Ferrari, profondo rosso anche a Montecarlo

Pubblicato il autore: Dario Magnani Segui

Quando ci si chiede perché la Ferrari non vince un titolo da più di 10 anni si pensa sempre a problemi tecnici o ingegneristici, mentre la motivazione andrebbe ricercata in chi comanda. A prescindere dal livello della macchina, che in questo 2019 non è eccelso ma neanche da buttare, la Ferrari sembra aver perso la bussola sulla gestione dei piloti e delle strategie. Tante problematiche nelle scorse gare per poi giungere al profondo nero più che rosso di questo pomeriggio. In un circuito del genere, in cui sorpassare è impossibile. Con il pilota di casa che nell’ultima sessione di prove libere si era dimostrato l’ unico a poter dar fastidio alle Mercedes. E per un eccesso di arroganza o di leggerezza, qualunque sia il modo in cui  la si voglia vedere, si è compiuto un vero e proprio suicidio sportivo. Non ci sono scuse né attenuanti. Quando si sostiene che è facile commentare dal divano di casa si dice una cosa vera, ma giustificare o far passare questa debacle come una cosa che può capitare sarebbe da dilettanti.

Ormai è evidente che Mattia Binotto non sia adatto a ricoprire il ruolo di Team Principal. Non fraintendetemi.
L’ingegnere di Losanna è forse il migliore ingegnere del paddock. E’ un ottimo direttore tecnico. Lui ha risollevato dalla ceneri la Ferrari dopo un 2014 disastroso. Ha portato il motore Ferrari ad essere il migliore in circolazione partendo da un gap coi tedeschi abissale. Non bisogna dimenticarsi, però,che  un team di successo si fonda sia sulla bravura dei tecnici che sulla lungimiranza e gestione dei dirigenti. E la Ferrari ha deciso di licenziare in maniera brusca e con troppo leggerezza un grandissimo Team Principal, Maurizio Arrivabene, senza rimpiazzarlo con un profilo adeguato.

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Ferrari, i piloti non reagiscono in prova

Dal punto di vista dei piloti è comprensibile lo stato d’animo di Charles Leclerc. Sono le sue parole che fanno riflettere. Si è detto più deluso che arrabbiato. Non è la prima volta che è palesemente scontento delle scelte della scuderia, alcune volte incomprensibili dato il fatto che a meno di ribaltoni clamorosi a partire dalla gara di domani, la Ferrari di quest’anno difficilmente potrà contendere il titolo ai due piloti delle frecce d’argento. Già nella prima gara a Melbourne il Cavallino ha deciso di non far passare il pilota monegasco ai danni di Vettel , così come le strategie in Cina e in Spagna hanno sfavorito il numero 16. Sempre per posizioni del basso podio o a ridosso  di quest’ultimo e per questo ancora più frustante.
Per quanto riguarda il tedesco, la quarta piazza rappresenta proprio il minimo indispensabile. Dopo  un errore in FP3, ha rischiato fino all’ultimo di essere escluso in Q1 , riuscendo in extremis a salvarsi proprio ai danni del compagno di squadra. Sembra guidare sull’onda lunga del finale di stagione precedente . Da quelle barriere del circuito di casa in un piovoso pomeriggio di luglio, le sue certezze sono crollate. Fantastico e formidabile in tutto il 2017, in cui ha fatto sognare i tifosi della Ferrari seppur con una macchina inferiore, e perfetto fino a Silverstone 2018, sembra essere diventato un pilota normale, insicuro. E questo caos in casa della Rossa sicuramente non lo aiuta.

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La gara di domani sarà difficile. Se Vettel riuscisse a salir sul gradino più basso del podio e l’ idolo di casa a entrare nei punti, per una volta non si potrebbe dire nulla ai piloti, i quali sono comunque di assoluto livello e un po’ sprecati per questa vettura e soprattutto per questa gestione dirigenziale.

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