FC Barcelona – Come a Roma!

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui


Non era possibile; non era credibile; non era immaginabile; non era ipotizzabile. Alla fine è accaduto l’incredibile, l’impossibile. Eravamo ad Anfield, ma ci è parso di essere a Roma. Stesso scenario, tre reti di vantaggio. Stessa squadra, svuotata, stremata, senza volontà. Stesso risultato, eliminati in una situazione assurda, al limite dell’incubo cosciente.

Il Barça perde 4-0, oltre la faccia. Con essa anche l’orgoglio. Torna a casa mestamente e meritatamente dopo 90 minuti giocati che più male non si poteva. Una squadra senza energie mentali e fisiche, lenta, svagata, imbarazzante. La formazione che aveva giocato le ultime tre partite a tutta con i titolari al completo e che avrebbe dovuto pagare la stanchezza degli ultimi tiratissimi incontri sembrava il Barcelona, non il Liverpool. La formazione di Klopp pareva una leggiadra farfalla che volava sul manto erboso al cospetto di una squadra di pachidermi, lenta nei movimenti e nella testa. Sempre in ritardo nelle chiusure, la squadra di Valverde si è sciolta come neve al sole alle prime difficoltà. Pareva una squadra di vasi di cocci in mezzo ad un carico di vasi di ferro, per usare una espressione don abbondiana. Neanche il tempo di guardarsi attorno e il Liverpool è subito passato. Sono bastati pochi minuti, come a Roma, per andare sotto praticamente al primo affondo. Errore di Jordi e rete facile facile di Origi dopo la respinta di Ter Stegen. Il Barça, che aveva iniziato con le falene che volteggiavano e riempivano le teste dei propri giocatori, non ha reagito. E’ rimasta impassibile a cercare di gestire, male, un risultato che ancora lo vedeva qualificato.

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La gara dei blaugrana è stata un disastro su tutta la linea. Una somma di errori individuali mai visti e di squadra. La formazione di Valverde è apparsa lenta e stanca, rilassata come se avesse fatto un lungo e defatigante bagno turco prima di entrare in campo. La mancanza di idee e precisione nei passaggi è stata allarmante sin dalle prime battute. La squadra ha cercato di palleggiare bassa, ma con poca intensità. Davanti aveva invece una formazione con una fame da lupi, una squadra che è scesa in campo decisa a morire sul terreno di gioco pur di dare tutto quanto aveva in corpo per onorare al meglio la partita e il proprio pubblico. Il Liverpool ha fatto un sol boccone del Barça. E meno male che era privo di Firmino e Salah!
L’unico che ha cercato di opporsi a questa situazione da film dell’orrore è stato Vidal, l’unico meritevole di giocare una semifinale di Champions dalla parte barcelonista. In attacco i blaugrana si sono visti solo con Messi. L’argentino, non supportato da Coutinho e Suarez, ha dovuto giocare sostanzialmente da solo. E’ stato l’unico a rendersi pericoloso. Ma non era giornata neanche per lui. Due conclusioni fuori di poco, un azione con un dribbling di troppo all’altezza del dischetto che gli ha impedito di calciare a rete e realizzare il goal del passaggio del turno, e qualche altra piccola sbavatura che ha esaltato il portiere avversario Allison. In ogni caso l’unico ad averci realmente provato. Sotto porta avversaria è stato protagonista, sul finire del primo tempo, anche Jordi, ma la sua conclusione a tu per tu con Allison è stata da questo neutralizzata.
La formazione di Valverde è stata perdente in tutti i reparti. In difesa, morbida e fragile; a centrocampo, molle e senza nerbo, costantemente anticipata dagli avversari; in attacco, dove Suarez e Coutinho sarebbero dovuti passare dalla cassa al termine dell’incontro per pagare il biglietto d’ingresso.

Chi mai avrebbe immaginato che la lezione subita appena un anno fa da questi stessi giocatori non sarebbe servita? E sì che nelle dichiarazioni della vigilia non si era fatto altro che negare che ci sarebbe stata un’altra Roma. Invece così non è stato. Dopo la prima rete al 7′, il 2-0 e il 3-0 sono giunti in apertura di ripresa nello spazio di due minuti. Al 54′ e al 56′ con Wijnaldum. Risultato dell’andata eguagliato. La partita, purtroppo per i tifosi blaugrana, giunti in 3000 a Liverpool da Barcelona, non aveva ancora toccato il suo punto più basso. Ciò si è avuto al 79′ con la rete di Origi (uno che non aveva mai segnato in Champions e che ieri ha realizzato una doppietta). Su un calcio d’angolo, prima fintato e poi battuto dalla squadra di Klopp, la difesa del Barça è stata trovata del tutto impreparata. Così nell’istante in cui veniva calciato il corner in area di rigore, tutta la difesa blaugrana era completamente fuori posizione, con le spalle rivolte al pallone e impegnata a parlottare fitto. Per Origi, che ha ricevuto il pallone davanti a Ter Stegen, liberissimo, è stato un gioco da ragazzi mettere in porta la rete della qualificazione e dell’accesso alla finale. Una rete imbarazzante, da squadretta di periferia degradata. Una rete che getta una macchia immonda su tutto il Barcelona e sul suo allenatore.

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Nella debacle sono stati coinvolti tutti, e tutti sono egualmente colpevoli. Giocatori e allenatore. Già l’allenatore. Evidentemente è questo il limite di Valverde. L’incapacità di gestire un vantaggio importante e l’incapacità di motivare la squadra. Oltre all’incapacità di preparare la squadra e la partita per questi traguardi. Sia a Roma che a Anfield i giocatori si sono liquefatti, dimostrandosi deboli e fragili caratterialmente e mentalmente. Evidentemente Valverde non è tecnico per questi livelli. Conseguentemente non è allenatore da Barça. Bisognerà riflettere a lungo e a fondo a questo aspetto, e al modo in cui entrambe le eliminatorie, virtualmente sentenziate dopo la gara d’andata, siano state disperse come cenere al vento al ritorno. Bisognerà pensare, probabilmente, ad un futuro senza Valverde.

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