Baku: petrolio, calcio e non solo nella capitale azera

Pubblicato il autore: Mattia Di Battista Segui

Baku si prepara ad ospitare la finale di Europa League

Tutto pronto a Baku, Capitale dell’Azerbaigian che si prepara ad ospitare la finale tutta inglese di Europa League tra Chelsea e Arsenal. Un altro grande evento per una città che, dopo aver ospitato i Giochi Europei nel 2015, sarà palcoscenico della seconda competizione per club a livello continentale e nel 2020 tre partite degli Europei di calcio. Tutto ciò, in una realtà geograficamente molto lontana dall’Europa che scopriremo meglio.

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Baku e l’Asia che abbraccia l’Europa

La Capitale dell’Azerbaigian, adagiata sulla riva occidentale del Mar Caspio, ospiterà la finale di Europa League più lontana dal Vecchio Continente nella storia della competizione. Una scelta che è stata motivo di orgoglio per l’Azerbaigian, ex repubblica dell’Unione Sovietica, ma che ha scatenato diverse polemiche tra i milioni di tifosi europei. Alla base di tale scelta ci sono probabilmente ragioni economiche e politiche: Baku, come tutto l’Azerbaigian, è una città che ha avuto un forte sviluppo grazie all’estrazione di petrolio gas naturale. E lo sport non poteva rimanere insensibile a tale sviluppo. Lo Stadio Olimpico che stasera ospita la finale è un’opera avveniristica da quasi  70 mila spettatori ed è stato inaugurato nel 2015.

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Baku: l’Europa il calcio e una guerra mai finita

Lo Stadio Olimpico ospita le gare interne della Nazionale di calcio azera, affiliata all’UEFA dal 1994. Le squadre più blasonate del calcio azero sono il Neftçi Baku e il Qarabag, dominatore assoluto delle ultime sei edizioni della Premyer Liqasi. Quest’ultima squadra ha raggiunto una certa notorietà in Europa partecipando spesso alla Champions e all’ Europa League, ma anche per questioni extra calcistiche. Il Qarabag è infatti la squadra di Agdam, nella regione del Nagorno-Qarabag. Tale regione è tutt’ora al centro di una guerra mai finita con la vicina Armenia per il controllo del territorio.  Agdam, che attualmente è una città fantasma e il suo stadio fu bombardato e distrutto dagli armeni nel 1993, è la più evidente testimonianza del conflitto. La mancata convocazione del calciatore armeno dell’Arsenal Henrix  Mkhitaryan è dovuta proprio a queste questioni. Una metafora di una nazione sospesa tra passato e futuro, tra Europa e Asia, tra Occidente ed Oriente.

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