieme a Caressa, ndr.) ha portato la sua esperienza ed il suo punto di vista parlando di ciò che accade dentro ed intorno agli stadi, dando molti spunti che poi abbiamo approfondito in una conferenza nella post intervista.

Come deve relazionarsi un giornalista sportivo con gli episodi che riguardano le curve?
Deve porre molta attenzione, non trascurarli e basarsi su fonti attendibili– annota verbalmente ZazzaroniDovrebbe, certamente, trascurare la parte tifo e fede: non deve pensare al consenso o dissenso. Bisognerebbe non pensare che con determinate scelte puoi colpire una parte della tua clientela. Al momento di crisi editoriale in cui viviamo, questa cosa viene raramente praticata perché ci sono delle esigenze editoriali che prevalgono.” Poi Zazzaroni invita ad avere:”coraggio, attenzione e serietà”

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Quanto è potente al giorno d’oggi una curva?
Direi sempre di meno, ma ha ancora un forte potere di ricatto. Non bisogna, però, generalizzare– puntualizza Zazzaroni- ci sono alcune curve che lavorano per la società, che vengono strumentalizzate perché creano consenso o riducono ed evitano il dissenso. È un tipo di legame distorto che condiziona il clima e l’ambiente dello stadio.”

Per limitare gli scontri, l’Italia sarà mai in grado di adottare il modello inglese?
Noi il modello inglese non lo adotteremo mai, non lo seguiremo mai, ma ce ne riempiamo solo la bocca di parole. Io ho iniziato nel 1981, nel 1985 ero all’Heysel. Dopo quel giorno e dopo Hillsborough si parlava di modello inglese da seguire, siamo nel 2019. Traete voi le conseguenze…”

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Un commento sulla presenza del razzismo negli stadi e della discussione che si è generata negli studi Sky con Adani definito “moralista” da Giulini?
“Non ho capito perché si è offeso, moralista non è un offesa. Moralista è uno che basa i suoi discorsi su parametri etici e morali. Oggi il termine assume un’eccezione negativa, ma in realtà ha fatto un ragionamento che poteva essere condivisibile. Poi, in quel dibattito che si è acceso ognuno fondamentalmente proteggeva sé stesso.” Zazzaroni precisa: “Io l’ho visto su Youtube, non in diretta.”

Rimanendo su Cagliari-Juventus, un commento sul post di Bonucci, che dà il 50% delle colpe a Kean e che ha ricevuto l’attacco di molti calciatori ed ex calciatori?

Bonucci ha fatto un discorso, secondo me, estremamente condivisibile: se tu vai, in questo caso, a Cagliari sotto la curva ed il tuo atteggiamento viene percepito come una provocazione, è evidente che una parte di questi reagisce offendendoti. Se tu hai il colore della pelle nera punteranno sul buu razzista. Questi personaggi qui hanno un loro codice: se vogliono colpirti ti colpiscono su quello che secondo loro è offensivo. Poi è chiaro che non c’è tolleranza, non c’è provocazione. Quando c’è un ululato razzista devi considerarlo tale e non giustificare nulla. Bisogna stare un po’ attenti: non si cambia la gente culturalmente in pochi giorni. Quindi quando vai in certe zone, in certi campi, in certi stadi devi semplicemente fare un po’ di attenzione ad evitare alcuni comportamenti. Penso che Bonucci abbia voluto dire questo. Poi è evidente che anche Bonucci, come tutti, è antirazzista.

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