Klopp e l’Europa mai conquistata: a Madrid sarà la volta buona?

Pubblicato il autore: Francesco Rossi Segui

Nella storia del calcio ci sono tanti personaggi illustri, sia calciatori che allenatori, i quali non possono annoverare vittorie importanti a livello europeo. Possiamo pensare a Zlatan Ibrahimovic, incapace di portare a casa la Champions League nonostante la sua militanza in squadre vincenti come Juventus, Inter, Ajax, Milan e PSG.

Per quanto concerne gli allenatori, come non ricordare Hector Cuper, allenatore argentino del Valencia e protagonista di ben due finali di Champions League con i murcielagos, entrambe perse contro Real Madrid (1999/00) e Bayern Monaco (2000/01). Certe sconfitte possono segnare la carriera di un allenatore: subentra la sfiducia nel poter arrivare a vincere qualcosa di veramente importante e l’etichetta di allenatore bravo ma perdente, comincia a fare capolino insistentemente. Jurgen Klopp vuole in tutti i modi togliersi di torno questa brutta e ingombrante nomea e avrà la chance della vita il primo giugno: finale di Champions League tra il suo Liverpool e il Tottenham.

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Il tecnico tedesco ha al momento una cattiva tradizione con l’atto finale in Europa: tre finali, tutte e tre perse. Ogni volta che le sue sue squadre sono approdate in finale, non sono mai state le favorite per la vittoria: Klopp riuscì a portare fino in fondo il suo Borussia Dortmund nella stagione 2012/13, ma sulla sua strada si presentò il Bayern Monaco di Heynckes, guidato dai vari Robben e Ribery. I bavaresi vinsero per 2-1 ai supplementari nonostante una buona gara del Dortmund, squadra capace di battere il Bayern in Bundesliga svariate volte. Ma la Champions è un’altra cosa.

La seconda apparizione in una finale europea per lui è arrivata con il Liverpool nel 2015/16. Il Siviglia di Emery la spuntò con un netto 3-1, stesso risultato nella finale di Champions dello scorso anno dove sempre il Liverpool targato Klopp, si arrese al Real Madrid di Cristiano Ronaldo e alle papere del portiere Karius, fortemente voluto dall’ex tecnico del Dortmund e poi spedito in Turchia tra le fila del Besiktas.

Finale da favorito

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Questa volta però la musica è diversa. In questa finale di Champions 2018/19, Klopp arriva da favorito. Il suo Liverpool ha raggiunto la seconda finale consecutiva nell’Europa che conta e ha concluso la Premier League con 97 punti. Uno in meno del Manchester City capolista, estromesso proprio dal Tottenham di Pochettino in Champions, avversario che i Reds affronteranno nella finale. Klopp e la sua squadra hanno dimostrato forza e concretezza in questa stagione, estromettendo pure il Barcellona di Messi, rifilandogli un sonoro 4-0 in semifinale. Il Tottenham non sembra un’avversario insormontabile e l’occasione del riscatto per colui che è riuscito a riportare il Liverpool a un livello eccelso in Europa – cosa che non avveniva dai tempi di Rafa Benitez – è ghiotta. Jurgen se lo merita: le sue squadre hanno un rendimento costante, la sua impronta si vede. C’è bel gioco, mai rinunciatario. I giocatori che ha avuto sotto mano, sono sempre migliorati tatticamente e mentalmente (vedi Robertson e Alexander-Arnold).

La mentalità oltre che al lato tecnico sono fondamentali in questi impegni. Il tecnico tedesco non deve cadere nell’onda del tatticismo paranoico che spesse volte rovina l’identità di squadre come la sua. In questa stagione, l’unico passo falso in Europa a livello tattico da parte del tedesco è stato quello di non inserire Alexander-Arnold a Barcellona, per far spazio a Joe Gomez (rientrato solamente da pochi giorni). Il tutto per limitare la spinta offensiva di Jordi Alba sulla fascia sinistra.

L’esperimento tattico non funzionò assolutamente e Alba risultò il migliore in campo dei catalani. Nonostante la partita assolutamente non rinunciataria dei Reds, l’esclusione di Arnold fu fatale. Cosa che non è accaduta nella gara di ritorno a Anfield, dove l’esterno difensivo inglese ha praticamente mandato in tilt Alba, ridicolizzandolo sia sul piano tecnico che atletico. Insomma, per via che il Liverpool sia competitivo, non deve rinunciare a interpreti determinanti e di tale calibro. La squadra si snaturerebbe e la manovra non sarebbe efficace come di consueto. La lezione forse sarà servita. In bocca al lupo Jurgen.

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